giovedì 31 dicembre 2009

"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. (...) Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano(...)"

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916.

Self-portrait.

... o auto-focus? Concentrazione su se stessi, sulla propria persona. Molto più materialmente, sul proprio corpo. L'affermazione globale, totalizzante, invadente dell'autoscatto è stato degli avvenimenti più caratterizzanti (e sottovalutati) di questo decennio angoscioso e violento. Nessuno ne parla. Eppure oggi non c'è segno visivo, e culturale, più diffuso che il ritratto del proprio Ego: allo specchio, alla scrivania, davanti una webcam. Non v'è spazio per discernere le origini antropologiche di questa che è più di una moda: è una necessità impellente. Eppure va detto che al compiacimento si è aggiunta, specie quando a ritrarsi sono le classi più disagiate, i figli della povertà e dell'ignoranza, gli ultimi insomma, un sovrappiù di patetico e di squallido, quel tentativo di imitare la tracotanza e il narcisismo dei benestanti, i loro eccessi e i loro ammiccamenti, sia pure con una linguaccia, un seno più scoperto, una posa psudo-sexy. Non c'è tredicenne che, almeno per una volta, non sia caduta nella tentazione di imitare il modello mercificato di "velina" imposto dalla tv. O il maschio ventenne che non abbia riproposto la posa in penombra, pensosa e/o tormentata. Con le tecnologie digitali il consumo di se stessi è a buon mercato.
Se dovessi trovare la parola del decennio, che racchiude insieme edonismo (anni Ottanta), solitudine cybernetica (anni novanta), e la mania descrizionistica (dare un nome alle cose, definire tendenze, stilare classifiche, etc.) di questi anni, selfportrait sarebbe la mia scelta.

martedì 29 dicembre 2009



"having fun with the boys down the (welfare) line."

lunedì 28 dicembre 2009

Koyaanisqatsi



Con colpevole ritardo ho scoperto solo ora queste pellicola di culto, che ha ispirato generazioni di documentaristi e videoclippari (tanto per dirne uno: Ray of Light di Madonna). A 27 anni di distanza, sa innegabilmente di "già visto", ma è un "già visto" che è stato tutto preso da qui. Memorabile la visione in notturna in stato d'alterazione (!).

"Koyaanisqatsi (IPA: [ˈkɔɪɑːnɪsˌkɑːtsiː], KOY-aa-nis-KAAT-see), also known as Koyaanisqatsi: Life out of Balance, is a 1982 film directed byGodfrey Reggio with music composed by Philip Glass and cinematography by Ron Fricke.

The film consists primarily of slow motion and time-lapse photography of cities and many natural landscapes across the United States. The visual tone poem contains neither dialogue nor a vocalized narration: its tone is set by the juxtaposition of images and music. In the Hopi language, the word Koyaanisqatsi means 'crazy life, life in turmoil, life out of balance, life disintegrating, a state of life that calls for another way of living'."

Patrizia e Silvio

Checco Zalone non mi fa impazzire... ma questo sketch è veramente divertente...

Amicizia.

I once asked my students about the place that solitude has in their lives. One of them admitted that she finds the prospect of being alone so unsettling that she'll sit with a friend even when she has a paper to write. Another said, why would anyone want to be alone?
- William Deresiewicz, The End of Solitude.

Nell'era dei social network, «l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto suo; nell’isolamento delle nostre caverne elettroniche, armeggiando con i tanti piccoli pezzi di connessione come una bambina solitaria gioca con le bambole». (...) «Le famiglie sono ormai andate e gli amici stanno andando via per la stessa strada». (...) «Essendo state relegate agli schermi dei computer, le amicizie sono qualcosa di più di una forma di distrazione? Quando sono ridotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano qualche contenuto? Se abbiamo 768 "amici", in che senso li abbiamo? Facebook non include tutte le amicizie contemporanee; ma di certo mostra il loro futuro». (...) «L’immagine del vero amico, un’anima affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura».

domenica 27 dicembre 2009

Consigli di lettura.

An Empire at Risk

We won the cold war and weathered 9/11. But now economic weakness is endangering our global power.

sabato 26 dicembre 2009

Fra(nza) è ora che mi porti a ballare!!!




