venerdì 27 febbraio 2009

LE 5 MIGLIORI INTERPRETAZIONI DEI MIEI ATTORI PREFERITI... Jack Nicholson

1) Cinque Pezzi Facili (1970)
2) L'Ultima Corvée (1974)
3) Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)
4) Chinatown(1974)
5) Easy Rider (1969)

Ho rivisto il numero 2 da poco, dopo tanti anni: due sottoufficiali di scorta al trasferimento, da Norfolk a Portsmouth, di un marinaio condannato per furto gli diventano amici durante il viaggio, ma non possono permettersi di fargli prendere il largo. Un grande pezzo di cinema, un forte ritratto dell'America amara.

La deriva.

Befolx, un po' più lungo ma senza le gag

scusate, prima si bloccava, adesso dovrebbe caricarsi normalmente

giovedì 26 febbraio 2009

Non c'è 2 senza 3...



Basta,ho finito..adesso per almeno 2 mesi non parlerò di concerti reggae...
Ma da maggio...hihihi!
Buona giornata a tutti..

Certe volte pare che...

In Astinenza di Reggae...e di AfricaUnite!



Carino anche il video!..
Io voglio andare in Jamaica..

mercoledì 25 febbraio 2009

perché siam barche in mezzo al mare

A volte succede che sei un gabbiano solo che vola in mezzo alle cose delle città.
Il tuo sbattere d'ali pesa...
Vicino ai tram le persone si elettrizzano..Inutile frullio.

martedì 24 febbraio 2009

Per Alice, dottoressa in lettere antiche

IFIGONIA IN CULIDE

Tragedia classica in tre atti


PERSONAGGI:

IL RE DI CORINTO

IFIGONIA, sua figlia

ALLAH BEN DUR, primo pretendente

DON PEDER ASTA, secondo pretendente

UCCELLONE, CONTE DI BELMANICO, terzo pretendente

KIRO HITO, SAMURAI, quarto pretendente

ENTER O'CLISMA, gran sacerdote

IN MAN LAH, gran cerimoniere

BEL PISTOLINO, elefante sacro

CORO, di nobili vergini e popolo


per la lettura é consigliata la presenza dei genitori.

vai al testo


Silenzio... (10 febbraio 2009).

Finalmente l'ho trovata: la puntata di Blob più terrificante di tutti i tempi.



La parte 2 qui:
http://www.youtube.com/watch?v=VFwAZerCUzY

La parte 3 qui:
http://www.youtube.com/watch?v=NaRgfFsxEL8

Solo per i duri di stomaco.

lunedì 23 febbraio 2009

Profili Zodiacali 8 bit

guardatevi i vostri profili zodiacali in 8bit, divertente!

http://www.yalp.alice.it/video/animation/adulti/aa/dv-50110690.html

sul banner a dx ci sono gli altri

Elvis Presley's Last Years: the NBC comeback! (1968)

Probabilmente il più grande "ritorno" televisivo di tutti i tempi.*



Later dubbed the '68 Comeback Special by fans and critics, the show featured some lavishly staged studio productions. Other songs however, were performed live with a band in front of a small audience—Presley's first live appearance as a performer since 1961. The live segments saw Presley clad in black leather, singing and playing guitar in an uninhibited style—reminiscent of his rock and roll days. Rolling Stone called it "a performance of emotional grandeur and historical resonance." Jon Landau in Eye magazine remarked: "There is something magical about watching a man who has lost himself find his way back home. He sang with the kind of power people no longer expect of rock 'n' roll singers. He moved his body with a lack of pretension and effort that must have made Jim Morrison green with envy." Its success was helped by director and co-producer, Steve Binder, who worked hard to reassure the nervous singer and to produce a show that was not just an hour of Christmas songs, as Colonel Parker had originally planned.

By January, 1969, one of the key songs written specifically for the special, "If I Can Dream", reached number 12.The soundtrack of the special also broke into the Top 10. On December 4, when the TV ratings were released, NBC reported that Presley had captured 42 percent of the total viewing audience. It was the network's number one rated show that season.

Jerry Schilling recalls that the special reminded Presley about what "he had not been able to do for years, being able to choose the people; being able to choose what songs and not being told what had to be on the soundtrack. ... He was out of prison, man." Steve Binder said of Presley's reaction: "I played Elvis the 60-minute show, and he told me in the screening room, "Steve, it's the greatest thing I've ever done in my life. I give you my word I will never sing a song I don't believe in."

(parte 2 / continua)


* citato clamorosamente anche dai Texas (2000). Ricordate?

Carnevale 2009- Opposti Concordi Party


http://www.opposticoncordi.it/009/carnevale/programma.html

Vi linko al sito di Opposti Concordi per festone di Carnevale del 28.02.2229!

In prevendita il biglietto d'ingresso costa 15 euro con consumazioni a scalare.
Dopo le 22,in loco (v.Mecenate 84/90 )scatta a 25 euro...un po'troppi per le nostre finanze,no?!

Travestimento obbligatorio.

letizia ohhh letizia tu sei la reginetta di tutta baia domizia

Non so se qualcuno di voi, come me, ha avuto ieri l'onore di seguire l'incomparabile intervista rilasciata da Fazio da parte della nostra amatissima Letizia Moratti.

Che dire è andata a scuola da Berlusconi: non ha risposto a nessuna delle domande fatte.
Di fronte all'incalzare di Fazio (incalzare per modo di dire) non sapendo bene come moivare una serie di azioni e di affermazioni, si è persino lanciata contro la defunta Alitalia...

Imbarazzante

ah una chicca: la parola cultura è stata citata dalle 40 alle 50 volte...

