martedì 30 giugno 2009

Michael in Heaven

domenica 28 giugno 2009

venezia senz'acqua


per vedere le altre clicca sull'immagine

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venerdì 26 giugno 2009

siamo ONLINE !

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la rivista a cui lavoro da un anno (come copy editor e bestia da soma) finalmente é online !

check it out !

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Ciao a tutti!!! Per festeggiare l'inizio del weekend e salutare la dipartita del nostro amato Michael (direi solo musicalmente) propongo un aperitivello ore 19:15 all'Hora Feliz e poi per proseguire birrette a fiumi al amato e odiato Confine!!!

Mi associo al saluto a Michael...

Tra i primi ascoltati nelle music-cassette
di mia sorella, tra i primi sounds ballati
davanti allo specchio, tra i primi ricordi
televisivi anni '80...
Arrivederci 'molleggiato d'America'!!!




Ciao Michael...

Il 25 giugno alle 14:00 muore per arresto cardiaco il più grande.

mercoledì 24 giugno 2009

Dedicato alle mie berlinesi...anche alle paccare!




Piccolo aneddoto:
Ascoltavo questa canzone nel mio mp3 quando stavamo organizzando il Capodanno a Berlino,quest'inverno...E già allora pensavo che alla fine l'avremmo vista in estate!!!;-)

Se avete un po' di tempo,fatevi due risate!



Questi sono gli aspetti drammatici, aspetti drammatici aggravati da un altro aspetto pubblico, che è la selezione della classe dirigente del partito di maggioranza relativa, Popolo delle Libertà, milioni di elettori che meriterebbero qualcosa di meglio, non è che solo perché uno è di centro-destra deve avere come alternativa quando va alle urne, votare un pregiudicato, votare una mignotta, è evidente che uno solo perché è di centro-destra non può essere punito così severamente, avrà diritto a qualcosa di normale anche lui, come quelli di centro-destra in Francia, in tutti gli altri paesi del mondo dove ci sono centro-destra assolutamente rispettabili come in Francia Sarcozy, in Germania la Merkel etc., etc..

Gang of Four - At Home He's a Tourist (1979)



Da Entertainment! Di diritto nella mia "top 50 albums".

50 POP CULT - La mia rappresentazione da consumatore

#46 - La percezione è tutto

Mi sono imbattuta in questa storia che dimostra come il contesto di utilizzo, il brand e il prezzo influenzano anche il consumo culturale. Dimostra come la qualità e la bellezza non siano un valore assoluto, ma relativo anche per l'arte.
Bisognerebbe leggere "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" per capire a pieno le implicazioni di questo esperimento.

Dal Washington Post, un esperimento sociologico che è anche un'ottima campagna virale.

E noi diamo ancora retta a Baricco e alle sue inutili filippiche contro lo spreco per l'opera lirica e la musica classica.

Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?". Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"

Limonata punk

Sarà la mia colonna sonora dell'estate berlinese :-)
Attente!

“Siamo tutti Tg1”, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo Servizio Pubblico Radiotelevisivo. L’Assemblea Nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual e’ il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura. Vale anche per il Tg2, responsabile di analoghe omissioni, per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali. Vale per tutti i giornalisti del Servizio Pubblico, anche per quelli che, come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini, ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone. Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del DDL Alfano sulle intercettazioni che dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera si appresta ad approdare in Senato. L’Assemblea dei Cdr Rai da mandato all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie.

APPROVATO ALL’UNANIMITA’

Roma, 23 giugno 2009

L’Assemblea Nazionale dei Cdr Ra

lunedì 22 giugno 2009

REFERENDUM

ABROGATO TAGLIO LISCIO DELLA FRANZA...

MI PIACE?

SI....

TANTOOO..

MELTINQUOTE: antidepressivi

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"Spamma che ti passa."

(Alfredo Bosco, studente)

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Nuovo look!

