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martedì 1 dicembre 2009

Consigli di lettura settimanali.



Finalmente il libro giusto sugli anni piu' decisivi per la nostra repubblica, quelli che vanno dal 1963 al 1978: tra la felicità del boom e prima della grigia cupezza del craxismo e di tangentopoli. La storia italiana, in quei quindici anni, è stata la piu' tragica, complessa, convulsa e meno noiosa tra quelle delle giovani democrazie europee. Splendido e necessario.

"Dalla fine degli anni sessanta ai primi anni ottanta il paese è attraversato da sommovimenti che coinvolgono le economie e le culture, le produzioni e i consumi, i soggetti sociali e gli immaginari collettivi. Il sopraggiungere del miracolo economico e delle speranze riformatrici del centro-sinistra e il rifluire successivo di entrambi; l'esplosione del movimento studentesco e dell'"autunno caldo", gli anni cupi della "strategia della tensione" e il delinearsi della "crisi della Repubblica", in anni che vedono un'offensiva terroristica senza paragoni. Una ricostruzione fatta attraverso le fonti più diverse: i quotidiani e i periodici così come i rapporti di prefetti, polizia e carabinieri ma anche i film, le canzoni, la letteratura, la televisione."

martedì 27 ottobre 2009

Consigli di lettura settimanali.



"La domanda cui cercherò di rispondere è la seguente: Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all'altro?" (Bruce Chatwin a Tom Maschler, 1969).

giovedì 15 ottobre 2009

Consigli di lettura.



Da un materiale di migliaia di pagine e di oltre cento conversazioni, è stata ricavata una scelta, distribuita tematicamente in varie sezioni: le origini di Kapuscinski, le ragioni che lo hanno portato a scegliere la professione di reporter, il suo approccio alla materia, la sua visione del mestiere, il modo di scrivere, gli stili adottati, le tematiche dei singoli libri, la profonda trasformazione del mestiere di reporter rispetto all'epoca in cui non imperversavano i media. Questo libro è un'occasione per conoscere la profonda etica umana e ontologica di un uomo cresciuto nella miseria più nera che nel suo lavoro mette al primo posto la comprensione e il rispetto per le sofferenze degli altri. Dietro alla professionalità di Kapuscinski sta infatti qualcosa di molto speciale, di mite e nello stesso tempo durissimo: la vocazione.

"Il viaggio a scopo di reportage esclude qualsiasi curiosità turistica, esige un duro lavoro e una solida preparazione teorica, per esempio la conoscenza del terreno su cui ci si muove. E' un modo di viaggiare senza un momento di relax, in continua concentrazione e raccoglimento. Dobbiamo essere consapevoli che il luogo nel quale siamo giunti ci viene concesso una sola volta nella vita, che probabilmente non ci torneremo mai più e che abbiamo solo un'ora per conoscerlo."
R. Kapuscinski - Autoritratto di un reporter (Feltrinelli, 2006)

Consigli di lettura.



"Ho sempre pensato che l’arte di narrare consiste nello stimolare l’immaginazione dell’ascoltatore a tal punto che assai prima della fine egli annega nelle proprie fantasticherie. Le storie migliori che ho sentito erano senza senso, i libri migliori quelli con cui non approdo a nulla… Non cesso mai di meravigliarmi di come accada che con certe persone che conosco, nel giro di momenti dopo i primi saluti, ci troviamo imbarcati in un viaggio senza fine paragonabile per sensazioni e tragitto solo al profondo sogno mediano in cui il sognatore esperto scivola come un osso nel suo incavo…"

H. Miller - Il Colosso di Marussi (Feltrinelli, 2007).

giovedì 7 maggio 2009

A volte è semplicemente troppo tardi.

Ho iniziato a leggere "Ferito", il nuovo libro di Percival Everett, senza dubbio il mio autore preferito.
L'unico autore di colore che quando scrive te lo deve ricordare... Affronta sempre argomenti scottanti in modo assolutamente originale e personale. A volte è così umano, che mi verrebbe da definirlo il De Andrè della letteratura americana.
Abbandonando la digressione, "Ferito" è un libro che parla della diversità. Affronta l'omicidio di un ragazzo gay in una piccola cittadina del West. Il protagonista è un mandriano nero laureato in storia dell'arte e appassionato di cavalli.
Inutile dirvi che mi sta facendo ricordare il perchè mi piaceva l'equitazione e sta facendo riemergere alcuni fantasmi. Di sicuro la maggior parte della mia personalità deriva dall'aver avuto a che fare con questi animali meravigliosi.

All'inizio di un capitolo riporta un vecchio metodo di addestramento, che mi ripeteva sempre anche il mio istruttore. Purtroppo con il tempo me ne ero dimenticata: a volte è semplicemente troppo tardi.