Elvis Presley's Last Years - Burning Love (1972)



For the weeks of October 21 and 28, 1972, "Burning Love" rose to #2 on the Billboard Hot 100. However, it reached #1 on Cashbox's top 40 charts for the week of Nov 11th, which gave him 20 US#1 hits. The song was Elvis's 40th and last Top Ten hit on the US charts. It was also one of the last real rock songs in the last years of his life; from 1972-1977 the majority of his songs were ballads, and many of those placed on Billboard's Hot Country Singles chart. "Burning Love" was one of the few exceptions, along with "Promised Land" in 1974. Indeed Elvis never wanted to record the song and only did so to appease his session musicians who repeatedly begged him to do so.

domenica 22 febbraio 2009

Canzone per la notte...

Figo quel vestito da sposa...


...Oh ma che brutta fatica
Cadere qualche metro in là
Dalla mia sventura
Dalla mia paura

Purga post-sanremo

cari,
per svuotarvi timpani e intestino da tutte le porcherie sanremesi, non c'è ricetta migliore di questa:
'Scheherazade', meravigliosa creatura di Korsakov, suonata dalla London Symphony Orchestra (o Munchen Philharmoniker?) sotto la guida sapiente del grande Celibidache. Mozzafiato.

Potete trovare l'intera esecuzione in playlist su youtube qui: http://www.youtube.com/view_play_list?p=60150A3FA2AB8878

Quel demoniaccio del caro Korsakov, o ciò che di lui resta, vi saluta..

RECINZIONI - The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#19 - Rocco e i suoi fratelli
Un film di Luchino Visconti. Con Claudia Cardinale, Alain Delon, Roger Hanin, Katina Paxinou, Annie Girardot. Drammatico, b/n durata 116 min. - Italia 1960.



Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di L. Visconti, quello in cui passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità. La congerie delle numerose fonti letterarie (T. Mann, Dostoevskij) trova ancora una volta il suo punto di fusione nel melodramma, nella predilezione per i contrasti assoluti. Quella dell'Idroscalo è una delle più tipiche scene madri di Visconti. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continuò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni e nel 1979 fu allestita una nuova edizione per il passaggio in TV con altri tagli e taglietti.

La figura nera incontra il bianco


http://www.milanodabere.it/milano/mostre/mario_giacomelli_17077.html

...PERCHE' QUANTO E' ACUSTICOOO IL BIANCO E NERO!!!!

CHI CI VIENE?! fino al 22 marzo.

BJ Thomas - Raindrops Keep Fallin' On My Head (Burt Bacharach, 1969)

perchè sanremo è sanremo

non ho potuto esimermi...
l'avevo evitato con cura, ma poi oggi tutti i titoli dei giornali erano per lui... così l'ho ricercato su youtube...

Uno sfacelo... l'unica canzoncina che bene o male si salva, ma perchè non vuol dire un cazzo, è quella di Arisa.

Gli Afterhours... oddio va bene che il livello medio restante era basso... ma credo che Manuel Agnelli sia davvero alle cozze.
Una canzone più brutta non la poteva fare... sia a livello di testo che di melodia...
Vuoi fare una canzone che scuota gli animi? Ascolta Finardi prima va che è meglio.

Raiset's Regime.

Non ci credo, non ci credo, non ci credo. Marco Carta, star di Amici, vincitore di Sanremo, premiato nella seratona finale da Maria De Filippi. Prove tecniche per il regime di Raiset?

sabato 21 febbraio 2009

una pericolosa alternativa sociale

Un Papa straniero.

Il primo atto da segretario che farà Dario Franceschini domani sarà giurare fedeltà alla Costituzione. Il dramma del Partito Democratico è in questo gesto, generoso e inutile al tempo stesso. Lo ha rivelato lui stesso. "Andrò nella mia città, Ferrara, davanti al Castello Estense dove in una lunga notte del '43 furono trucidati dalle squadre fasciste 13 cittadini innocenti e lasciati per ore per strada perché li vedessero tutti. Farò quello che un segretario non è obbligato a fare: chiederò a mio padre che ha 87 anni ed era partigiano di portare la sua vecchia copia della Costituzione e le giurerò fedeltà". Ed è su questo passaggio che per lui scatta l'applauso più caloroso.
Ma la verità che il Paese, fuori dalle quattro mura del congresso straordinario, palra tutta un'altra lingua: alla linea attuale, "l'avvento di una nuova generazione per generosa volontà degli attuali dirigenti, si contrappone... la sfida aperta dei giovani ai vecchi, l'uccisione simbolica dei padri. Qualcuno che si presenti alle primarie, l'unica soluzione ormai possibile, con l'accento del papa straniero, da fuori e contro la nomenklatura. Uno in grado di parlare una nuova lingua, capace di farsi ascoltare perfino da quel gruppo di giovani studentesse che ieri per qualche minuto ha sostato davanti alla sede del dramma, attratta dalle luci delle telecamere. Finché non hanno chiesto: 'Ma che c'è là dentro?'. E alla risposta ('La sede del Pd, il vertice con Veltroni') hanno commentato: 'Ah, credevamo uno famoso'. E sono sparite in un attimo." (C. Maltese, La Repubblica, 18 febbraio)
Giurare sulla Costituzione è senza dubbio un gesto importante, doveroso, che parla forte ad una certa base colta e sensibile ai temi civili. Ma che da tempo, troppo tempo, si sente aggredita e umiliata da un coacervo di violenza e ignoranza che hanno seppellito le buoni intenzioni sotto il cemento dei numeri e dei gesti concreti. Vale di più un bacio su un libro o un giro a ramazzare in strada?

