giovedì 11 settembre 2008

Feeeeeeeeeesssssssstaaaaaaaaaaaaaa!!!!

Con il potere conferitomi dall’Ordine Sardo di tutte le Feste, presieduto da sua eccellenza Fra Zoolander, indico per Sabato 13 Settembre una grande festa per i seguenti motivi:

  • festeggiare i compleanni di Me (che sò troppo giovvvane), l’incantevole Virgi e l’indomito Marco dalla Sicilia con tanto ammore e arancini.

  • rivedersi finalmente tutti insieme dopo le vacanze dal momento che qualcuno se ne è stato in giro fino a poco fa… non faccio nomi…

  • chiudere l’estate con probabilmente l’ultima festa sulla terrazza di Fra (sarà questo il luogo del “delitto”). Direi proprio che quest’anno la terrazza è stata utilizzata in modo sano e giusto!!!


Venghino, signori, Venghino!!! E soprattutto, che si porti gentilmente qualcosa da bere, noi menestrelli della serata penseremo a fare comunque il grosso della spesa con sciocchezzuole da mangiare e gradi alcolici da degustare…

Chi non si presenterà… verrà maledetto in nome della Pecora sarda a secoli di astinenza dal sesso, emorroidi perenni e cacarella a spruzzo… siete avvisati!! (gli esuli fuori dall’Italia sono perdonati…)


CODICILLO - Derek Walcott

Schizofrenico, conteso da due stili,
uno la prosa di un pennivendolo, mi guadagno
l'esilio. Arranco per miglia su questa falce
di spiaggia illuminata dalla luna,

mi abbronzo, brucio
per spogliarmi
di questo amore per l'oceano che è amore in se.

Per cambiar lingua devi cambiar vita.

Non posso riparare vecchi torti.
Le onde si stancano dell'orizzonte e tornano.
Gabbiani stridono con rauche lingue

sopra le marce piroche in secca,
erano una nube dal becco velenoso
a Charlotteville.

Un tempo pensavo che bastasse l'amore
per il proprio paese,
ora, anche a scegliere, non c'è posto al trogolo.

Guardo le menti migliori frugare come cani
in cerca di avanzi di favore.
Mi avvicino alla mezza

età, pelle bruciata
si squama dalla mano come carta, o velo
di cipolla,
come l'enigma di Peer Gynt.

Nel cuore non c'è nulla, nemmeno la paura
della morte. conosco troppi morti.
Sono tutti familiari, tutti in carattere,

persino nel morire. Sul fuoco
la carne non teme più quella rovente bocca della terra,
quella fornace del sole o il suo deposito di cenere,
nè questa falce di luna che si annuvola e si snuvola,
che di nuovo imbianca questa spiaggia
come una pagina vuota.

Tutta la sua indifferenza è una rabbia differente.

mercoledì 10 settembre 2008

RECINZIONI - The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" LIST

#43 - Il Gattopardo
Un film di Luchino Visconti. Con Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, Alain Delon, Burt Lancaster, Rina Morelli, Marie Bell, Rina De Liguoro, Pierre Clémenti, Lucilla Morlacchi, Giuliano Gemma, Maurizio Merli, Dante Posani, Mario Girotti, Sergio Fantoni. Genere Storico, colore 205 (187) minuti. - Produzione Italia 1963.



Dal romanzo postumo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: mentre nel 1860 Garibaldi e le sue camicie rosse avanzano in Sicilia, Tancredi, nipote del principe don Fabrizio di Salina, si arruola volontario e si fidanza, col consenso dello zio, con Angelica, figlia di un nuovo ricco. Dopo essere andato, come tutti gli anni, nella sua villa di campagna a Donnafugata, il principe dà un ballo nel suo palazzo di Palermo dove l'aristocrazia festeggia la scongiurata rivoluzione. Splendida e fastosa illustrazione del passaggio della Sicilia dai Borboni ai sabaudi e della conciliazione tra due mondi affinché “tutto cambi perché nulla cambi”, è un film sostenuto dalla pietà per un passato irripetibile che ha il suo culmine nel ballo, lunga sequenza che richiese 36 giorni di riprese. Capolavoro o falso capolavoro? Affresco o mosaico? Straordinario o decorativo? Critica discorde. Visconti volle nella colonna sonora di N. Rota un valzer inedito di G. Verdi. B. Lancaster con la voce di Corrado Gaipa. Palma d'oro a Cannes ex aequo con il giapponese Seppuku di Masaki Kobayashi e tre Nastri d'argento (fotografia, scene, costumi). Restaurato nel 1991 dalla Cineteca Nazionale di Roma con la direzione tecnica di G. Rotunno, direttore della fotografia.

RECINZIONI - The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" LIST

#44 - Taxi Driver
Un film di Martin Scorsese. Con Jodie Foster, Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Harvey Keitel, Leonard Harris. Genere Drammatico, colore 113 minuti. - Produzione USA 1976.



Un ex marine, reduce dal Vietnam, fa il tassista di notte e ne vede di tutti i colori in una New York lercia e violenta. Scritto da Paul Schrader, è un compendio del realismo violento degli anni '70 di cui riprende, trasfigurandolo, il tema del giustiziere privato. Può essere letto come una parafrasi urbana di Sentieri selvaggi (1956) di John Ford. R. De Niro è eccellente nel rendere l'ambigua schizofrenia di Travis. Ultima colonna musicale di Bernard Herrmann, musicista preferito di Alfred Hitchcock, e funzionale fotografia di Michael Chapman. Palma d'oro a Cannes per il miglior film.

La particella di Dio

Bisognerebbe scrivere qualcosa su quest'epoca storica, in cui un meastoso esperimento, illuminista nell'impostazione e nelle finalità -trovare la "particella di Dio", non è bellissimo? - viene avviluppato da timori apocalittici...