LI ADORO TUTTI QUESTI PIEDINI!!!
Tu con le tue scarpe rosa- shocking
e io con i miei nuovi stivali e
voi?
avete scarpe fiche da far ballare?!
Benissimo!

venerdì 25 dicembre 2009

Faddone Christmas' desire

Caro 2009 quest'anno ti sei portato via il mio cantante preferito, Michael Jackson, il mio attore preferito, Patrick Swayze, la mia attrice preferita, Farrah Fawcett, il mio presentatore preferito, Mike Bongiorno, la mia poetessa preferita, Alda Merini..........volevo ricordarti che l'anno sta per finire e che il mio politico preferito è Silvio Berlusconi!

cit. Faddone

Stasera al Torchiera. Sembra proprio che ne valga la pena. Io ci saro'!

giovedì 24 dicembre 2009

Xmas Number One Conspiracy!

Cosa è successo? Alcuni amici, amanti della musica come si deve, decidono che no, l'ennesimo sbarbatello lanciato da X-Factor NON dev'essere number one in Uk. Piuttosto, dicono, comprate Killing in the Name Of dei Rage Against. Nientemeno. Intanto mettono creano un gruppo su Facebook per spargere la voce e far acquistare in massa il singolo. Com'è andata a finire lo leggete qui. Il decennio iniziato con i cento, mille Big Brothers termina, inaspettatamente, con una notizia ricca di simbologia.

Giudizio.

Dopo l’offesa, c’è il giudizio. Chi sceglie la rivolta si arroga anche il diritto di giudicare. Sono profondamente convinto che abbiano ragione il Vangelo e Tolstoj quando insegnano a non giudicare: “Chi è senza peccato…". Ma in un contesto come quello di oggi, se vai a vedere quello che combinano le multinazionali, se leggi un giornale, se commenti un atto di terrorismo, se guardi cosa comportano le scelte dei leader che stanno sulla-tua-testa, se insomma esprimi pubblicamente il lavorio del tuo intelletto e il risultato delle tue riflessioni, come fai a non giudicare? Devi giudicare. È fondamentale giudicare. Più difficile è, piuttosto, non cadere nella megalomania, nel narcisismo, nell’ambizione, nella vanità. E cercare di ricondurre sempre il giudizio nel solco di una fondamentale comprensione. O, meglio, di una pietà nei confronti del tuo prossimo, anche del peggiore.

A Meltin' Christmas to all!!!

mercoledì 23 dicembre 2009

Auguri di Buon Natale a tutti!!

Per chi si chiedesse ancora cosa faccio di lavoro, vi posto qui il frutto del lavoro dell'ultima settimana... c'è da ghignare...

martedì 22 dicembre 2009

APPELLO! Ama chi ti ama : aiuta The Pirate Bay questo Natale!


The Pirate Bay, il mio "papa' gambalunga"....

Senza the pirate bay io non potrei permettermi di ascoltare musica nuova, musica vecchia, musica in generale
Senza the pirate bay io non potrei permettermi di guardare film nuovi, film vecchi, film in generale
Senza the pirate bay io non potrei permettermi i software, i giochi, i libri in digitale...

La societa' mi sfrutta, ma the pirate bay mi ama..

Fai come me, ama chi ti ama: aiuta The Pirate Bay a pagare le spese legali acquistando i loro gadget a questo indirizzo: http://www.bytelove.com/partners/kopimi-/-tpb/cat_3.html

In fondo, a questo mondo, c'e' ancora qualcuno a cui dire "grazie"

Narcisismo.

La cultura del narcisismo, come la chiamava Christopher Lasch, è cresciuta sul fallimento dei movimenti e delle rivoluzioni. Ci si è illusi - ci si è lasciati illudere - di una chissà quale diversità, unicità. Un’illusione anestetizzante che, mediante il ritornello secondo cui ognuno di noi è irripetibile e straordinario, apriva invece le porte all’omologazione e all’impotenza.

La grande pubblicità fa continuamente riferimento alla eccezionalità del singolo. I grandi manuali di self-help, dai motivatori di manager ai polpettoni di Coelho, parlano sempre dandoci del 'tu', fortissimamente 'tu', e mai del 'voi'. E meno che mai parlano di 'noi'. Come vincere, come star meglio, come sentirsi realizzati. Come e chi. Ma rispetto a cosa?

La logica è quella del divide et impera, coniugato all'infinitesimale: è molto più facile fare presa su una pagliuzza lasciata sola, piuttosto che su un gruppo compatto e consapevole.

Quanto tempo passiamo a consumare la nostra stessa immagine? Quante volte ci ripetiamo i nostri obiettivi e i nostri successi, veri o presunti, usando solo l'io come metro di giudizio? Poi un giorno ci si risveglia, come per uno shock, e si scopre che quell'io è stato travolto dalla realtà, senza preavviso, senza avvertimenti, e davanti la porta avevamo una montagna di lettere e di messaggi che volevano parlarci, confrontarsi, chiedere aiuto. Ma il tempo è così poco, dannazione!, il rifugio nella singolarità è un segno dei tempi e pure va capito chi non sa opporsi.