Elio e le storie tese - Luca era gay

venerdì 20 febbraio 2009

Provocazione?

Il prossimo segretario del Pd? Per Il Giornale il più papabile è Gianfranco Fini. Questa la provocazione lanciata dal quotidiano diretto da Mario Giordano. In un articolo pubblicato venerdì e richiamato in prima pagina, Stenio Solinas cita una serie di prese di posizione per cui a buon diritto presidente della Camera il «laico, sociale e antifascista Fini» potrebbe essere il «mister X ideale» per i democratici. «Si sa che Fini è stato fascista nella stessa logica con cui è divenuto antifascista. È un professionista della politica, ovvero un contenitore vuoto disponibile a riempirsi del liquido ritenuto in quel momento più potabile. (...) A lungo Fini si è immaginato come delfino» di Berlusconi, si legge, ma «è una strada chiusa: a sinistra invece c’è il caos e la strada è aperta». Chi dunque, si chiede il quotidiano, «la può rimettere in carreggiata, ridargli quell’anima sociale e solidale?». La risposta è Fini, secondo il corsivo de Il Giornale, che ricorda come il Presidente della Camera abbia proposto «il diritto di voto agli immigrati», «difeso la laicità dello Stato», criticato in modo «severo il cesarismo» e «abbia già fatto sapere che Sanremo non gli piace». Sul tema immigrazione, citato dall'articolo, il presidente della Camera tra l'altro è tornato anche venerdì definendo «odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione». Neanche lo scoglio del fascismo per Il Giornale rappresenterebbe un problema: «Il Duce - scrive Stenio Solinas - all’inizio era socialista, che c’è di male a sperimentare il percorso inverso?». Per poi concludere così: «La candidatura di Fini alla guida del Pd è perfetta.

forse anche loro un giorno tarantino li vorrà

Complimenti Alice!


Ebbbbbrava la dottoressa Ciotti!!!Alle 11 eravamo già tutti alcolizzati!!!Ma che altro dovevamo fare dopo aver visto le tue gambe atletiche [costrette in calze collant blu d'amianto]librarsi in volo sulla fatitica siepe della Statale...?!?!?!Quanto eri carina...Brava bella cippi!
(Tanto non la leggerai mai sta cosaa...perchè sei un essere atecnologico!Te credo!Sei una dannata antichista...!!!hihihihi!
Vai con Socrate!

la mia ultima creatura

critiche e consigli sono benvenuti!

giovedì 19 febbraio 2009

Primarie nel Pd.

Primarie nel Pd? Si candida subito Parisi. (304 preferenze sugli oltre 90.000 votanti - ovvero meno dell'1% - nel sondaggio di Repubblica.it sul possibile successore di Veltroni). I meccanismi che filtrano le "personalità" politiche nei media sono di per sé corrotti. Ma i meccanismi che "suicidano" il centrosinistra - se confrontati con la spietata assolutezza del carroarmato destrorso -, sono inverosimili.

povia secondo Carmine di Pancrazio

mercoledì 18 febbraio 2009

Laurea Alice detta anche Ciotti


Venerdì 20 febbraio 2009 alle h.9,30 (circa...) in Festa del Perdono si laurea la nostra mitica Ciotti!!! Venite numerosi...mi raccomando!Ciao a tutti.

martedì 17 febbraio 2009

Lo stato delle cose.

Berlusconi e basta. Cappellacci resta sullo sfondo. Come d'altronde era già successo durante la campagna elettorale con il neogovernatore ridotto a comparsa davanti ad un Berlusconi torrenziale, pronto a battere l'isola palmo a palmo, mettendoci la faccia. La sua, non certo quella di Cappellacci. "L'ho scelto perché è il figlio del mio commercialista" disse presentandolo. E da allora l'immagine dei tanti comizi del Cavaliere nell'isola era sempre la stessa. Interventi fiume di Berlusconi, scherzi, battute e attacchi a Soru. E Cappellacci? Praticamente silente, defilato anche sul palco. Sempre un metro dietro al Cavaliere. E quando toccava a lui parlare, Silvio era impietoso: "Sbrigati che dobbiamo andare a pranzo". Risate e applausi dalla sala.

- da Repubblica, 17 febbraio 2009.

Facebook segue...


Volevo solo farvi notare che Facebook ha cambiato gli apprezzamenti in "mi piace" come li avevamo già messi in MeltingMinds... Ormai anche Facebook ci copia per non essere da meno ;-)

lunedì 16 febbraio 2009

monty python - Grecia contro Germania

assolutamente geniale

Una canzone per oggi...




quando gli interisti si lamentevano... oggi invece invece sono tutto sorridenti...ma cosa è cambiato..?

domenica 15 febbraio 2009

The Yes Man.

sabato 14 febbraio 2009

ACHMED-The dead terrorist

se ancora non lo conoscete... Jeff Dunham è un genio! mi fa morir dal ridere...ahah, battutona!!!

UNA CANZONE PER OGGI!

venerdì 13 febbraio 2009

Io voto Renato Soru!

Voto simbolico, putroppo!

L'avevo già postato, ma mi fa troppo ridere..



Fine propaganda elettorale.

delirio collettivo alla milanese (dedicato alla manu)

Ministri live @ Magnolia - 5 feb 2009


NOOOON MIIIII COOOONVIEEEEENEEEEEE....PUNTAAAAAREEEE IN AAAALTOOOO!

giovedì 12 febbraio 2009

Un'altra canzone per oggi...