Like a virgin... quando un riadattamento fa diventare musica una canzone pop

la musica del buongiorno

Invertire la rotta

Da Il Manifesto, 19/6/2009, di Piero di Siena

La discussione a sinistra, dopo il risultato delle europee, non poteva incominciare in modo peggiore. Rifondazione e i suoi alleati ora brandiscono il vessillo dell’unità a sinistra ma per sventolarlo non contro la destra ma contro una possibile ricostruzione di un nuovo centrosinistra, senza nemmeno un briciolo di autocritica rispetto al fatto che nel corso di quest’anno quella unità ha contribuito più volte ad affossarla. Gli esponenti di Sinistra e Libertà per lo più alzano steccati a sinistra in nome del rinnovamento, proclamano orgogliosi la loro autosufficienza, affermano che quel 3,1% è tutta la nuova sinistra e da lì bisogna ripartire, mentre malignamente gli altri più o meno apertamente insinuano che sarebbero ormai pronti, molti di loro, a passare armi e bagagli al Pd.
Se l’Italia e l’Europa non fossero, come i risultati generali delle elezioni europee hanno messo in luce, in una situazione drammatica, in cui la pochezza delle risposte dei governi dell’Unione di fronte alla crisi, e soprattutto l’assenza di una comune politica, lasciano libero sfogo alle paure e alle reazioni xenofobe, ci sarebbe di che sorridere. Sembra di essere alla fine degli anni Venti del secolo scorso, quando socialdemocratici e comunisti impegnati in una lotta fratricida senza quartiere non videro che il fascismo con l’imminente avvento di Hitler al potere in Germania si accingeva e diventare un fenomeno europeo. Solo che, naturalmente, quando la storia si ripete da tragedia si trasforma in farsa.
Ha ragione quindi Fausto Bertinotti quando intende suggerire che se si vuole ricostruire la sinistra in Italia e in Europa bisogna avere uno sguardo più largo che vada oltre la sua attuale configurazione e rivolgere l’attenzione all’intero sistema politico e alle sue dinamiche. Ma egli stesso rischia di alimentare equivoci e contribuire allo smarrimento imperante a sinistra quando oscilla tra l’attesa passiva di un’implosione del nostro sistema politico e la ricerca di un’improbabile confluenza in un unico soggetto di un arco di forze che va da Rifondazione ai radicali passando per Italia dei Valori e il Pd.
Mi chiedo: ma perché non è possibile, per rifondare la sinistra nel nostro Paese, partire dalla società italiana, dalle sue contraddizioni e i suoi problemi, e da una rinnovata centralità del lavoro, invece che da noi e le nostre dispute che risultano sempre più astruse per la maggioranza degli italiani? Perché per rifondare se stessa la sinistra non punta a una riforma dell’agire politico e della rappresentanza per contribuire a rilegittimare la politica democratica che rischia di essere affossata dal discredito che riscuote presso l’opinione pubblica prima che dalle manovre e dalle intenzioni eversive di Silvio Berlusconi? 
Insomma, l’Italia ha bisogno di una sinistra che sappia rimettere al centro della propria agenda la costruzione di un’opposizione efficace alla destra e quindi di un’alternativa di governo. Non c’è contraddizione tra autonomia della sinistra e una politica delle alleanze tesa alla costruzione di una nuova coalizione democratica. Chi si sottrae al secondo compito per timore che il primo ne sia compromesso, e chi in nome del secondo obiettivo è disposto a sacrificare il primo, ambedue condannano alla sconfitta sia l’una che l’altra prospettiva.
Ora il 26 giugno a Bologna coloro che avevano promosso l’appello per una lista unitaria alle europee propongono di collocare la ricostruzione della sinistra politica nel quadro di una discussione che anteponga l’analisi dei problemi e delle condizioni reali di economia e democrazia nel nostro Paese a formule politiche astratte. E lo fanno senza frapporre limiti e steccati verso chicchessia. Sono gli stessi che avevano dato vita all’incontro di Firenze del luglio scorso, dove era stata lanciata la manifestazione unitaria della sinistra tenutasi poi nell’ottobre. La proposta di presentare un’unica lista alle elezioni europee lungi dall’essere un anacronistico omaggio a vecchie concezioni dell’unità della sinistra, come sembrano credere soprattutto alcuni esponenti di Sinistra Democratica, era la maniera di porre in termini realistici l’ipotesi avanzata da Gabriele Polo che la sinistra “saltasse un giro”, in modo da non sottoporre al vaglio del raggiungimento della soglia di sbarramento le diverse prospettive strategiche in campo, per affidarle alla verifica di un tempo più lungo.
E’ sinonimo di vecchia politica l’idea che i gruppi dirigenti debbano brandire come verità assolute le proprie convinzioni perché ciò rassicurerebbe il corpo dei militanti e lo ricompatterebbe, quando i tempi che attraversiamo consiglierebbero che esse fossero vissute e fatte vivere con spirito critico e senso del limite.
Non dobbiamo nascondercelo: la formazione delle due liste ha costituito una sconfitta politica per quelli che hanno tentato di evitarla soprattutto perché era facilmente prevedibile che dopo le elezioni la discussione si sarebbe ulteriormente avvitata su se stessa.
Vi sono le condizioni per invertire la rotta? Le vicende di quest’anno rischiano di indurci al pessimismo. E comunque vedremo che cosa accadrà a Bologna il 26 giugno. Quel che è certo è che questa inversione di rotta costituisce l’unica prospettiva per cui vale la pena lottare.

domenica 21 giugno 2009

musica italiana

Io ti lascerò.
Tu andrai, e accosterai il tuo viso a un'altro viso,
le tue dita allacceranno altre dita
e tu sboccerai verso l'aurora,
ma non saprai che a coglierti sono stato io.
Perché io sono il grande intimo della notte.
Perché ho accostato il mio viso al viso della notte
e ho sentito il tuo bisbiglio amoroso
e ho portato fino a me la misteriosa essenza del tuo abbandono disordinato.

Io resterò solo
come veliero nei porti silenziosi,
ma ti possiederò piu di chiuunque
perché potrò partire
e tutti i lamenti del mare, del vento, del cielo, degli uccelli, delle stelle
saranno la tua voce presente
la tua voce assente
la tua voce rasserenata.

Da
"Io so che ti amerò" Ornella Vanoni.

sabato 20 giugno 2009

Fritz il gatto (1972)



Storia di Fritz, gatto-studente contestatore fricchettone e libertino, con scontri coi porci poliziotti, ammucchiate e grandi fumate di marijuana. È l'animazione dei personaggi a fumetti del disegnatore underground californiano Robert Crumb. Il lungometraggio – caso forse unico di un film d'animazione vietato ai minori di 18 anni! – fece molto scandalo per la sua spregiudicatezza. Costato un milione di dollari, ne incassò trenta solo nel Nord America. Oggi è solo un divertente, innocuo, originalissimo reperto (con un pessimo doppiaggio italiano). Seguito da The Nine Lives of Fritz the Cat.

Voto: ***

CINE WARNING ! stasera 19,00 spazio OBERDAN

film cubano molto grazioso. per leggere la trama clicca QUI

Ma famose su una risata!

SuperTelegattoneeeee...maoooooooooo!!!

Ripropongo il solito monito...


...e pensatemi
schiavizzata ai
seggi...
tra 4 schede...
e mille scassa-
palle che non
sapranno cosa
e come votare!

venerdì 19 giugno 2009

giovedì 18 giugno 2009

Ciao a tutti, è da un pò che qui non "posto", venerdì sera ci sarebbe una seratina all' insegna del divertimento che ne dite di farci un salto???
Ingresso 4€ (via moncucco 29 zona famagosta)
http://www.myspace.com/magazzeno

mercoledì 17 giugno 2009

Morte di un suonatore di fisarmonica.