Forse bisognerebbe saper essere unici senza essere soli.

lunedì 21 dicembre 2009

Queen

venerdì 18 dicembre 2009

da copenhagen con amore

eccovi una meravigliosa zine distribuita negli squat durante i giorni delle manifestaizoni anti-cop15

assolutamente fantastica!

la potete scaricare (gratis) a questo link: http://www.climatecollective.org/post/44


leggetela
e diffondetela
e rileggetela
e diffondetela....

giovedì 17 dicembre 2009

Segnalazioni varie. Parliamo di Milano.


di Marco Belpoliti
Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio?

Notizie da una città alla deriva di Marco Belpoliti. Cosa succede a Milano?



(l'arresto in diretta tv)

L'originalità dell'arte



Reduce.

Se c’è qualcosa che detesto è il reducismo. A ogni giorno la sua fatica, la sua pena, il suo «ben fare», la sua ostinazione. Desto coloro ai quali è capitato di vivere una bella stazione e che ci campano su per tutta la vita. E ancor di più quelli che, per giustificare la loro inoperosità attuale, esaltano la violenza del passato.
No. È insopportabile onorare i morti della Resistenza con monumenti ‘ai caduti di tutte le guerre’. Inaugurati da Vescovo, Prefetto, Presidente-del-tribunale, Commissari, Intendenti e Soprintendenti. È insopportabile vedere esaltata la guerriglia africana da chi non è mai stato a Sud di Lampedusa; o l’accusa di complicità-con-il-regime verso chi ha successo, da parte di chi è vissuto una vita con i finanziamenti pubblici!
Ma forse la cosa più insopportabile è l’arroganza con cui chi ha avuto la fortuna di vivere ‘anni formidabili’ giudica qualunque tentativo di superarli, di guardare oltre. Fanno davvero pena, con la loro commozione e la loro splendidezza.
Bel risultato, il loro: quando il passato non fa più paura a nessuno, allora lo si esalta: morto il terrorismo, viva il terrorismo! Raccomandava un ferroviere cecoslovacco, poco prima di essere fucilato dai nazisti: ‘Quando da voi si farà pulizia, mi raccomando fatela bene, così che duri per sempre’.
Ahimé la pulizia l’hanno fatta gli altri, e molti fanno ancora finta di non essersene accorti.

Vandana Shiva

Affori...(smi)

Ti accorgi di quanto è comoda la tua scarpa
solo quando ne provi un'altra nuova...

mercoledì 16 dicembre 2009

Scrittori e editori che dovremmo conoscere

Imma è tornata dalla fiera degli editori indipendenti con una meravigliosa scoperta: çlirim muça e la sua casa editrice Alba Libri.
Vi posto la dedica di un libro che ha pubblicato.

A tutti quelli
che hanno realizzato
meravigliose opere perdute,
grandiose scoperte snobbate,
nobili gesti dimenticati;
e che per questo non
figurano nei libri di storia.

A tutti quelli che hanno tentato
di fare grande l'umanità senza
che questa se ne accorgesse.

Agli eterni sottovalutati.

Ai geni mai compresi.

Ai perseguitati dal caso.

Ai bocciati dalla vita.

A tutti quelli che non riescono
a giustificare la propria esistenza.

A tutti quelli costretti a subire
ogni giorno l'arroganza, l'avidità
e l'ottusità che li circonda.

A tutti quelli che non hanno mai fatto parte
di alcun ingranaggio.

A tutte le rotelle fuori posto.

Mi ha toccato, specie conoscendo la sua storia, come quella di tanti altri sottovalutati. Lui è un immigrato albanese che con tre amici ha fondato una piccola casa editrice. Lui è l'esempio che si può fare, che si deve fare. Lui è quello che mi piacerebbe essere.
La fame dei riconoscimenti, del dover realizzare a tutti costi non è la sua strada. Lui è uno che invita le persone a leggere, chiede loro del tempo per condividere emozioni e non per cercare consenso.
Ce ne fossero di più di scrittori con la sua convinzione, leggeremmo di più. Sarebbe vita.

lunedì 14 dicembre 2009

Campagna meravigliosa per un meraviglioso obiettivo

Gustatevela tutta è bellissima



"Al di là del dolore fisico, lo fa soffrire l'odio politico che si è trasformato in aggressione".

L'unico risultato è quello di esaltarlo

domenica 13 dicembre 2009

Gli hanno tirato il Duomo in faccia.

