mercoledì 20 gennaio 2010

Napoli Monitor.



Ci sono iniziative che nel deserto generalizzato scaldano il cuore. Una delle più recenti è questa di Napoli Monitor, creata dall'impegno di tre amici che tanto hanno viaggiato, visto, incontrato, e poi sono tornati, per rischiare coraggiosamente. Monitor è innanzitutto un giornale di inchieste, cronache, reportages e disegni, che esce una volta al mese in circa trenta punti vendita sul territorio locale. Un giornale indipendente, che ricorda la migliore tradizione delle zine italiane tra la fine dei Settanta e i primi Ottanta: gruppo coeso, stili di scrittura (e di disegno) vari ma coerenti tra di loro, molta documentazione e soprattutto molta serietà, cosa rara di questi tempi. Partecipano al progetto writer come Kaf & Cyop, Diego Miedo, Malov, giornalisti come Maurizio Braucci, indagatori dell'attualità come Riccardo Orioles, più un numero imprecisato di collaboratori occasionali, napoletani e non che hanno anche loro viaggiato visto incontrato, e magari non sono ancora tornati, mantenendo così quella preziosissima e rara 'giusta distanza' per analizzare e giudicare le cose, senza cadere nel provincialismo.
Ma Napoli Monitor è anche una associazione culturale. Che, negli anfratti dimenticati - dalla borghesia 'bene' - di Vicolo Santa Maria del Pozzo, alla Sanità, organizza piccoli spettacoli, concerti intimistici, proiezioni d'essay, recital a sfondo civile, e corsi di fotografia 'd'assalto', cucina etnica, pittura. Lo spazio dove si tengono gli eventi è una specie di laboratorio d'artista dismesso, risistemato dal gruppo e ridipinto da vari artisti. Per entrarci bisogna passare prima per una porticina poco o niente illuminata - la si vede perché qualche ospite sta fumando una sigaretta prima di entrare -, poi si sale per una scaletta ripida e strettissima che sembra finire in una soffitta. E invece si finisce in questo open space - che ridicolo parlare di open space alla Sanità! - bianco e illuminato dalle stelle che si vedono dai finestroni aperti. La gente che c'è dentro, e che partecipa vivamente alle attività, è entusiasta e proviene da tutte le classi sociali: dai figli del benessere acculturati, agli ex-qualcosa, dai proletari alle ereditiere radical. Niente di trascendentale. Ma tutto molto concreto, pieno. Profondo. Com'è d'urgenza in questi tempi difficili. Gli ultrà-egotici e i vaneggiamenti ideologici sono accantonati: c'è la sensazione, insomma, di partecipare ad un vero nucleo di resistenza culturale, poco o nulla appannato dall'esaltazione dei singoli.


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