Ci siamo attraversati fino nel profondo
Me c’è ancora qualcosa che non so di te
Al centro del tuo cuore
Che c’è?
So che è successo già
Che altri già si amarono
Non è una novità
Ma questo nostro amore è
Come musica

mercoledì 11 febbraio 2009

Una canzone per oggi...

restyling

Ma quante novità questo Melting Minds!!!E pensare che c'era qualcuno che pensava fosse ko...No no no...Anzi è più vivo che mai!E lo dimostrano tutti gli ultimi interventi e i racconti e le recensioni...Sono la solita scema,lo so...ma quei frammenti di foto di tutti noi si incastrano proprio alla grande!
( bella sta cosa del mi piace e non mi piace...)

martedì 10 febbraio 2009

JD

Bellissimo.







Compaiono come funghi.

Mattheuspasion.



"E come il lirico canta il suo inno, così il popolo canta il suo canto popolare, per se stesso, spinto da un impulso intimo, e senza preoccuparsi se la parola sia comprensibile per chi non partecipa al canto. Pensiamo alle nostre proprie esperienze nel campo della più alta musica d’arte: che cosa possiamo comprendere del testo di una messa di Palestrina, di una cantata di Bach, di un oratorio di Handel se non partecipiamo noi stessi al canto? Una lirica, una musica vocale esiste soltanto per chi partecipa al canto: l’ascoltatore sta di fronte a tutto ciò come di fronte a una musica assoluta.
L’opera, peraltro, secondo le più chiare testimonianze, prende inizio dalla pretesa dell’ascoltatore di comprendere le parole.
Ma come? L’ascoltatore pretende? La parola dev’essere compresa?
"

F. Nietzsche - Frammenti postumi.

Nitsch - Theater Orgie




Sabato scorso ho visitato questo Museo dedicato a Hermann Nitsch, da poco inaugurato a Napoli. E' una immersione nel teatro sperimentale estremo degli anni Settanta. Gli anni in cui nel capoluogo partenopeo gironzolavano anche tipi come Beuys, Warhol, Kossuth, Basquiat, e galleristi come Lucio Amelio.
Quello di Nitsch è uno dei lavori più scioccanti che ho visto finora:

"Nitsch's work, which can be considered both ritualistic and existential, first drew attention in the early 1960s when he exhibited a skinned and mutilated lamb. The lamb was crucified against a white fabric-covered wall, with the entrails removed and displayed below a white table, splashed with blood and hot water. This was accompanied by Nitsch's "Geräuschmusik". Nitsch's subsequent work has incorporated many similar elements, often combining slaughtered animals, red fruits, music, dancing, and active participants. Nitsch juxtaposed slaughtered animal intestines with quasi-religious icons such as staged crucifixions, satirizing and questioning the moral ethics of atavistic religion and sacrifice. Currently his work is often discussed in the context of our cultures fixation with violence seen on the news, movie screens, and in popular video games. Correlations have also been drawn to many instances of the intersection of violence and culture.3 These performance works, which have become known as "actions" have become more and more elaborate over the years. This highly elaborate work is exemplified by the 6-Day Play, which Nitsch considered to be his pinnacle piece."


Meltin'Minds Reloaded

State tranquilli… siete nel posto giusto… non avete sbagliato indirizzo!!

Contro la crisi e contro Facebook che rosicchia anime sul web e le intrappola in torbidi relazioni pseudo sociali… Meltin'Minds cambia faccia, ma non cervelli… la sua forma adesso è finalmente degna dei suoi contenuti e di accogliere e mostrare tutto ciò che ci rappresenta.

Era ormai troppo tempo che questo blog aveva bisogno di un lifting in stile Pamela Anderson… sono bastate poche idee insieme al nostro guru Fra e, per forutna, pochissimo silicone…

Tanto tempo fa (ormai è giusto dirlo…) Meltin'Minds cominciava la sua esistenza con l’immagine del Freedom of Expression Wall (from Berlin) simbolo di un muro bianco da riempire e colorare con assoluta libertà artistica… beh adesso questo muro è stato riempito da un complicato intreccio di emozioni, sfide, riflessioni, sguardi sulla realtà e incomprensioni che lo hanno trasformato nell’ immagine che vi accoglierà da qui in poi quando, dopo aver controllato il proprio profilo su Facebook vi ricorderete anche di lui… J

Ed è proprio in questo 2009 pieno di presagi di sventura, immagini apocalittiche e scelte al confine dell’umana capacità, che spero che Meltin'Minds diventi sempre più un punto di riferimento per noi e per chiunque passi su queste pagine...

Con orgoglio… vi benedico tutti!


p.s. non è finita qui...

lunedì 9 febbraio 2009

Geniale..

Sono almeno 10 minuti che non riesco a staccarmi da qui...è geniale...wooow

Soggetto del nostro tempo.