La gravità di un attentato contro un magnate televisivo, capo di un partito-regime mediale di massa che censura ammonisce omette, non è quantificabile solo in termini moralisti (è giusto o no?) o simbolici (sarà espressione di un qualche dissenso?). Il suo "peso" è tutto politico. E, politicamente, finirà col giustificare, ne siamo certi, un'ancor piu' impressionante dose di censure ammonimenti omissioni. Così come è sempre avvenuto, con una crudele precisione, ai tempi delle P38, degli "autonomi", per finire poi con i Black Bloc di genovese memoria.
Già me li vedo, i principali artefici dell'avvelenamento civile, fare la fila dietro gli inviati del probo Tg a invocare la "pacificazione sociale". Prima c'è l'eccitazione, poi la de(re)pressione.

sabato 12 dicembre 2009

Castrazione.

Lavori per la grana o per scopare
domanda all'infermiera una donna portata dagli agenti,
in preda ad una collera che già
non è più sua. Grida: le pollastrelle
di sopra finiscono poi sempre per sporcare
quelle di sotto, e se ne va
verso il letto sbilenco in cui la cara
innocenza si fa una volta ancora
una verginità. Voi non volete,
aggiunge, mai salvare
quello che è già perso. La tv,
scrive sul formulario l'internista,
sembra che ormai non le interessi più.
- Hédi Kaddour, 2000.


Che cos’è la fiction? La fiction è una parola recente, che distingue un prodotto nato per la televisione ma passato poi al cinema. La fiction ha creato un linguaggio omogeneizzato, evirato, metabolizzato, monocorde, basato sui manuali di sceneggiatura della televisione americana, che catalogano su modelli psicologici molto precisi gli impulsi della psiche. Dicono che ci vuole un personaggio comico, uno tragico, uno antagonista, etc… e che ci vuole la suspance. Guai a far mancare la suspance! Viene preparato dunque un minestrone sempre uguale: da noi, in mancanza di stimoli creativi diversi dalle pressioni politiche e clericali, stravince il trittico santi, preti e carabinieri. Pietoso. Certo, talvolta compaiono dei solerti, sfigati e bonari investigatori, brava gente in fondo. Ma sempre succubi del trittico di cui sopra.
All’interno della fiction ormai il dominatore incontrastato è racconto sentimentale, ovvero le piccole tragedie della gente comune. Della borghesia. Più precisamente, degli splendidi quarantenni della borghesia. La meno autonoma, economicamente e culturalmente, delle classi, ha l’assillo di essere depositaria dell’umano.* E di questo se ne compiace. Spariscono d'un colpo morte, povertà, dolore fisico, sporcizia, fallimenti, perdite, il senso di sgradevolezza e il senso della carne (così presente invece nel cinema tedesco e americano anni Settanta!): tutto ciò che può instillare dubbi e ansia, insomma.
Bisogna stare quieti, rilassarsi, svagare, svuotare il cervello - altra espressione entrata nell'uso comune.
I film italiani sono così. Sempre più simili alla fiction televisiva: una classificazione dei sentimenti da parte di persone, di splendidi quarantenni, che di sentimenti ne ha pochissimi. O se ce li ha, sono appiattiti, castrati. Per questo fanno quasi tutti vomitare.


* vedi Adorno!

seguendo l'invito di paolo

Le notti dipendono dai giorni, molto più di quanto sia vero il contrario. Di giorno, la notte passata resta inafferrabile, quella che arriva esiste solo come territorio asettico per piani e paure. Di notte, invece, il giorno è ancora presente e vivo, un padre mai morto che si cerca sempre di uccidere.

In questa notte di inizio dicembre federico gioca con la terza persona e con le minuscole di un nome che si confonde tra gli aggettivi.

C’è un piccolo topo nero che spia dal bordo del divano e federico lo guarda di rimando un secondo, interpellato dai suoi occhi minuscoli che sanno di giocattolo e di peste. è una notte scomoda, di sigarette che bruciano la gola, passata a cercare canzoni che si muovano al ritmo dello scontento. è una notte pigra, che rimbalza tra i siti di notizie insulse, noiosa perfino a se stessa mentre guarda video di trenta secondi su youtube. c’è un senso di vuoto in questi giorni, un vuoto in cui non si può nemmeno cadere. solo un leggero fastidio epidermico, mentre la casa si disintegra e federico si muove lentissimo nel far finta di volerla aggiustare.

capita di restare attaccato a quanto c’è di rassicurante soltanto per sfiducia nelle proprie capacità di sopportazione del futuro.

venerdì 11 dicembre 2009

Prova a camminare su questo rasoio

giovedì 10 dicembre 2009

A volte l'unica cosa da dire è



A noi in ufficio fa sempre ghignare...

