martedì 19 gennaio 2010

RECINZIONI / Avatar (J. Cameron, 2009)

Chi oserebbe dire che un film può essere soprattutto attesa? Attesa di entrare in sala, il mettersi in coda insieme a centinaia di persone di tutte le età, alcune che brontolano altre che fanno baccano; l'aspettare il proprio turno per ricevere i famigerati occhialini 3d. Proprio come le conformiste platee anni Cinquanta, solo che adesso il business è billionario e i bambini rimangono a bocca aperta senza aver bisogno delle mamme. Il cinema è in fondo questo: omologazione compiaciuta e godibile, un momento collettivo di piacevole e inebriante passività: come la coda per il seggio elettorale. Il film di Cameron, diciamolo subito, inventa poco o nulla, se non dal punto di vista squisitamente grafico. Cita a piene mani dalla simbologia filmica statunitense (Balla coi lupi, Un uomo chiamato cavallo, Pocahontas), giapponese (Miyazaki), sudamericana (Giocando nei campi del signore di Babenco), e dalle sue stesse opere (crolli Titanic-i e scenografie Abyss-ali). Le tematiche sono sempre quelle (antimperialismo ed pan-ecologismo), c'è il Colonnello Cattivo e pure la mega-Sparatoria Finale. Però pochi registi come Cameron e Zemeckis utilizzano gli effetti speciali per rendere coerente la narrazione, per ampliare la Meraviglia (come succede fin dai tempi dei Lumiere!) e non per anabolizzarla. Cameron non è certo Truffaut (nè vuole esserlo, come non vuole esserlo la scuola di Lucas-Spielberg) ma ha un grandissimo senso della storia, del ritmo e del pathos. Al diavolo la vecchia cricca di pesantoni: tutto è dannatamente bello. Andatelo a vedere. Voto: ***1/2

2 commenti:

Jallo ha detto...

mi piaceva fino alla metà della penultima riga.
mi schiero nella VCP (vecchia cricca di pesantoni) ma non sconsiglio di andare a vederlo

paulmoss ha detto...

mi includo anch'io nella cricca, sia chiaro!:)