"...La gente intanto si è diradata. Quella che è ancora lì o sta arrivando in quel preciso momento non si volta nemmeno. Si vede che sente la morte lì a un passo, e non vuole vedere, vuole obliterare al più presto, andarsene. Solo qualcuno rimane per qualche istante a guardare atterrito o spaesato, poi si allontana, tornando indietro verso i binari o avviandosi in fretta verso l’uscita."+

(il resto lo trovate qui)

Interessante attualizzazione...


Quasi tutti adolescenti, guadagnano dai 50 ai 200 euro al giorno
Per 750 vanno a vivere una settimana in casa di chi li vuole


Roma, i nuovi "ragazzi di vita"
"Noi in vendita nella notte"


"Prima c'eravamo solo noi e i tunisini, adesso sono arrivati tutti 'sti romeni"
di ATTILIO BOLZONI

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/ragazzi-di-vita-roma/ragazzi-di-vita-roma/ragazzi-di-vita-roma.html


Ricordatelo!

Ninetieswerefun / Kairo - En los espejos de un café (1994)



Edmondo Berselli, sociologo: "gli 883 non possono assolutamente essere catalogati come un fenomeno irrilevante sociologicamente. Magari irritante sì, ma irrilevante assolutamente no,"

Ban police use of Tasers

(in Italia arriveranno presto. Pregustatevi il divertimento...)

da The Guardian, 17-6-09

The video released of police officers punching and Tasering a man lying on the ground speaks for itself. Once you give a weapon like this to the British police it will be used and abused as a weapon of punishment and torture. It seems only a matter of time before one of the hot–headed thugs – that now seem to constitute the majority of officers on the street – kills someone who is "resisting arrest", like this man in Nottingham.
There is an investigation into this incident yet nothing seems likely to shake the Home Office's faith in these lethal weapons, which – it is claimed – have killed 334 people between 2001 and August 2008 in the US. Last year that apology for a home secretary, Jacqui Smith, sanctioned the purchase of 5,000 Taser stun guns at a cost of £4m. It is the first instalment of 10,000 Tasers ordered from Taser International, the American company that manufacturers the 50,000-volt weapon.

The police were quick to see its potential. Last January officers in Llandudno, North Wales, fired the weapon at an 89-year-old war veteran who had gone missing from his care home and threatened to cut his throat with a piece of glass. Police said they took the decision to stun him for his own safety, which suggests that none of the officers present was man enough to remove the piece of glass from the feeble grip of a very old man.

The following description from Johann Hari's column last year gives an idea of the sort of pain involved and the abuse that was already current before the mass distribution of these weapons. The quote comes from Daniel Sylvester, the 46-year-old owner of a security firm, who was walking down the street when a police van screeched to a halt.

He didn't know what they wanted, but obeyed when they told him to approach slowly. 'I then had this incredible jolt of pain on the back of my head,' he explains. The electricity made him spasm; as he fell to the ground, he felt his teeth scatter on the tarmac and his bowels open. Then they shot me again in the head. I can't describe the pain.' (Another victim says it is like someone reached into my body to rip my muscles apart with a fork.') The police then saw he was not the person they were looking for, said he was free to go, and drove off.

Tasers kill, as is evident in this disturbing footage of a Polish man being shot at Vancouver airport by officers of the Canadian Royal Mounted Police(RCMP).

Amnesty International says that 25 Canadians have been killed by Tasers, Canada has now restricted use of the Taser gun and disallowed deployment for "excited delirium".

What is striking is the similarity in the behaviour of the officers in Nottingham and that of the RCMP. In fact a large number of films to be found on YouTube show the same total lack of concern for people who are already on the ground and are no threat. A red mist seems to descend in the officers.

Or is it merely panic? Certainly the shooting of the war veteran in Wales would seem to indicate that police officers are so imbued with the doctrines of health and safety that they think nothing of hurting some innocent member of the public rather than risking their own safety.

Many believe that this is the right way round and point to an increase in violent crime. But I would argue that when there are British police officers under investigation for water torture and numerous complaints about the violent policing of the G20 demonstrations it seems only sensible that the new home secretary suspends the weapon until a full review has been completed. The Taser is bad for the police and bad for the public and it should be banned in all but exceptional circumstances.

martedì 16 giugno 2009

Geghegè!



IL VIDEO E' DAVVERO UNA FIGATA...SUPER-OPTICAL!

E Pippo e Pippo...

Merdonna, che film !

A parte la pessima traduzione del titolo (filth & wisdom = schifo e sensatezza) il film di Madonna é veramente un colpaccio!
A.K., il cantante dei Gogol Bordello, convive a Londra con Holly e Juliet. Lui sbarca il lunario prestandosi a favolose prestazioni sadomaso per pochi selezionati clienti. Holly dedica la sua vita alla danza classica e si lamenta che non riesce a trovare uno straccio di lavoro. A.K. delicatamente le suggerisce che ai nostri tempi non gliene frega un cazzo a nessuno del balletto e che dovrebbe darsi allo streap-tease per fare gruzzolo. Juliet lavora nella farmacia di un indiano raccogliendo offerte per i bambini africani e inculandosi flaconi di sonniferi e ansiolitici per uso personale, non ha mai messo piede fuori dall'Inghilterra e vorrebbe andare in Africa a fare volontariato, ma non si sa decidere.
divertente, ironico e a tratti critico su una questione di vitale importanza: chi ci può dire cosa fare nella vita siamo solo noi stessi e il modo in cui ci guadagnamo da vivere può coincidere o meno con il nostro modo di essere, basta esserne consapevoli.

lunedì 15 giugno 2009

Parza ITA


Ciao ragazzuoli e ragazzuole...

qualcuno ha voglia di vedersi la partita dell'Italia di stasera da qualche parte condita da un fresco birrozzo??

domenica 14 giugno 2009

venerdì 12 giugno 2009

L'insostenibile pesantezza dell'eleggere.