lunedì 7 dicembre 2009

"I fustigatori, i tronisti e i Torquemada sono arrivati come un orologio (e un referendum) svizzero. Non sono piaciute le critiche del cardinale Tettamanzi alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla periferia di Milano. Il quotidiano leghista, come poteva essere altrimenti, è andato giù duro".
(...)
"Questo succede quando la politica si arroga il diritto di utilizzare la religione come carta d'identità, come facile strumento per riempire la propria vuotezza. Questo succede quando la politica prende in prestito la fede per farne uno strumento di odio e di divisione. Quando si confonde la croce con un simbolo di partito. Questo succede: si arriva a pretendere che la religione si adegui alle regole perverse della politica, perda l'universalità per occuparsi del contingente, perda l'altruismo per rifugiarsi nel più bieco individualismo."


Bersani? Dario Fo? L'Avvenire?

Fare Futuro, la fondazione di Gianfranco Fini.

Bentornati Obej- Obej

( dal www.manu-bhoblog.blogspot.com/ di oggi)

Si ringrazia Cuneo per l'ingente spedizione di
venditori di marroni,
con più di dieci bancarelle alla tradizionale fiera
degli Obej Obej di Milano.
Seguono grandi ringraziamenti per gli amici sardi
con i loro banchetti agroculinari pieni di forme di
pecorino e torrone di Tonara, davvero onnipresente.
Si rilevano strani gemellaggi Sardegna- Ariccia
dalle improbabili proposte agro- gastronomiche.


Clicca per ingradire foto e leggere esilaranti cartellini!

Sempre più gente si affolla ai piedi del Castello nel giorno di San Nicola. E' impossibile vedere le bancarelle, ti ritrovi in mezzo alla calca e ti chiedi "Ma che cavolo ci faccio qui?". Passa una processione anti- morattiana. I soliti venditori di utensili da cucina fanno il loro show di dimostrazione con microfonino incorporato alla bocca. Tra il trash e il comico. (Franzina ricordi? C'era ancora lui!!!). C'è tanto artigianato africano e tanti rami di fiori finti spuntano,volanti, tra le persone. L'atmosfera è sempre bella, natalizia, ma manca ciò che rappresenta da sempre questa fiera...Manca il vin bulè, mancano gli abusivi, manca davvero l'anima goliardica della tradizione popolare. Sembrano una Fiera dell'artigianato questi Obej-Obej, perdono la loro carica e la loro magia più suggestiva. Troppo conformisti, in tutto. Non mi piacciano. Lasciano insoddisfazione e spaesamento. E non mi piace vedere cani in vendita dietro le gabbie. Immagine molto collodiana: quei poveri boxer sembrano Pinocchio e Lucignolo, trasformati in asini e venduti in piazza.

Non si può intervenire dall'alto con decreti ufficiali che vietano ogni forma più tragressiva (ma anche più viva e gioiosa) di espressione popolare. Non ha senso cambiare le tradizioni della città per paura di non sapere governare. Gli Obej Obej non sono davvero più quelli di una volta e dobbiamo ringraziare i nostri politici che ogni giorno smantellano le più elementari formi di libertà.

Ma il cielo è sempre più blu...



sabato 5 dicembre 2009

Buon 5 dicembre a tutti


giovedì 3 dicembre 2009

Yann Tiersen e l'iphone

Lui è abituato a sperimentare su tutto... anche su un cellulare

mercoledì 2 dicembre 2009

Proprio quello che avevo bisogno di sentire adesso...

Rivolta.



“Un’esperienza nuova per il nostro tempo è entrata nel gioco politico: ci si è accorti che agire è divertente. Questa generazione ha scoperto quella che il diciottesimo secolo aveva chiamato la ‘felicità pubblica’, il che vuol dire che quando l’uomo partecipava alla vita pubblica apre a se stesso una dimensione di esperienza umana che altrimenti gli rimane preclusa, e che in qualche modo rappresenta parte di una felicità completa.”
- Hannah Arendt, 1963.