E' importante riconoscere i propri limiti e i propri errori di valutazione, purtroppo non si può sempre recuperare tutto. Se non si interviene tempestivamente, alcune cose diventano semplicemente non recuperabili. Diventano la norma.

"Il cavallo non dovrebbe prendere decisioni. Questa è la regola numero uno. La regola numero due è che le decisioni dovrebbe prenderle il cavaliere. Se il cavallo ti anticipa, rischi di restare indietro. E' un vecchio proverbio. Quindi ogni tanto devi cambiare direzione al cavallo, rompere la routine, farlo passare in mezzo a dei cespugli senza alcuna ragione apparente. Non lasciarlo partire al galoppo su una collina ripida. Non appena l'addestratore vede che il cavallo che gli hanno affidato prova ad alzare il muso, deve mettergli la martingala da caccia. Se gli lascia sollevare il muso, allora è tardi per mettere gli anelli".

Sostituite il cavallo con la propria vita/sentimenti/relazione e il gioco è fatto.

domenica 5 aprile 2009

Pietro Binda detto Péder

Piero Colaprico - L'estate del Mundial
Milano, estate 1982, il mondo dello spettacolo assiste incredulo a due omicidi che si susseguono a distanza di poche ore. Il maresciallo dei carabinieri Binda segue una pista investigativa che porta al 1959, quando la banda dei Cavallini (dal nome della valle bergamasca di provenienza) svaligiò una gioielleria in via Motenapoleone, portandosi a casa una refurtiva da centinaia di milioni di lire, compreso l'Occhio del Mare, uno dei diamanti più preziosi del mondo e mai più ritrovato.
Sullo sfondo l'eccitazione per la vittorie della nazionale ai mondiali spagnoli, una città impegnata nell'esasperante rincorsa all'affermazione individuale e un delitto eccellentissimo, quello di Calvi trovato appeso al ponte dei Frati Neri di Londra, che lo stesso Binda dovrebbe seguire per conto di un generale esigente.
Anche se lo stile non mi convince del tutto (mi sono trovato più volte a storcere il naso), la simpatia per il protagonista e la curiosità per lo svolgimento delle indagini sono stati degli ottimi motivi per finire il libro.
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edizioni il Saggiatore - Net, 5,90 euri

venerdì 27 marzo 2009

Tarkovskij: cristalli sulle pareti dell'anima

Andrej Tarkovsky (regista di Solaris - non quello con Clooney - , Stalker, Andrej Rublev, ecc.) ha pubblicato con Thames & Hudson un bel libro di Polaroid: Instant Light

Le immagini sono accompagnate da testi dell'autore, come questo, in cui sorprendentemente mi sono ritrovato (il cinema di Tarkovskij mi fa venire il latte alle ginocchia)

How does a project mature?
It is obviously a most mysterious,
imperceptible process.
It carries on independently of ourselves,
in the subconscious,
crystallizing on the walls of the soul.
It is the form of the soul
that makes it unique,
indeed only the soul decides
the hidden 'gestation period' of that image
which cannot be perceived
by the conscious gaze.

sabato 19 gennaio 2008

DE GLI ACQUISTI D'IMPULSO IN LIBRERIA.

OVVERO FRASI DA NERD CHE PIACCIONO AD UNA NERD CHE LEGGE UN LIBRO SCRITTO DA UN NERD CHE RACCONTA IL SUO RAPPORTO NERD CON I LIBRI CHE HA LETTO.

tratto da
"Memorie di un artista della delusione" di Jonathan Lethem (minimum fax; 2005; 268 pagine; prezzo 14 euro)

"Richiedevo alle opere d'arte di essere conformi alle mie aspettative, di dimostrarsi migliori della vita e in grado di redimerla. E in effetti io sono convinto che o siano, e che lo facciano. La mia vita è tutta basata su questa convinzione. Eppure, dalle opere d'arte pretendevo troppo: gli chiedevo anche di essere meno pericolose della vita e più appaganti, di essere una famiglia migliore. E questo non me lo potevano dare. Una volta sondate alla profondità a cui arrivavo io, tante opere d'arte di assoluto rispetto diventavano inconsistenti e anemiche.
Il fatto di dichiarare uno scrittore, un musicista o un regista il mio preferito, a quanto pare, implicava una specie di patto suicida con il mio entusiasmo. Ero l'artista della delusione."

martedì 15 gennaio 2008

social network

Lo so che sembro scema a pubblicare questo post dopo la sagace critica di Paolo a msn... In attesa che il mio cervello formuli una risposta vi segnalo, se già non lo conoscete, questo simpatico social network letterario: anobii.
E' divertente e intelligente allo stesso tempo. Voi vi iscrivete e costituite la vostra libreria con i libri che avete letto o state leggendo.. La community funziona come Amazon... vi segnala chi ha librerie simili alle vostre con cui potersi confrontare. Stimolante e un po' autoreferenziale come piace tanto a noi accaniti lettori.

giovedì 29 novembre 2007

E a un certo punto l'ho fatto.
Ho iniziato a leggere Oriana Fallaci.
su consiglio di Paolo, per la verita'.
Ottimo consiglio, del resto.