[A mente fredda, ripercorriamo quanto è successo nelle urne italiane ed europee la settimana scorsa. Chi avrà voglia di dedicarci dieci minuti di lettura potrà liberamente controbbattere o commentare. Tutti gli altri perdonino lo spazio occupato.]




  1. I socialisti nel Vecchio Continente hanno raccattato il 20% in Germania, il 16% in Francia. I laburisti sono addirittura arrivati terzi col 15% in Gran Bretagna. In Spagna il partito di Zapatero, al governo da quattro anni, è arrivato al 38%, ma scavalcato dai popolari col 42%. Il Pd ha tutte le ragioni per non usare toni catastrofisti: tranne lo storico PSOK in Grecia, nessun partito di centro-sinistra è riuscito a vincere in Europa. Impressionante.
  2. Non sorprende invece l'avanzata imperiosa dei partiti d'estrema destra: ormai chi li vota non sente più la pressione dello stigma sociale; il linguaggio xenofobo, per osmosi o imitazione, è stato adottato anche dalle forze centriste e liberaliste, senza vergogna alcuna. I razzisti anti-globalizzazione sono stati sdoganati, e con decisione, dalle forze più moderate che ne temevano la concorrenza, e che hanno finito così col realizzare uno straordinario autogol.
  3. L'Italia, paese di insostenibili fissità, è anche l'unico posto dove si possono trovare, nell'ordine: un sindaco, quello di Pavia, appena ventinovenne, del Pdl ma viaggiatore appassionato dell'Africa; un candidato Pd al Comune di Firenze, Matteo Renzi, trentunenne, che ha avuto il coraggio di mandare a quel paese l'estrema sinistra che l'ha costretto al ballottaggio; e infine un altro, donna e di colore, ma iscritta alla Lega, che ha come "idoli" Bossi e Obama (sic).
  4. La corazzata governativa ha mobilitato tutti i mezzi possibili per occupare ogni spazio mediatico; la segreteria Franceschini ereditava due anni di discredito e di lotte fratricide che, incredibilmente, continuano ancor ora, rappresentate dalle mille mefistofeliche incarnazioni dell' affondatore D'Alema. Il governo aveva "riformato", con pochi e repentini colpi di mano, la scuola, la sanità, la giustizia; aveva mobilitato uomini e mezzi per il Sud e per l'Abruzzo; aveva "respinto" clandestini con pratiche eclatanti e barbare; era intervenuto con forza nella questione etica Englaro. Berlusconi insomma sperava nel trionfo, nell'umiliazione dell'avversario: così non è avvenuto. L'elettorato del Pd, sconfortato e deluso, alla fine, dopo tante polemiche, è accorso in maniera discreta a sostenere la "sopravvivenza" dell'unico partito di opposizione credibile insieme all'Idv. Il bicchiere va visto mezzo pieno.
  5. L'onta di discredito che ha condizionato e condizionerà ancora a lungo la reputazione del Pd a Nord come al Sud è, non dimentichiamolo, la questione rifiuti in Campania. Bisognerebbe anche capire - e studiare - quanto ha pesato la presenza costante, ossessiva, di Berlusconi nel capoluogo partenopeo, prima e durante il disastro, così come in Abruzzo. Le terre meridionali sono perennemente in cerca di un "uomo forte". Lo Stato, per definizione, è "assente". Con le sue continue sortite e gli effetti strappalacrime il premier ha rappresentato il decisionismo, l'interventismo, l'homo faber. Contrapposto alla patetica lagnosità di sinistre radicali, ambientalisti, bassoliniani, etc. E' un dato centrale per capire il plebiscito del Pdl in certe regioni.
  6. Parliamo dell'Idv. Perché ha tanto successo? Si può liquidare il tutto come un "fenomeno" temporaneo? Come il frutto dell'irresistibile attrazione degli italiani per la denuncia qualunquista e fine a se stessa? Per le filippiche dei Savonarola contro la Casta? La realtà è ben diversa, e ci dice che il Pd, condizionato dalle immarcescibili gerontocrazie interne, da un apparato dirigente che non muta da quasi diciotto anni, è risultato incapace di fare un'opposizione netta, chiara, stimolante. Ci sono delle palesi emergenze democratiche: nella stampa, nella televisione, nella gestione del fenomeno immigrazione. Nelle pratiche di governo e di controllo dei servizi e dell'esercito. Nell'uso demagogico dei mass media. L'Idv, con tutti i suoi limiti, è il partito più moderno del Paese, perché adotta un linguaggio efficace, punta su uomini freschi e non inficiati da antichi meccanismi di partito, e allo stesso tempo non rinuncia alle sacrosante battaglie "concrete", che troppi hanno dimenticato. E' insomma un partito-movimento espressione del baratro in cui siamo caduti. Ma necessario.
  7. Certamente più necessario, almeno nell'immediato, della baraccopoli di terzomondisti, ecologisti, vegani e amici-dei-rom che si sono presentati divisi alle elezioni per la semplice questione del simbolo falce-e-martello. Incredibile. La sinistra "radicale" si è completamente sputtanata da anni di "lotta e di governo", la loro base è ormai composta da un'accoppiata antropologica - il borghese nostalgico e il giovane "puro" e/o "esteta" che-non-si-sente-rappresentato - che difficilmente potrà dare un contributo nella lotta ai Tiranni del nostro tempo. Le percentuali risibili raccolte alle ultime elezioni fanno capire un'altra cosa: che la sinistra cosiddetta eretica ha perso quasi ogni interesse nelle consultazioni democratiche. Il destino dell'opposizione gli interessa relativamente: per quanto lavoro potrà fare un leader progressista, c'è un pezzo della società che ha scelto volontariamente, e comprensibilmente, l'esilio nel suo stesso Paese.
  8. Dunque bisogna puntare sulle uniche forze che hanno i numeri, la voce e gli argomenti per diventare, finalmente "maggioranza". E su nuovi nomi: dinamici, affascinanti, possibilmente giovani. Che abbiano una "presenza" tra le masse e nello schermo. Non è un mero discorso di potere, ma di alterità al potere. La lezione sull'uso del corpo e dell'immagine di Berlusconi non potrà cadere invano. Rimaneggiando Luchino Visconti, sottolineerei come l'esperienza di questi anni ci insegna che solo il peso dell'individuo, "la sua presenza, è la sola 'cosa' che veramente colmi il fotogramma, che l'ambiente è da lui creato, dalla sua vivente presenza, e dalle passioni che lo agitano questo acquista verità e rilievo; mentre anche la sua momentanea assenza dal rettangolo luminoso ricondurrà ogni cosa a un aspetto di non animata natura".
  9. A che pro tutto questo? Per cosa e soprattutto per chi lottare? La domanda è di per sé sospetta. Se proletari e ceto medio hanno subito un processo di odiosa osmosi culturale piuttosto che economica; se la reputazione del nostro paese, machista, indifferente, corrotto sembra ormai irrimediabilmente compromessa; se la società nel suo complesso sembra divenuta mucillagine, ciò non toglie che proprio l'emergere di istanze di lotta testimonia l'esistenza di embrioni resistenti, per i quali occorre impegnarsi, mescolarsi alla mediocrità, e sporcarsi le mani.
[Vorrei concludere con una citazione da un libro che ho finito di leggere in questi giorni: mi è stato regalato e molte righe erano sottolineate. Il rapporto celebrale tra i due protagonisti è affascinante e meriterrebbe d'essere approfondito in altre sedi, ma una frase che mi ha particolarmente colpito era nascosta in un intermezzo storico: la giovane Tereza ricorda, con rammarico, il '68 praghese, e la mortificante resa del leader socialista Dubcek alle forze sovietiche. La dedico a... tutti noi, dovunque potremo trovarci, un giorno.pm]