Negli anni Sessanta Camus ha elaborato una grande formula: «mi rivolto, dunque siamo». La mia ribellione la vivo come qualcosa che riguarda subito me, la mia individualità, ma poi nella rivolta ritrovo gli altri, la comunità, la collettività, l’umanità.
Ora la formula è rovesciata. Nella comunità, nella collettività, nell’humanitas ci si immerge soltanto per ritrovare se stessi, il proprio temperamento e la soddisfazione dei propri bisogni: adducendo come motivo il fallimento delle ideologie, l’odio profondo per ogni forma di potere, l’ignoranza delle masse.
L’azione pubblica così come l’abbiamo idealizzata per quarant’anni è evidentemente giunta su un binario morto. Non a caso sorgono nuove e variopinte forme di radicalismo che prescindono dalla presenza fisica dei partecipanti. Non a caso c’è una fuga generalizzata verso un idealizzato stato naturale, di micro-comunitas, dove la felicità potrebbe essere a portata di mano nella semplice della vitalità dei sensi, nel godimento dei propri affetti.
Non a caso ci sono Facebook, Indymedia e i forum virtuali per sfogare la violenza.
L’urgenza e la disperazione sono scomparsi, nessuno sente piu’ necessario sorreggere il fardello di una qualche coerenza collettiva. Eppure, non si può dire che agire sia divertente come quando c’erano l’urgenza e la disperazione.

Cosa resta? Resta, forse, quello che teorizzava Camus, quattro decenni fa: la distinzione - necessaria - tra rivoluzione e rivolta. La prima è un fuoco di paglia; finito il falò, tutto riprende da capo, magari in peggio. La rivolta, è un’altra cosa: è azione permanente.
«Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice sì, fin dal suo primo muoversi». Quelle due parole, non accetto, valgono anche nel corso della rivolta, dopo la rivolta, sempre.

Me lo ero dimenticato.... ma che bello che era!

Il mucchio selvaggio ovvero non serve un pensiero colto per cambiare il mondo

PRENDEVI 10 MINUTI DI TEMPO PER LEGGERE, NE VALE LA PENA.


Pensando ad una modalità d’azione per un progetto che ho in testa con Marco, mi sono imbattuta nello studio di un movimento davvero anomalo, ma molto interessante.

Riflessioni tratte dal libro “Ribelli con stile” di Guarnaccia.

“Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell’alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell’ora della rivolta non si è mai soli in città.” Furio Jesi, Spartakus

L’opinione comune è che in Germania non sia mai esistita una vera opposizione al nazismo. La realtà è molto diversa. Un’opposizione durissima c’è stata ed è stata operata da alcune bande giovanili, con il gggiovane gergo contemporaneo possiamo chiamarle gang, davvero poco politically correct ma soprattutto involved.

Si tratta di giovani, anzi giovanissimi dato che avevano tra i 14 e i 17 anni, che componevano un’area di dissenso, oggi dimenticata perché non corrisponde al nostro clichè di resistenza: ferrei ideali, combattenti per nobili valori e intellettuali. Neanche il cambio di regime portò loro un riconoscimento. Per non mettere in discussione la codardia dell’opinione pubblica, la Germania non fremeva dalla voglia di dire al mondo che qualcuno un no secco lo aveva detto.

Le Wilde Clinque sono gruppi autorganizzati definiti “vagabondi, malavitosi, con simpatie anarchiche”. Sono eroi? Sono intellettuali? Sapevano quello che significavano i loro gesti? No.
Ecco il punto. Non volevano comunicare, coinvolgere, convincere. Sono solo ragazzi insofferenti alla disciplina e al modo di vivere nazista. Così decidono di opporsi nel modo più naturale possibile per un ragazzino ribelle: facendo risse e sbronzandosi… come dire Kerouac non ha inventato davvero nulla.

Da brava subcultura avevano anche un codice di vestiario: camice a quadrettoni e pantaloni larghi, vi ricorda qualcosa?

Nel 1930 esistevano 600 bande a Berlino che contavano 14.000 partecipanti, mica bruscolini. Le bande si spostavano all’interno della città senza logica, solamente per esplorarla. Un’attività sufficiente a provocare allarme sociale, visto che la stanzialità era la regola a cui aderiva ogni cittadino modello. Si rifiutavano di conformarsi alle regole comportamentali e vennero dichiarate nemiche dello stato.

Furono i primi ospiti dei campi di concentramento, ma la loro attività non cessa fino alla caduta del muro di Berlino. La Gestapo non riusciva a contrastare le loro azioni. A Vienna, gli Schlurfe, antenati dei Mod, eleganti e appassionati di belle donne, erano in grado di impedire agli hitleriani l’ingresso al Prater.

Di loro dicevano che "fumavano come un poeta ebreo da caffè, che bevevano come un coloniale inglese, che erano portatori di malattie veneree e che avevano gli stessi ideali dei ganster anglosassoni”.

Stessa storia per i membri dei pirati della stella alpina. Giovani scapestrati che riescono a sottomettere una dittatura.
In alcune città come Wuppertal, nessun membro della Hitler Jungen osava uscire da solo per strada se non voleva essere picchiato a sangue.
Colonia era la città con più Edelweiss Jungen, la polizia ne ha schedati più di 16.000, nonostante gli arresti, le torture e le persecuzioni.