A pagina 109 de "un uomo" (la storia vera del ribelle greco Panagoulis, nonche' compagno della Fallaci, imprigionato e torturato per quattro anni dalla Giunta militare) dice:

"...il vero eroe non si arrende mai, [...] a distinguerlo dagli altri non e' il gran gesto iniziale o la fierezza con cui affronta le torture e la morte, ma la costanza con cui si ripete, la pazienza con cui subisce e reagisce, l'orgoglio con cui nasconde le sue sofferenze e le ributta in faccia a chi gliele impone. Non rassegnarsi e' il suo segreto, non considerarsi vittima, non mostrare agli altri tristezza o disperazione. E, all'occorrenza, ricorrere all'arma dell'ironia e della beffa: ovvie alleate di un uomo in catene."

Dal momento che ho sempre pensato che se un uomo non desidera diventare un eroe o un santo ha davvero poche ambizioni, questo libro mi sta facendo riflettere.
Mi fa riflettere soprattutto il fatto ce l'eroismo risieda in un'azione ostinata e continua piuttosto che nell'eclatanza del gesto eccezionale. O, meglio ancora, e' un'eccezionalita' elevata a norma quotidiana. Mica semplice.

A questo proprosito, avevo sottolineato un altro pezzo:

"L'abitudine e' la piu' infame delle malattie perche' ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L'abitudine e' il piu' spietato dei veleni perche' entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo di averla addosso ogni fibra di noi s'e' adeguata, ogni gesto s'e' condizionato, non esiste piu' medicina che possa guarirci."

Molto semplice.
E molto difficile.

domenica 25 novembre 2007

"Sonata a Kreutzer". (Tolstoj,1891)

Condivido con voi queste "poche" righe di un racconto di L.Tolstoj che mi ha colpito molto...S'intitola "Sonata a Kreutzer" ed è incentrato sul tema della sensualità, che viene stigmatizzata come il peggiore di tutti i mali per la società, in particolar modo dove essa si istituzionalizza: nel legame matrimoniale.

"(...) Ma quale dominazione delle donne? La maggioranza dei diritti sta dalla parte degli uomini."
"Sì,sì.E' proprio questo che intendo dire. E' questo che spiega quell'insolito fenomeno per cui è legittimo che da una parte la donna sia condotta fino al più basso grado di umiliazione e, dall'altra, sia a lei a dominare.Proprio come gli ebrei, che con il loro potere economico si prendono la rivincita sull'oppressione in cui sono tenuti,così anche le donne."Ah,così, voi volete che siamo solo mercanti?Bene,noi,mercanti,vi domineremo!"dicono gli ebrei.
"Ah,così,voi volete che noi siamo solo oggetti sensuali? Bene,noi,oggetti sensuali,vi ridurremo in schiavitù" dicono le donne.
La mancanza di diritti della donna non consiste nel non poter votare o diventar giudice (occuparsi di questo non costituisce nessun diritto), bensì nel non essere uguale all'uomo nel rapporto sessuale, nel non avere diritto di godere dell'uomo o di farne a meno,secondo il suo desiderio,di scegliere a suo piacimento l'uomo,invece di essere scelta.
Voi dite che ciò è scandaloso.Bene.Allora che sia l'uomo a non godere di questi diritti.Adesso,alla donna vengono negati i diritti che ha l'uomo.Ed ecco che per compensare questa mancanza, essa agisce sulla sensualità dell'uomo e, attraverso la sensualità,lo domina a tal punto che lui finisce per scegliere solo formalmente, mentre in realtà chi fa la scelta è lei.Ed una volta impadronitasi di questo mezzo,ne abusa ed acquista un potere terribile sull'uomo.
"(...)le hanno umiliate e private dei diritti di parità con l'uomo che loro si vendicano,agendo sulla nostra sensualità e prendendoci nella loro rete.
Le donne si sono trasformate in un'arma che ha tanta influenza sulle nostre sensualità che un uomo non riesce più a rivolgersi ad una donna con animo tranquillo.Non appena le si avvicina,l'uomo cade sotto l'effetto della sua droga e perde la testa.(...)

giovedì 22 novembre 2007

consiglio

.

"...Tutti e' profeti armati vinsono, e li disarmati ruinorono."

