giovedì 31 dicembre 2009

Self-portrait.

... o auto-focus? Concentrazione su se stessi, sulla propria persona. Molto più materialmente, sul proprio corpo. L'affermazione globale, totalizzante, invadente dell'autoscatto è stato degli avvenimenti più caratterizzanti (e sottovalutati) di questo decennio angoscioso e violento. Nessuno ne parla. Eppure oggi non c'è segno visivo, e culturale, più diffuso che il ritratto del proprio Ego: allo specchio, alla scrivania, davanti una webcam. Non v'è spazio per discernere le origini antropologiche di questa che è più di una moda: è una necessità impellente. Eppure va detto che al compiacimento si è aggiunta, specie quando a ritrarsi sono le classi più disagiate, i figli della povertà e dell'ignoranza, gli ultimi insomma, un sovrappiù di patetico e di squallido, quel tentativo di imitare la tracotanza e il narcisismo dei benestanti, i loro eccessi e i loro ammiccamenti, sia pure con una linguaccia, un seno più scoperto, una posa psudo-sexy. Non c'è tredicenne che, almeno per una volta, non sia caduta nella tentazione di imitare il modello mercificato di "velina" imposto dalla tv. O il maschio ventenne che non abbia riproposto la posa in penombra, pensosa e/o tormentata. Con le tecnologie digitali il consumo di se stessi è a buon mercato.
Se dovessi trovare la parola del decennio, che racchiude insieme edonismo (anni Ottanta), solitudine cybernetica (anni novanta), e la mania descrizionistica (dare un nome alle cose, definire tendenze, stilare classifiche, etc.) di questi anni, selfportrait sarebbe la mia scelta.

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