Durante la fase finale del conflitto, l’azione delle bande passa da scherzi e risse a veri e propri sabotaggi. Scrivevano sui muri frasi contro il regime, rubavano armi, aiutavano i prigionieri di guerra evasi, nascondevano i disertori.

A Colonia, sei di loro (il più grande aveva 16 anni) furono impiccati e lasciati nella piazza centrale. Quando gli angloamericani arrivarono e li videro, rimasero interdetti. Non si aspettavano una resistenza così decisa.

Il marchio da criminali fu appiccicato loro addosso fino al 2005, quando sono stati finalmente riabilitati.

LE MIE CONCLUSIONI
Per reagire non servono grandi idee, grandi pensieri d’azione o intellettuali o citazioni colte o giustificazioni. Basta iniziare a vivere in modo diverso e ogni tanto comportarsi da vandali. A volte un’esasperazione giocosa vale più di processi, articoli e libri.

martedì 1 dicembre 2009

Consigli di lettura settimanali.



Finalmente il libro giusto sugli anni piu' decisivi per la nostra repubblica, quelli che vanno dal 1963 al 1978: tra la felicità del boom e prima della grigia cupezza del craxismo e di tangentopoli. La storia italiana, in quei quindici anni, è stata la piu' tragica, complessa, convulsa e meno noiosa tra quelle delle giovani democrazie europee. Splendido e necessario.

"Dalla fine degli anni sessanta ai primi anni ottanta il paese è attraversato da sommovimenti che coinvolgono le economie e le culture, le produzioni e i consumi, i soggetti sociali e gli immaginari collettivi. Il sopraggiungere del miracolo economico e delle speranze riformatrici del centro-sinistra e il rifluire successivo di entrambi; l'esplosione del movimento studentesco e dell'"autunno caldo", gli anni cupi della "strategia della tensione" e il delinearsi della "crisi della Repubblica", in anni che vedono un'offensiva terroristica senza paragoni. Una ricostruzione fatta attraverso le fonti più diverse: i quotidiani e i periodici così come i rapporti di prefetti, polizia e carabinieri ma anche i film, le canzoni, la letteratura, la televisione."

La mia ultima storia pubblicata in italiano!

Una storia di muri, periferie londinesi, anarchici, travestiti, maniaci compulsivi, cucine, incendi, orti clandestini e autunni del 1989.

Tutto questo e molto altro sul nuovo numero di LOOP, che potete trovare QUI

Andate e spendete i vostri bei dindini, brothers and sisters!

lunedì 30 novembre 2009

Intellettuali.



"Il mondo più comodo per i giganti multinazionali è un mondo popolato di staterelli nani o un mondo del tutto privo di stati."
- Eric J. Hobsbawn, 1993