"Sono una matricola di Medicina. Ora che i primi esami incombono, a casa trovo molto su cui riflettere e ho stranamente il tempo per farlo. Ci sono così tante cose nel nostro mondo che ci spingono verso il dubbio, verso l'incertezza, verso la riflessione. Sarebbe una cosa magnifica, se solo riuscissimo a incanalare tutto questo “pensare” verso un'azione effettivamente costruttiva nei confronti del mondo.
E invece c'è qualcosa che ce lo impedisce, una sorta di meccanismo d'inerzia che intorpidisce la nostra capacità di critica e soprattutto di azione. La prima cosa a cui penso in questi casi è il Tempo o meglio, la mancanza di Tempo di cui ci lamentiamo spesso.
Perciò mi chiedo: c'è ancora spazio nel Tempo delle nostre esistenze per riflettere sul mondo, per fermarci a osservare la realtà? C'è ancora spazio per sognare di cambiare davvero il mondo?
Ho come l'impressione di vivere in una comoda e narcotica poltroni di impegni che azzera o forse nasconde alla mia mente i contrasti che vivo. Scorgo il marcio e l'ingiusto di questo mondo, ma mi perdo nel tentativo di inserire questi impellenti bisogni etici, per così dire, nell'agenda del mio futuro.
E, pur cosciente di questo, non faccio nulla, rimango inerte a guardare la storia svolgersi e la prospettiva del mio futuro farsi pian piano soffocante. Come se il Tempo e la mia vita stessero andando avanti senza di me.
Provo una sensazione strana, di contrasto tra il pragmatico e il sognatore che abitano ognuno di noi, ma come tutte le lotte titaniche sembra rimanere senza un vero epilogo, e sembra, ancora una volta, che la tua vita, che è solo un breve frammento del Tempo assoluto, non sia sufficiente per vedere quale dei due aspetti dell'uomo trionferà...
Tutto, attorno, risulta frustrante e la solitudine della propria poltrona annoia terribilmente. Ci si trova ad aspettare un Godot che non arriva mai e ti chiedi: è davvero tardi per svegliarci da questo comodo torpore e riprendere in mano la responsabilità sociale che spetta a ogni cittadino del mondo? E soprattutto, c'è ancora nella nostra società quella “stella danzante” che aveva scorto Nietzsche? Insomma, siamo ancora capaci di creare un movimento sociale che abbia un peso e che faccia sentire la voce critica che grida dentro ognuno di noi? Possibile che l'inquietante nichilismo del nostro tempo abbia preso il sopravvento? O c'è una speranza? Cosa deve accadere perché il sonno finisca? Quale molla deve scattare?"

- da una lettera pubblicata su D di Repubblica.

sabato 7 febbraio 2009

Cartografie (o 'del leggere e scrivere')

Il problema era nato come gli incubi e i risvegli, tra le pareti della mia camera.

Per l’esattezza, su una parete della mia camera. La parete contro cui la mia libreria trabocca di libri, pamphlet, grossi tomi, copertine colorate, fogli sparsi.
Per un ateo quale io sono, quel lato della stanza ha spesso svolto il ruolo confortante delle piccole immagini della Madonna poste sopra i letti dei credenti. A dispetto del grigiume e dello sconforto delle mie giornate, l’altare traboccante della mia libreria non ha mai mancato di ricordarmi quanto sapienza, quanto valore riflesso illuminasse il mio tiepido cammino. Tanti libri, come le scaglie di un’armatura. Frasi imparate a memoria, che si ergevano al mio fianco, come gli sgherri di un uomo con la coscienza sporca.

Li avevo letti tutti, e me ne facevo un vanto. Di molti conoscevo a menadito perfino le note biografiche dell’autore, aneddoti inclusi. Ero, nel mio villaggio, un piccolo intellettuale; lo stregone con la grossa maschera di legno.

E poi, un giorno di siccità, mentre eseguivo la mia ennesima danza della pioggia, la mia maschera si è rotta.

Tanti libri. Li avevo mai davvero letti?
Ne conoscevo le parole a memoria. Le avevo mai davvero comprese?
Possedevo tonnellate di carta inchiostrata. L’avevo mai voluta usare?

In un risveglio sgradevole, in cui da un sogno si passa alla stanza gelata, mi accorsi che il mio altare non profumava più di incensi, ma gridava vergogna.
Niente, non avevo mai letto niente.
Avevo passato gli occhi lungo le righe, aperto il mio magazzino alle loro ricchezze. Avevo messo tutto in un caveau, da mostrare ai collezionisti e ai curiosi nelle notti di sigarette e vino rosso.
Ma nulla era mai passato attraverso la mia carne.

La mia carne era analfabeta, pigra, digiuna.
Avevo letto Zarathustra, ma ero mai salito su un monte e ridisceso nella città chiamata Vacca Pezzata?
Avevo mai navigato nel cuore della tenebra?
Avevo mai distrutto il panottico, evaso la caverna, aperto la Fortezza Bastiani, guardato l’infinito dal mio quarto piano, trasformato la mia carne nell’alchimia di Zolfo e Mercurio?

Chiusi la porta alle mie spalle e mi vergognai della mia foglia di fico. Aprii i cassetti della biancheria e con panico nascosi tutti i miei libri, i miei fallimenti sghignazzanti.
Da quanto tempo tutto questo era stato in mostra?

Nelle notti di sigarette e vino mi passò la voglia di parlare. Fumai di più e vomitai il vino, ballai fino all’alba e scelsi le parole a caso. E al grigio si sommò il grigio, senza nemmeno uno specchio distorto in cui poter dormire.

E poi, un giorno di primavera, quando il mare diventa invitante, camminando per un mercatino di rottami trovai un vecchi libro in vendita. Un trattato di ingegneria nautica. Un manuale di pratica navale. Una cartografia di rotte transoceaniche.
Un libro senza allucinazioni, senza commiserazioni, senza intrattenimento e scaglie di armatura. Un libro inutile sulle mensole. Uno strumento.

Quella sera di primavera tornai a casa con gli occhi attenti e le vene vibranti.

Dov’era stata, fino ad allora, la mia zattera?
Quali terre avevo esplorato?
Quali migliorie allo scafo?
Quali manovre mi avevano teso i muscoli?
Quali corde mi avevano bruciato la pelle?

Quella notte di primavera la luna era soltanto un orpello.
Le mie parole divennero punte di compasso, lame di accetta.
Le mie dita scorsero veloci sulla carta e tracciarono nuove rotte, cartografie esatte delle mie direzioni. Scrissi col bianco della mia scia.