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEglhto633yrlp0uIWEDuzCaRnPUDNXTTLXqIBupxVAqpkZ0tsB-eHIciyOZpTtlUaX8QXFNyI3tWHFXYB1Wvg6L4ffklIAOI04kKe6CxCl-cCG_dZH8IefED_ZSZpKBW5S_3Qza-wtnh_U/s1600-h/repubblica_fine_del_mondo.jpg

martedì 9 settembre 2008

Viaggetto al termine della notte


Cari/e

si torna casa, qui piove.

Ho publicato su eveline un raconto scritto nel sole siciliano ma ambientato a londra.
Se lo leggerete, avrete uno sguardo sui miei primi mesi di vita a londra.
Ci vuole tempo, per elaborare..

Lo trovate QUI

un abraccio a tutti

vostro
F

Il Fine Ultimo di Ogni Conquista / Borders

Leggere i libri che ti servono per scrivere una tesi è, indubbiamente, la parte più bella di tutto il lavoro. Soprattutto quando scopri che molti argomenti, molti autori che credevi lontanissimi, invece sono collegati da correnti sotterranee, da temi comuni, da analogie inaspettate.

Per esempio, dopo essermi fatto vedere sul litorale salentino immerso in improbabili tomi di antropologia delle religioni, sono tornato in quel di Napoli passando a letture dedicate ai borders, ai confini tra nazioni, culture, civiltà. Pian piano che mi dipanavo tra etnografia, economia e storia contemporanea, una serie di domande si facevano largo nell'ipotetico abstract che dovrei comporre: come si trasforma la cultura di chi emigra e come cambia il suo rapporto con la terra d'origine? E ancora: che cosa succede alle identità quando queste si ibridano nei nuovi luoghi di residenza? E quali sono i contenuti umani – psicologici, emotivi e culturali – che stanno dietro e dentro le cifre che, senza dire nulla della carne e del sangue, dei pensieri e degli affetti, si limitano a misurare gli spostamenti umani nella società contemporanea? E infine: qual è il rapporto che lega i tratti culturali, sub-religiosi delle identità "viaggianti" con i contesti economici e le dinamiche del potere?
Sono domande che, inevitabilmente, riguardano un po' tutto il Fine Ultimo, ideato ben prima di questa tesi. E dunque riguarda me, riguarda noi tutti, non sarà un caso che sia così, forse è solo il naturale succedersi dei punti interrogativi che ognuno si pone nelle varie fasi della vita.

Pensavo al luogo del mio secondo incontro con la Frontiera - il primo era stato tra l'umidiccio dei fiumi e delle foreste -: lontano, a Nord, nelle polveri e nel deserto di Sonora, in zone difficilmente raggiungibili in cui la geografia porta nomi di tribù indiane e di colonnelli. L'autobus della Estrella Blanca, partito il giorno prima da Ciudad Juarez e che effettuava il viaggio di ventidue ore per Tijuana, stava facendo tappa a Nogales. Nogales è un pallino rosso su quella linea nera, tratteggiata e semi retta che per tre-quattro centimetri di cartina - tremila kilometri nella realtà - divide il Messico dagli Stati Uniti. Un avamposto nel nulla, circondato dal nulla: alle spalle l'impressionante vastità degli spazi desertici, di fronte la muraglia di cemento armato alta 5 metri e protetta con il filo spinato.

Pensando e parlando diborders, ero finito su un libro di Kapuscinski, eccellente report polacco morto nel 2007. In Imperium, viaggio tra le Repubbliche socialiste sovietiche, nel 1967 scriveva così:

"L'avvicinarsi di una frontiera aumenta sempre l'eccitazione, intensifica l'emozione. La gente non è fatta per vivere in situazioni di frontiera, cerca di sfuggire o di liberarsene prima possibile. E tuttavia non fa che imbattercisi, trovarle e sentirle ovunque."

La giustizia divina colpisce Noel Gallagher!

lunedì 8 settembre 2008

Expo 2015: odissea a Milano...

The Golden Circle


Rappresenta l’insieme di 3 tappe fondamentali da visitare nella zona intorno a Reykjavik: si passa da Gullfoss, Geysir e Pingvellir. La prima credo che sia nella top 3 delle cascata in Islanda e forse anche in Europa, caratterizzata da un doppio salto e da uno strettissimo canyon da cui risale una spettacolare parete di spruzzi. Geysir, invece, è una pianura che accoglie diverse sorgenti calde e dove è possibile ammirare uno dei fenomeni naturali più sorprendenti in natura; pensate che non mi ha fatto molto effetto perché è così straordinario che sembra proprio finto… come se ci fosse un rubinetto sotto terra.

Infine Pingvellir è il sito storico più importante del paese. E’ un parco nazionale, patrimonio dell’UNESCO, che vanta una splendida collocazione naturale all’interno di un’immensa spaccatura causata dalla separazione di due zolle tettoniche, quella nord-americana e quella europea. I vichinghi vi fondarono il primo parlamento democratico del mondo, l’Alping, nel 930 d.C. .. e poi c’è chi dice che i vichinghi erano delle bestie… Ogni decisione importante che riguardava il paese veniva discussa in questa pianura: si approvavano leggi, si commerciava, si concordavano matrimoni e qui fu persino deciso di adottare il cristianesimo come religione nazionale.
p.s. nei secoli successivi le famiglie potenti iniziarono a contendersi il governo dell’Islanda andando incontro a vere e proprie guerre civili. A seguito di questo e di altre vicende storiche, il famoso parlamento democratico venne un po’ accantonato tra il 1300 e il 1800 d.c. Quando riacquistò i suoi poteri, il parlamento venne poi trasferito a Reykjavik…