"Quando adesso a Zurigo ripensava a quel momento, non sentiva più disprezzo per Dubcek. La parola debolezza non suonava più come una condanna. Di fronte a una forza maggiore si è sempre deboli, anche quando si ha un corpo da atleta come Dubcek. La debolezza che a quel tempo era sembrata loro insopportabile, ripugnante, e che li aveva cacciati via dal loro paese, quella debolezza all'improvviso l'attirava. Si rendeva conto di appartenere ai deboli, al campo dei deboli, a una nazione di deboli, e che ad essi doveva essere fedele appunto perché erano deboli e boccheggiavano a metà delle frasi. Era attratta da quella debolezza come da una vertigine."

- Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere (1984)

mercoledì 10 giugno 2009

D. Leopardi, P. Moss - Il sequestrato (2004)

Un film di Dario Leopardi e Paul Moss. Con Dario Leopardi, Paul Moss, Fabrizio Cirillo, Jonas Polidoro. Genere Azione, colore 11 minuti. - Produzione ITALIA 2004.



Spietato regolamento di conti all'interno di una miserrima gang mafiosa, retta da indissolubili patti di sangue, prima ancora che di amicizia. Qualcuno tradirà, e non verrà perdonato. Film aborto, poi film-feticcio per numerosi cineasti di serie Z, "Il sequestrato" non può essere giudicato secondo i consueti parametri della critica: per lo meno, non senza aver prima affrontato i retroscena della produzione: incidenti tecnici, malesseri, furibonde litigate, repentini cambiamenti nello script e nel cast - originariamente al posto di Polidoro ci doveva essere un omone alto 1,90 - malfunzionamenti del guardaroba. Frutto di una malcelata disistima tra i due registi - che per di più ci hanno anche messo (male) la faccia - il cortometraggio è stato presentato (con scarso successo) soltanto presso il circuito dei cinema a luci rosse. "Claustrofobico persino nelle esterne" (Pino Farinotti), sembra acquisire slancio, vitalità e ritmo solo nell'allucinata (e allucinante) sequenza della tortura del Cirillo - evidente omaggio al cinema tarantiniano. Girato in sole quattro ora nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 2004, forse è uno dei pochi film - insieme al Fitzcarraldo di Herzog o al Don Quijote di Gilliam - che possono vantare un "dietro le quinte" più interessante del film stesso. Controverso.

Voto: ***1/2

lunedì 8 giugno 2009

Maradona by Kusturica (2008) / Sfide: Maradona (2004)



E' qualcosa di più di un documentario: è un guazzabuglio geniale dove la guazza è la strepitosa miscela di simpatia, ammirazione, amicizia, fratellanza, condivisione di idee e umori dell'ex iugoslavo E. Kusturica per l'argentino pibe de oro. Ha voluto mostrarne 3 volti: il calciatore, il cittadino che porta Fidel Castro tatuato su una gamba e Che Guevara su un bicipite e denuncia la politica imperialista USA e britannica, il padre (omettendo i figli illegittimi). È la storia di un ex che a Buenos Aires ha suscitato nel 2000 una setta monoteista con statua votiva, sacramenti, riti nuziali. È la storia di una resurrezione: l'intervista in cui descrive il pozzo della cocaina ha momenti di dolente sincerità. È il ritratto di un obeso esibizionista dalla personalità scissa che perde 40 chili in 2 anni, un ribelle sognatore più intelligente e maturo di quel che dicono. Nel film Kusturica ibrida telecronache dei veloci dribbling e dei goal diabolici o angelici, beffardi siparietti di animazione con Bush Jr., Reagan, Thatcher (forse la parte più debole del tutto), spezzoni di suoi film che avrebbero un nesso con la vita del suo idolo. Znche il regista/musicista ci mette di continuo la faccia e persino il palleggio: peccato di orgoglio e di narcisismo, del resto non nuovi in Kusturica. Girato in più di 2 anni tra Buenos Aires, Belgrado, Napoli, L'Havana. Lunghe apparizioni di Castro e Chavez.
Perfetto rivoluzionario per un film di Leone, figlio di Merola nel cantarsi addosso il destino (stonato) abbracciato alle figlie, stanca sfinge orgogliosa quando se lo sente strimpellare di fronte, nel toccante finale, da Manu Chao: "Si yo fuera Maradona viviría como él … mil cohetes … mil amigos … y lo que venga a mil por cien".
Voto: ***1/2