Capii che cosa scrivere, capii che cosa leggere. Come leggere.
Con lo sguardo attento del capitano, lo spirito astuto del fuggiasco, le scarpe del viandante.
Non volevo più libri, volevo suole.

E Dio benedica i calzolai e i cartografi, e ci trasformi in nomadi sulle vie dei canti.
Perché i nostri canti costruiscano le strade, e i nostri piedi seguano le note.
Fino a che lo spettacolo non decida di finire, il sipario marcisca e tutti gli spettatori crollino dalle loro poltrone. Fino a che i viandanti diventino una folla e non si chiamino più gente. Fino al giorno in cui ci si ritrovi attorno al fuoco, a raccontare le nostre imprese e insegnare come ripeterle.

Fino al mattino d’estate, in cui si ricomincerà a insegnare ed imparare.
E si deciderà, ancora una volta, di fare la Storia.




Federico

RECINZIONI - Ultimi film visti

Milk (G. Van Sant, 2008).
Dopo aver passato i primi quarant'anni della sua vita a nascondere con vergogna la sua omosessualità, rimorchiando giovanotti tra i cessi della metropolitana newyorkese, il colletto bianco Harvey Milk si trasferisce col nuovo fidanzato nel "rivoluzionario" quartiere di Castro, epicentro della controcultura sanfranciscense, da dove inizia una lunga e alla fine scalata al potere politico locale e poi nazionale. Sarà il primo deputato dichiaratamente gay della Storia. Epilogo tragico. Forse il più hollywoodiano, assieme a Will Hunting, dei film di Van Sant. Bio-pic corretto e pulito, fedele alla verità storica (piacevole o sgradevole che sia), misurato e compatto in tutte le sue componenti. Ha molti aspetti in comune - tra cui alcuni manierismi - con Philadelphia di Demme; ma anche la straordinaria bravura di tutti gli interpreti, a cominciare da uno S. Penn sicuro candidato all'Oscar.
Voto: ***1/2

La Classe (L. Cantet, 2008)
Un anno scolastico in una scuola di periferia parigina, visto dalla prospettiva di professore e alunni di una classe multietnica, variopinta, difficile. Si discute, si litiga, si fanno i conti con famiglie appena immigrate che a stento parlano il francese, con alunni che si dividono ruoli e rivalità in base all'etnia o al Paese di appartenza; si decide e si concerta per proveddimenti disciplinari e per la nuova macchinetta del caffé. Attori (non professionisti) tutti bravissimi in un film forse troppo verboso, volutamente ambiguo in certi passaggi (si privilegia l'approccio umano alle tensioni razziali o la fredda disciplina?), forse sopravvalutato ma certamente potente e incisivo nella caratterizzazione di un'epoca storica, di una fase di passaggio per l'Europa nella quale il sistema educativo ha perso il filo, la raison d'étre, le motivazioni. Il film che ha scalzato Gomorra dal mazzo di pellicole candidate all'Oscar come miglior film straniero, ne condivide, in fondo, l'impostazionae a metà tra fiction e documentario. Improvvida Palma d'Oro a Cannes.
Voto: ***1/2

Valzer con Bashir (A. Folman, 2008)
Il regista Folman ha inconsapevolmente cancellato due-tre anni della sua vita, dal 1982 al 1984: o meglio, alcuni giorni trascorsi in quegli anni, i giorni del massacro nel campo palestinese di Sabra e Chatila. Solleticata la sua inquietudine da un commilitone e amico tormentato dagli incubi (i 26 cani uccisi durante le pattuglie notturne in Libano ora lo inseguono tutte le notti), Folman va alla ricerca di tutte le persone che venticinque anni prima lo accompagnarono, da ragazzi alla prima esperienza militare, in quella sciagurata avventura; cerca di riannodare i fili della memoria, episodio dopo episodio, e nel farlo non riacquista solo una consapevolezza personale, ma collettiva perché anche gli altri, in realtà, avevano in parte rimosso l'insieme della vicenda. Non è tanto un film sul famigerato massacro, quanto sull'osceno, quotidiano squallore della guerra e degli uomini che la combattono. Dunque straordinario, visionario, caleidoscopico docu-drama in forma di cartone animato digitale. L'efficacia della struttura narrativa, le trovate visive, l'incisività dei dialoghi e della suggestiva colonna sonora fanno perdonare anche alcune forzature (eccessivamente) estetizzanti: se il fine era quello di lasciare un segno nella memoria dello spettatore, le platee internazionali hanno finora risposto con un'accoglienza travolgente, ovunque. Candidato all'Oscar tra i 9 film che hanno escluso Gomorra: in questo caso accantoniamo i nazionalismi e togliamoci tanto di capello.
Voto: ****

The Millionaire (D. Boyle, 2008)
Come ha fatto Jamal, un teaboy cresciuto nelle bidonville di Mumbai, a partecipare alla versione indiana di Chi vuol essere Millionario? ed arrivare fino alla domanda che gli frutterà 20milioni di rupie? La polizia lo interroga, lo malmena, lo tortura: lui ricostruirà le tappe della sua vita a partire da ogni risposta (facile per lui, impossibile per gli altri). E' una storia d'amore classica, a tratti più che inverosimile, dunque una favola coloratissima e visionaria (nello stile del miglior Boyle, quello di Trainspotting e The Beach, nonostante le stroncature). E' la storia dell'India contemporanea che si riunisce dinnanzi alla tv per le "epopee" e gli "eroi" da Rischiatutto: come gli italiani degli anni cinquanta, il popolo degli slums assiste al Boom delle speculazioni edilizie, dei call center esternalizzati, delle star cinematografiche. Codiretto con una regista indiana, condito da numerose citazioni del New Indian Cinema. Sono le scenografie, le musiche, i colori, i costumi e i trucchi i veri aedi danzanti di quest'inno alla vita come non se ne vedono spesso, ormai, nelle nostre sale occidentali.
Voto: ***1/2