Niccolo' Machiavelli, Il Principe, cap. VI (De principatibus novis qui armis propriis et virtute acquiruntur)

mercoledì 21 novembre 2007

"La vita passata dell'emigrante e', come e' noto, annullata. Una volta era il mandato di cattura, oggi, invece, e' l'esperienza intellettuale che viene dichiarata non trasferibile e totalmente estranea al carattere nazionale. Cio' che non e' reificato, che non si presta ad essere contato e misurato, viene lasciato cadere. Ma, come se non bastasse, la reificazione si estende anche a cio' che le si oppone, alla vita che non e' immediatamente attualizzabile, a tutto cio' che sopravvive solo nel pensiero e nel ricordo. Per questa classe di elementi hanno inventato una rubrica apposita, che prende il nome di background e che figura com appendice nei questionari, dopo il sesso, l'eta' e la professione. La vita offesa e violentata subisce ancora l'ultima onta di essere trascinata, come una preda, sull'automobile di trionfo degli "statistici uniti", e non c'e' piu' nemmeno il passato che possa sentirsi al sicuro dal presente, che torna a votarlo all'oblio nell'atto in cui lo rammenta."

Theodor W. Adorno, Minima Moralia, paragrafo 25.

lunedì 29 ottobre 2007

1 AM and I'm still awake

Giuseppe e Gabriele lo raggiunsero.
- Chi è Siotto Pintor? -
- Non lo so. Datemi una settimana e vi dico qualcosa di preciso -
- Ora, dillo ora -
- Ora non lo so, direi cose inesatte, non lo so -
- Dai ci serve -
- Ve lo invento, un rivoluzionario di una delle tante rivoluzioni fallite dai sardi. Ma non un eroe, non un ucciso dai Savoia. Mica gli avrebbero dedicato un liceo. Uno poco chiaro e forse un intrigante, un venduto al nemico. Magari pure un uomo intelligente. Uno scrittore. Ma le sto sparando grosse. Che ve ne frega, proprio oggi? -
- Mi sembra buono… - sussurrò Giuseppe, e poiché erano in pieno corteo cominciò a gridare - No uno! No due!
… -
- Che stronzata - pensò Gabriele. - Lo slogan più scemo dovevo inventarlo io… come inizio di attività poetica non c’è male - e si unì all’amico - No tre! No quattro… -
Fra i cinquecento, su Siotto, Mesina era il più informato. Ma lo slogan si propagò in un attimo. Era tanto surreale da non impegnare nessuno in nessun credo, in nessuna azione? Erano scemi?
In quel grido raccolsero la rabbia confusa che covava in ognuno, e la sete di cantare assieme, di urlare e dimenarsi? O piuttosto che cantare una rivoluzione in cui non credevano, preferirono cantare se stessi?



Esordisco pure io così, con un estratto da un racconto breve di
Sergio Atzeni: Si…otto!

Uno degli scrittori sardi che preferisco, in queste poche pagine mostra uno spaccato della Cagliari degli anni '70, in cui un gruppo di ragazzi – sull’onda di un '68 che come le mode in Sardegna arriva sempre dopo – cercano attraverso la ribellione non il cambiamento…ma semplicemente se stessi.

Questo storia mi piace un sacco perché mi ricorda tanto un epoca che fu, fatta di liceo, amicizia, scioperi, amori e di quelle finte rivoluzioni in cui non credeva nessuno ma che ci legavano lo stesso…in qualche modo.


A si biri..

domenica 28 ottobre 2007

chi scrive.. chi legge

Ema hai fatto davvero una figata... grazie!!!!
Non avendo la stessa ispirazione di dario l'indiano vi lascio un pezzettino di un libro che sto leggendo ed è meraviglioso, "Cecità" di Saramago... in una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta in attesa al semaforo quando si accorge di vedere tutto bianco e di essere completamente cieco: è l'inizio di una malattia che colpisce progressivamente tutta la città e l'intero paese... "E paradossalmente è proprio il mondo delle ombre a rivelare molte cose sul mondo che credevamo di vedere"

... si aprirono le porte dell'ascensore. Ne uscirono due ospiti , un'anziana coppia, lei entrò premette il pulsante del terzo piano, trecentododici il numero che l'aspettava, è qui, bussò discretamente alla porta, dieci minuti dopo era nuda, al quindicesimo gemeva, al diciottesimo sussurrava parole d'amore che non aveva più necessità di fingere, al ventesimo cominciava a perdere la testa, al ventunesimo sentì il corpo dilaniato dal piacere, al ventiduesimo gridò, Ora, ora, e quando ritornò in sé disse, esausta e felice, Vedo ancora tutto bianco...

Notte