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Se invece parliamo di documentari televisivi, probabilmente uno dei più belli mai dedicati a Maradona e al mondo del calcio è la puntata monografica di Sfide del 2004. Dalla quasi-morte per overdose, di quello stesso anno, a ritroso ripercorrendo tutte le tappe più importanti di una indimenticabile storia umana: i primi palleggi dinnanzi alle telecamere (un Diego che, appena decenne, sussurra: "sarò campione del mondo"); l'esplosione col Boca, il periodo sofferto a Barcellona, la feroce rissa di fronte a Re Juan Carlos; l'atmosfera indimenticabile della Napoli anni Ottanta; i trionfi mondiali dell'Argentina post-dittatura e le cocenti amarezze di Italia '90. Vicende narrate con uno stile impeccabile, un montaggio avvincente e pungenti e toccanti escursioni nell'animo e nello spirito dei protagonisti/comprimari di quell'epopea.
Maradona cresce, invecchia, ingrassa, ma rimarranno - fra tutte - le immagini commoventi della finale di Coppa Uefa del 1989: il giovane Ciro Ferrara - ora allenatore dell'odiatissima Juve - che piange tra le braccia del Diego, autore di una partita memorabile, il quale anziché celebrare con i compagni se lo coccola e se lo bacia dicendo: "Abbiamo vinto ma lui ha fatto gol! La cosa più importante è che lui ha fatto gol!" Merita d'essere visto tutto, in un fiato. Lo trovate a spezzoni su Youtube.
Voto: ****

!@X#* in %X#*

MELTINQUOTE: chiaro come il sole

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"il partito del presidente Berlusconi anche questa volta é stato il più preferenziato."

(Mariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione)

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domenica 7 giugno 2009

Last Tango in Baranzate

Dittature e narcisismo.


Cina. 2009. Incredibile.

“Votare, almeno per me, è un gesto umile e razionale. Significa, lo dico brutalmente, accettare di far parte di una mediocrità collettiva (la democrazia è anche questo) piuttosto che di un’ eccellenza appartata. Votare significa accettare i limiti non solo di un partito e dei suoi candidati, ma anche i propri. Il non voto è una specie di “voto in purezza”, un gesto estetico e sentimentale che antepone l’ integrità dell’ io alla contaminazione del noi. L’ astensionista menefreghista (quello che una volta si chiamava qualunquista) è uno che non si immischia, l’ astensionista nobilee deluso di oggi è uno che non si mischia: cerca di salvare se stesso, la propria coscienza, la propria coerenza, levandoli dal tavolo di gioco e portandoseli a casa. Se è il narcisismo la colpa che, giustamente, si imputa ai dirigenti della sinistra e del centrosinistra, specie i post-comunisti, l’ astensionista sappia che rischia di peccare anch’ egli di narcisismo. Aiuta e serve solo se stesso, lasciando in mani altrui la precaria, vischiosa materia dell’ identità collettiva. Questa sinistra, queste sinistre, sono anche il prodotto delle nostre idee (quelle giuste e quelle sbagliate) e delle nostre vite. I loro pregi e i loro difetti assomigliano molti ai nostri.” (Michele Serra)

Grande Saramago part.2

MA CHE MERDA QUESTO PAESE...

SARAMAGO DA OGGI NON VERRA' PIU' PUBBLICATO DA
EINAUDI,CASA EDITRICE CHE FINO AD OGGI
HA PUBBLICATO TUTTI I ROMANZI DELLO
SCRITTORE,MA ANCHE UNA DELLE TANTE PROPRIETA'
DEL PREMIER...

COME BIASIMARE ALLORA L'AUTORE PORTOGHESE
DI AVER DEFINITO IL PRESIDENTE
UN ESSERE SIMILE AD UN UOMO,CHE FA ORGIE,
CHE E' DELINQUENTE E CHE STA CORROMPENDO
L'ITALIA TUTTA NELLA SUA MORALITA' ? ? ?

Grande Saramago.

[La stampa straniera non era mai stata così attenta all’Italia come nelle ultime settimane. C’è stato un salto di qualità. Non scrivono più solo i corrispondenti da Roma o da Milano: molti articoli ed editoriali sono firmati dal direttore o dai giornalisti della redazione centrale. Come succede per tutte le notizie davvero importanti. La ragione di questo cambiamento è legata al fatto che Berlusconi ormai non riguarda più solo l’Italia. Finalmente. pm]



La cosa berlusconi

da El Pais.

No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, "acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales". La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?

sabato 6 giugno 2009

perché VINCERE è un film malriuscito

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"...risulta sostanialmente monocorde. una musica ossessiva accompagna quasi tutto, dalle carnali passioni dell'inizio alle tragedie successive. Non c'é alternanza di umore, momenti di sollievo tra le molte scene di violenza e disperazione. Tutto rimane ultradrammatico, teso, cupo, incombente. E il fatto che sia una storia vera, con il finale noto, impedisce al film di spiccare il volo."

Paul Bompard, tratto da Internazionale di questa settimana

Vincere! - La parabola di un corpo.