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Legenda: *=pessimo **=mediocre ***=buono ****=ottimo *****=capolavoro

venerdì 6 febbraio 2009

Domenico Modugno - La lontananza (1970)

Tempi Bui.I Ministri



"E mi cambierò nome..."

giovedì 5 febbraio 2009

P.I.L. - This is not a love song (1983)



From Waltz with Bashir O.S.T.

mercoledì 4 febbraio 2009

Cara Milano mia

La Fata che mi rallegra la vita da quando son nato è lanosa,furba,amante dei cani bolliti,stanotte m'è venuta in sogno e m'ha detto una parola elementare ma saggia: "Amami".
Per Milano piovevano preghiere pie e calme,la mia malinconia si è allagava piano di foglie gialle di autunni passati,quando lei si è chinata su di me e mi ha baciato: "Sei un cane arancione che mi fa senso,ma mi piaci lo stesso".
Così,cara città mia,tu hai perfettamente ragione a sostenere che il soldo pesa più dell'Anima,ma pure io ti rispondo che anche i Poeti hanno il loro bravo stipendio degli dèi: pane,aglio e chiacchere fosforescenti. Così si mangia lo stesso e si tira avanti la carretta non c'è male.
Certo,cara città mia,che nessuno crede più in niente e nessuno,ma almeno l'Amore qualcuno dovrebbe pensarci a salvarlo,o forse semplicemente è meglio che nessuno si preoccupi perchè tanto è Lui che salva noi. Così Roberto Longhi è un direttore è un direttore di una lunga catena di supermercati di buone azioni,Mauro Sinigaglia è protetto dalla Madonnina in persona. Icaro Ravasi è presidente di una banca di belle canzoni felici.
Così,cara Milano mia,ricordati dei Poeti che ti elogiano per niente se non per Bellezza e ti vogliono un bene dell'anima senza mai chiedere niente in cambio. Solo che qualche passante si fermi,prenda qualche piccolo libro e se lo porti a casa come un prezioso cielo stellato che soltanto tu,cara città mia,hai così pieno di santi,di peccatori,di belle donne e di artisti così coraggiosi e spericolati da affidare le loro Speranze solo al tuo vecchio grande cuore.
( D'Ambrosio Angelillo, "Ogni cuore è un enigma"#
Piccola Casa Editrice Acquaviva
http://www.dambrosioangelillo.it/ )
E date un occhio anche a questo blog,se v'interessa...http://soldatorock.blogspot.com/

domenica 1 febbraio 2009


Marshall McLuhan e il ''villaggio globale''