La prima immagine è quella di un soldato impolverato e grigiastro. Un uomo piccolo e dalla testa sproporzionata, che porta sulle spalle un fucile quasi più grande di lui. 1917. Il trentatreenne socialista Benito Mussolini si fa immortalare in tenuta da combattente. Due anni prima, coscritto illuminato di bagliore futurista per la guerra-igiene-mondo, era stato ferito sul fronte. In preda ai deliri, aveva ricevuto l’ultima visita della sua più spregiudicata e coraggiosa amante, la trentina Ida Dalser, che l’aveva protetto quando era rinnegato dal suo stesso partito – quello socialista –, che per lui aveva venduto persino il mobilio – per finanziare Il Popolo d’Italia; e che infine da lui aveva avuto un figlio, battezzato omonimo, e regolarmente riconosciuto. Ma quel soldato semplice ferito non la riconosce, anzi la rinnega, rigettandola in un baratro di follia dal quale lei non uscirà più. Il congedo dinnanzi al Cristo in croce proiettato sulle volte del ricovero è una delle scene più allucinate e toccanti di Vincere, di Marco Bellocchio, unico film italiano rappresentato in concorso a Cannes, e ingiustamente malmenato dalla critica nostrana. In quel simbolismo ritenuto da molti eccessivo, invece c’è anche il congedo di un uomo e di un corpo – il Mussolini soldato semplice – che non accettano la loro riduzione all’anonimato; e che sembrano stare per reincarnarsi – come poi effettivamente avverrà – in un corpo universale, un corpo moltitudine: un Milite supremo che racchiude in sé i corpi di tutti gli ignoti che sono morti nel conflitto, e che continueranno ad esistere nell’unico corpo illustre della nazione assoggettata, il corpo del Capo, appunto – il Mussolini Duce che parlerà agli italiani dai balconi di mezzo Stivale. 
Lampi di genialità espressionista, gestiti dall’ottima fotografia di Daniele Ciprì, mostrano minacciosi sguardi premonitori, amplessi già annunciatori di dispotismo. E se la denudazione del futuro tiranno può farci sorridere, una riflessione sul fato di quel corpo dovrebbe indurci a sentirci noi stessi spogliati per l’estrema miseria dei destini umani. «Il consenso del Duce è di natura fisica, collegato all’uso degli spazi», si legge in un prezioso saggio di Marco Belpoliti, uscito giusto in questi mesi e intitolato proprio Il corpo del capo. La seconda immagine rivelatrice potrebbe esser presa da un qualunque cinegiornale nel corso degli anni Trenta, gli anni del grande consenso al regime, di adesione piena e soddisfatta degli italiani al loro Condottiero. Ma una sequenza in particolare colpisce la nostra attenzione, quella di Mussolini che ad Ancona, nel 1932, rievoca quel «Maggio radioso» del 1915, data in cui l’Italia entrava in guerra, avrebbe perso centinaia di migliaia di suoi figli ma che, per l’allora socialista Benito, rappresentava il battesimo del fuoco di una nazione. E del suo leader, soprattutto. Mussolini appare alla sua ex amante – e forse moglie, ma i documenti che lo proverebbero non saranno mai ritrovati – nei cinegiornali dell’epoca e nelle fotografia debitamente selezionate dal Duce stesso con una doppia natura classicheggiante e romantica: il marmoreo mento ereditato dal padre anarchico, lo sguardo volubilissimo e penetrante preso dalla madre. Una doppia natura che costituisce anche un messaggio politico: a cui corrisponde su un piano politico il tentativo di tenere insieme la doppia natura del fascismo stesso: rivoluzione e reazione. «Qualcosa di schizofrenico, ma perfettamente adeguato alla realtà italiana che, nel bene e nel male, si è sempre rispecchiata nei suoi leader, per quanto contraddittori», scrive Belpoliti.
Infine c’è una terza immagine, l’ultima, che giace negli archivi filmici dei militari USA giunti dinnanzi ad un famigerato distributore di benzina nel centro di Milano: è il volto del Duce calpestato e maciullato dalla folla, che giace accanto all’altrettanto malconcio cadavere della Petacci. Completamente sfigurato; quasi ridotto a poltiglia, per essere privato di umanità e cancellato dalla memoria. È quel busto glaciale capovolto in terra, con splendida metafora finale, dal figlioletto segreto e mai amato, nelle cupezze del convento dove il regime lo ha rinchiuso – ma tutta l’Italia è rappresentata da quell’«istituzione totale» dove perisce, per malattia e torture mediche, la stessa Ida Dalser. È, ancora, quell’enorme torso di piombo schiacciato dalle compresse partigiane e dalla Storia. È dunque la parabola di un corpo, prima ancora che una tormentata storia d’amore, l’ultimo film di Bellocchio. Del corpo di un Capo che ha voluto essere tutto e ha finito col rimaner niente. 
E la folla lo oltraggiava da morto con la stessa bassezza con cui lo aveva adulato da vivo
(Cornelio Tacito, Historiae, 3, 85)

svegliarsi il sabato mattina pensando di essere un ragazzo morto

ripigliarsi il sabato mattina con youtube

bella l'idea di sto video: un unico piano sequenza e gli elementi del gruppo che si cambiano tra loro !

venerdì 5 giugno 2009

Elezioni 2009- che vivrò da scrutinatrice-doh!

Parabola di un corpo.


Prima Guerra Mondiale. 1915.


Ancona. 1932.


Milano. 1945.


Deutschekikken / Modern Talking - Brother Louie (1986)

KILLED BILL ?

MELTINQUOTE: kafkazen

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"La vera via passa per una corda che non é tesa in alto, ma appena al di sopra del suolo. sembra destinata a far inciampare più che a essere percorsa."

(Kafka, Aforismi di Zuerau)

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giovedì 4 giugno 2009

CINE WARNING ! stasera 21,00 spazio oberdan

drammatica storia di una giovane madre (Valeria Golino) a confronto con una società chiusa e gretta (un paesello di Lampedusa).
secondo lungometraggio di Crialese (Nuovomondo), giovane promessa del cinema italiano.

mercoledì 3 giugno 2009

MELTINQUOTE: preghierina della sera

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"Padre nostro che sei nei cieli,
restaci pure.
Quanto a noi resteremo sulla terra,
che a volte é così bella..."