Con il telegrafo, l' uomo occidentale ha iniziato ad allungare i suoi nervi fuori dal proprio corpo. Le tecnologie precedenti erano state estensioni di organi fisici: la ruota è un prolungamento dei piedi; le mura della città sono un' esteriorizzazione collettiva della pelle. I media elettronici, invece, sono estensioni del sistema nervoso centrale, ossia un ambito inclusivo e simultaneo. A partire dal telegrafo, abbiamo esteso il cervello e i nervi dell' uomo in tutto il globo. Di conseguenza, l' era elettronica comporta un malessere totale, come quello che potrebbe provare una persona che abbia il cervello fuori dalla scatola cranica. Siamo diventati particolarmente vulnerabili. L' anno in cui fu introdotto il telegrafo commerciale in America, il 1844, fu anche l' anno in cui Kierkegaard pubblicò Il concetto dell' angoscia. La caratteristica di tutte le estensioni sociali del corpo è che esse ritornano a tormentare i loro inventori in una sorta di rimorso di incoscienza. Proprio come Narciso, che si innamorò di un' esteriorizzazione (proiezione, estensione) di se stesso, l' uomo sembra innamorarsi invariabilmente dell' ultimo aggeggio o congegno, che in realtà non è altro che un' estensione del suo stesso corpo. Quando guidiamo la macchina o guardiamo la televisione, tendiamo a dimenticare che ciò con cui abbiamo a che fare è soltanto una parte di noi stessi messa là fuori. In questo modo, diventiamo servomeccanismi delle nostre stesse creazioni e rispondiamo ad esse nel modo immediato e meccanico che esse richiedono. Il punto centrale del mito di Narciso non è che gli individui tendono a innamorarsi della propria immagine, ma che si innamorano di proprie estensioni, convinti che non siano loro estensioni. Penso che questa sia un' immagine piuttosto precisa di tutte le nostre tecnologie, e ci invita a riflettere su una questione fondamentale: l' idolatria della tecnologia comporta un intorpidimento psichico. Agli occhi di osservatori successivi, ogni generazione sospesa dinanzi a un grande cambiamento sembra essere stata del tutto inconsapevole dell' imminenza e dei punti fondamentali dell' evento stesso. Ma è necessario comprendere il potere che hanno le tecnologie di isolare i sensi l' uno dall' altro, e così di ipnotizzare la società. La formula dell' ipnosi è «un senso alla volta». I nostri sensi privati non sono sistemi chiusi ma vengono incessantemente tradotti l' uno nell' altro in quella esperienza sinestetica che chiamiamo coscienza. I nostri sensi estesi, strumenti o tecnologie, sono invece sistemi chiusi, incapaci di interazione. Ogni nuova tecnologia diminuisce l' interazione e la consapevolezza dei sensi proprio nell' area a cui quella tecnologia si rivolge: si verifica una sorta di identificazione tra osservatore e oggetto. (...) La nuova tecnologia elettronica, però, non è un sistema chiuso. In quanto estensione del sistema nervoso centrale, essa ha a che fare proprio con la consapevolezza, con l' interazione e con il dialogo. Nell' era elettronica, la stessa natura istantanea della coesistenza tra i nostri strumenti tecnologici ha dato luogo a una crisi del tutto inedita nella storia umana. Ormai le nostre facoltà e i nostri sensi estesi costituiscono un unico campo di esperienza e ciò richiede che essi divengano collettivamente coscienti, come il sistema nervoso centrale stesso. La frammentazione e la specializzazione, tratti caratteristici del meccanismo, sono assenti. Tanto siamo inconsapevoli della natura delle nuove forme elettroniche, altrettanto ne veniamo manipolati. (...) I modi di pensare generati dalla cultura tecnologica sono molto diversi da quelli favoriti dalla cultura della stampa. A partire dal Rinascimento, la maggior parte dei metodi e delle procedure hanno teso fortemente a enfatizzare l' organizzazione e l' applicazione visiva del sapere. I presupposti latenti nella segmentazione tipografica si manifestano nella frammentazione dei mestieri e nella specializzazione delle mansioni sociali. La scrittura favorisce la linearità, ossia una consapevolezza e un modo di operare secondo il principio «una cosa alla volta». Da essa derivano la catena di montaggio e l' ordine di battaglia, la gerarchia manageriale e la divisione in dipartimenti che caratterizza le strutture accademiche. Gutenberg ci ha dato analisi ed esplosione. Frammentando il campo della percezione e dell' informazione in segmenti statici, abbiamo realizzato cose meravigliose. I media elettronici operano però in modo diverso. La televisione, la radio e il giornale (che a sua volta era legato al telegrafo) hanno a che fare con lo spazio acustico, vale a dire con quella sfera di relazioni simultanee creata dall' atto di ascoltare. Noi udiamo suoni provenienti da tutte le direzioni nello stesso momento; questo crea uno spazio unico, non visualizzabile. La simultaneità dello spazio acustico è l' esatto contrario della linearità, del prendere una cosa alla volta. E' molto sconcertante rendersi conto che il mosaico di una pagina di giornale è «acustico» nella sua struttura fondamentale. Questo, tuttavia, vuole dire soltanto che qualunque struttura, le cui componenti coesistano senza connessioni o legami diretti, lineari e creino un campo di relazioni simultanee, è acustica, anche se alcuni suoi aspetti possono essere visualizzati. Le notizie e le pubblicità che si trovano sotto la data di un giornale sono tenute insieme soltanto dalla data. Non hanno alcuna interconnessione di natura logica o discorsiva. Eppure formano un mosaico legato all' immagine aziendale le cui parti si compenetrano tra loro. Questo è anche il tipo di ordine che tende a costituirsi in una città o in una cultura. E' un' unità di tipo orchestrale e vibrante, non l' unità del discorso logico. Il potere tribalizzante dei nuovi media elettronici, il modo in cui essi ci riportano alla dimensione unificata delle antiche culture orali, alla coesione tribale e a schemi di pensiero preindividualistici, non è stato realmente compreso. Il tribalismo è il senso di un profondo legame di famiglia, è la società chiusa come norma della comunità. La scrittura, in quanto tecnologia visiva, ha dissolto la magia tribale ponendo l' accento sulla frammentazione e sulla specializzazione, e ha creato l' individuo. D' altra parte, i media elettronici sono forme di gruppo. I media elettronici dell' uomo di una società alfabetizzata riducono il mondo a una tribù o a un villaggio in cui tutto capita a tutti nello stesso momento: ognuno conosce e dunque partecipa a ogni cosa che accade nel momento in cui essa accade. (...) Siamo diventati come l' uomo paleolitico più primitivo, di nuovo vagabondi globali; ma siamo ormai raccoglitori di informazioni piuttosto che di cibo. D' ora in poi la fonte di cibo, di ricchezza e della vita stessa sarà l' informazione. Trasformare tale informazione in prodotti, a questo punto, è un problema che riguarda gli esperti di automazione e non più una questione che comporta la massima divisione del lavoro e delle capacità umane. L' automazione, come tutti sappiamo, permette di fare a meno della forza lavoro. Questo terrorizza l' uomo meccanico perché non sa che cosa fare nella fase di transizione, ma significa semplicemente che il lavoro è finito, morto e sepolto. (...) Quando nuove tecnologie si impongono in società da tempo abituate a tecnologie più antiche, nascono ansie di ogni genere. Il nostro mondo elettronico necessita ormai di un campo unificato di consapevolezza globale; la coscienza privata, adatta all' uomo dell' era della stampa, può considerarsi come un cappio insopportabile rispetto alla coscienza collettiva richiesta dal flusso elettronico di informazioni. In questa impasse, l' unica risposta adeguata sembrerebbe essere la sospensione di tutti i riflessi condizionati. Penso che, in tutti i media, gli artisti rispondano prima di ogni altro alle sfide imposte da nuove pressioni. Vorrei che ci mostrassero anche dei modi per vivere con la nuova tecnologia senza distruggere le forme e le conquiste precedenti. D' altronde, i nuovi media non sono giocattoli e non dovrebbero essere messi nelle mani di Mamma Oca o di Peter Pan. Possono essere affidati solo a nuovi artisti. -