(Prevert, Pater Noster)

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50 POP CULT - La mia rappresentazione da consumatore

47 # Quicksilver

Quando ero giovane e volevo fare la ribelle, andava di moda lo stile un pochino hiphoppettaro: pantaloni larghi, canotte di tre taglie in più, top e etnies ai piedi.
Uno dei brand più rappresentativi era la Quicksilver: giovane, dedicata agli sport estremi, libertà e divertimento.

Ecco a voi una chicca: il city surfing brandizzato Quicksilver.

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#1 - Via col vento.
Un film di Victor Fleming. Con Clark Gable, Vivien Leigh, Leslie Howard, Hattie McDaniel, Olivia De Havilland. Titolo originale Gone with the Wind. Drammatico, durata 222 min. - USA 1939.



Rossella O'Hara è innamorata di Ashley che sposa Melania. Crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L'ultimo marito è Rhett Butler (Gable). La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l'altro. Quando muore Melania e Ashley sarebbe libero, Rossella si rende conto che l'uomo non significa niente per lei, che è stata vittima di un colossale abbaglio, che il suo vero amore è il marito. Lo rincorre e glielo dice, ma Rhett non le crede, ormai è troppo tardi. "Che ne sarà di me?", domanda Rossella piangente. "Francamente me ne infischio", dice Rhett uscendo nella nebbia. Nel frattempo c'è stata la guerra di Secessione. Il Sud ha perso e tutto il suo mondo è crollato.
E' il film-fiume più famoso della storia del cinema, campione assoluto d'incassi in dollari fino agli anni '70 (ma rimesso poi al 1° posto della classifica per numero di spettatori paganti), girato in Technicolor, melodramma e affresco insieme, firmato da V. Fleming, ma diretto anche dallo scenografo Cameron Menzies con contributi di George Cukor e Sam Wood. Il suo vero autore è il produttore David O. Selznick. Tratto dal best-long-seller (1936) di Margaret Mitchell (più di 60 milioni di copie vendute), ebbe 8 Oscar: film, regia, sceneggiatura, fotografia, attrice protagonista (V. Leigh), attrice non protagonista (H. McDaniel, 1° a un'attrice nera), montaggio, più un premio speciale a W. Cameron Menzies. È forse il film che ha dato origine al più alto numero di libri sulla sua lavorazione. 
Un'opera perfetta, è quello che vuole essere, una "grande evasione" di qualità. Spettacolo, interpretazione, ricostruzione, storia, musica, sceneggiatura: tutto funziona. Ha creato una serie di "precedenti di immagine" che fanno parte della comunicazione e della cultura del Novecento: la grinta ironica di Gable, quella capricciosa di Vivian, il gesto compassato di Howard, la dolcezza a oltranza della de Havilland, il buon senso e l'ingombro di Mamie. Tutti "segnali" che fanno parte delle abitudini di diverse generazioni di occidentali. Come alcuni grandi titoli del cinema, e forse più di tutti, Via col vento è qualcosa più di un film. È un vecchio amico, una cara abitudine.

Canzone per oggi...Hard Sun by Gordon Peterson


Quando cammino accanto a lei
sono l'uomo migliore
quando cerco di lasciarla
torno indietro barcollando di nuovo
una volta ho costruito una torre d'avorio
in modo da venerarla dall'alto
e quando sono sceso per essere liberato
mi ha fatto entrare di nuovo

c'è un grande, grande sole pesante
che batte sulla grande gente
nel grande e difficile mondo


quando viene a salutarmi
lei è la grazia ai miei piedi
quando vedo le sue gambe, il suo fascino
lei me lo getta indietro di nuovo
una volta, molto presto ho scavato una tomba
per trovare una terra migliore
lei mi ha sorriso e ha riso di me
e ha ripreso di nuovo il suo malessere
quando sto per attraversare quel fiume
lei è il conforto al mio fianco
quando cerco di comprendere
lei apre i suoi occhi
una volta stavo per perderla
quando ho visto cosa avevo fatto
sono sceso e ho fatto volare via le ore
del suo giardino e del suo sole
così ho provato ad avvertirla
mi sono voltato per vederla piangere
40 giorni e 40 notti
e ancora il pensiero mi tormenta

martedì 2 giugno 2009

La Guerra di Krapp by LaFranzine

A Frilippo

(cliccate sull'immagine)

la guerra di Krapp

a zoe




MELTINQUOTE: cambiamenti

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"Io credo semplicemente che quello che non ti uccide, ti rende più... strano!"

(Joker, Il Cavaliere Oscuro)

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Deutschekikken / Die Toten Hosen - Azzurro (1990)



Chicca imperdibile. Girato in Italia poco prima dei Mondiali (la Germania li vinse).
Notare la carrellata di stereotipi caratteristici delle relazioni italo-tedesche anni Settanta-Ottanta: quelle ben illustrate da Verdone, per intenderci: furti d'auto, pizza, pacchi e contropaccotti, etc. Qui c'è invece il gruppo punk più famoso nell'ex DDR.

SONO ZIO !

zio di zoe, s'intende. la piccola é nata alle 5 di stamattina alla Mangiagalli, con le dita a gamberetto e tanti capelli neri sulla capocchia.
stasera propongo un brindisi, offro io naturalmente!

lunedì 1 giugno 2009

La guerra di Krapp sul www

Il nuovo volto del potere.

"Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un'altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. Si scorge nella "crisi di Casoria" un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l'irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l'impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d'interesse è stato "assorbito" dal Paese). E' il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E' il paradigma di una macchina politica che intimorisce. C'è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?"

- Giuseppe D'Avanzo, La Repubblica, 1 maggio 2009.