Come mai gli intellettuali sono così simili ai loro committenti? E perché sono ridotti ad essere un’appendice strumentale delle multinazionali, delle creative industries, di questa o quella istituzione, intrattenitori delle masse teleguidate dal “principe”, educatori senza interesse per gli educandi, ricercatori senza spazio per la ricerca, che cercano solo di accontentare chi li paga (magari inserendo di nascosto qualche slogan rivoluzionario tra le righe di codice html)?
Innanzitutto è il mercato che li vuole così: la competizione tra cervelli ha reso l’opera culturale poco redditizia: c’è sempre qualcun altro più sveglio e più affamato pronto a sostituirti con un’idea migliore. Le buone idee, del resto, sono appannaggio di sempre più persone, e trovare qualcosa di davvero innovativo è dannatamente complicato. Non a caso ormai si sente pronunciare la parola genio un po' ovunque, e si scopre magari che si sta parlando di un cantante rock vestito a tavolino o di un compositore furbetto che spaccia la sua balbuzie per timidezza.
Le corporations, dal canto loro, con intelligenza e lungimiranza hanno creato spazi imbottiti di ex-ribelli (stanchi di fare stage sottopagati), aggiungendo così al brand qualcosa di davvero grottesco: la componente anarchica, urban, green, e così via, a seconda delle mode e delle stagioni. Termini come riot, uprising, street, anarchy e awareness compaiono più nel linguaggio aziendale e dello spettacolo che in quello della vita quotidiana. Uno sfogo masturbatorio della rivolta. Ma autenticità, poca.
Che la classe intellettuale condivida con quella dirigente una visione pressoché identica del mondo, della società e dei meccanismi per blandirla, sfruttarla, soggiogarla, è un dato di fatto. Quasi naturale, antropologico. Più straziante ancora è però il modo in cui gli intellettuali abbiano copiato dalle vecchie forme d'esercizio del potere tratti di arroganza, superbia, intoccabilità; e la tentazione di correre sempre da soli, o in minoranze egoistiche del tutto scollegate dal resto. Convincere il cittadino-cliente della sua "unicità" non a caso è uno dei leit-motiv delle pubblicità. Eccentricità rispetto alle altre minoranze resistenti, ma concentricità verso il grande capitale: questo il sogno dei poteri forti. La classe intellettuale come un'arcipelago di paradisi off-shore: piccolissimi, indipendenti e buoni per far fruttare gli investimenti. Divide et impera, e non è mai stato così vero.
Il concetto, pure ipocrita, di “modificare il capitalismo dall’interno” è stato definitivamente superato: più semplicemente, hanno soprattutto accettato, i migliori, quelli non del tutto riconciliati con l’esistente, di separare con serenità il pensiero dall’azione. In nome della borghesissima pace dei sensi. E di opporsi alle richieste dei poteri politici, economici e mediatici solo con modi rigorosamente aristocratici. Dalle nicchie di benessere ritrovato. Sparando a zero su quelli che ancora, in nome delle maledette ideologie, si ostinano a far politica per strada e non da una scrivania, e ritagliano cartelloni, e partecipano a convegni con gente qualunque e continuano a ripetere quelle due paroline: non accetto. È per questo tradimento, per questa incapacità di essere umili, a portare pazienza, a lasciar che ciò che non è inferno cresca (è alla base poi di ogni opposizione radicale, sia essa di ispirazione non violenta, buddhista o anche cristiana), che gli intellettuali contano così poco, e non sono più una categoria di riferimento se non per se stessi. E come imbonitori delle novità del mercato.

La musica classica come non l'avete mai vista!

Un annuncio in leggero anticipo, solamente perchè è l'unica data in Italia che hanno mai fatto e credo adrà a ruba.

Loro sono due geni della musica classica Igudesman e Joo. Un appuntamento imperdibile, io mi comprerò il biglietto come regalo di natale. Se qualcuno vuole venire con me è ben accetto.
Il concerto sarà il 22 marzo a Bologna.

Gustateveli:

giovedì 26 novembre 2009

Uno e' meglio dell'altro. Davvero.


lunedì 23 novembre 2009

http://www.conoscenza.rai.it

Probabilmente l'iniziativa più intelligente e utile della RAi dai tempi di Non è mai troppo tardi col maestro Manzi. Questo gigantesco archivio audiovisivo intitolato L'Universo della Conoscenza racchiude migliaia di ore di filmati, documentari, interviste realizzate in oltre mezzo secolo di attività. Organizzato e strutturato, facile da consultare, in continuo aggiornamento.
Tra le innumerevoli chicche ce n'è una strabiliante per la sua originalità - ma potrei esaurire i superlativi - che è il Carnevale operaio-popolare di Pomigliano d'Arco del 1977. Qui trovate il link, ma presto lo posterò anche su FB.
Molti dei filmati provengono dalle teche di Cronaca, controinformazione d'inchiesta nata nel 1974, e che tra gli animatori vantava nomi importanti come Nico Garrone (padre del regista Matteo), Renato Parascandalo, Paolo Aleotti, Joe Marrazzo (grande reporter padre di Piero).

domenica 22 novembre 2009

Le fonde de l'aire est rouge.

"...La corsa contro il tempo è cominciata. O il profondo sconvolgimento dell'idea stessa di Rivoluzione che abbiamo finora vissuto riuscità a brevissima scadenza a incidere con le sue forze sugli avvenimenti, oppure la società che si sta costruendo sotto i nostri occhi non ci lascerà, come alternativa alla guerra di annientamento, che una pace insopportabile."
- Chris Merker, 1977.


venerdì 20 novembre 2009

Appunti dal diario di Lev Tolstoj

Avevo pulito in camera, e fatto il giro della stanza,
mi sono avvicinato al divano, senza riuscire a
ricordarmi se l'avevo spolverato o no.
Poichè questi movimenti sono abituali e inconsci,
non potevo neppure avvertire che ormai era
impossibile ricordarsene. Sicché, se avevo già
pulito il divano e me n'ero dimenticato, cioè se avevo
agito inconsciamente, era come se non l'avessi fatto.
Se qualcuno coscientemente mi avesse visto,
avrebbe potuto farmelo tornare in mente:
ma se nessuno aveva visto, o aveva visto ma
inconsciamente; se tutta la complessa vita di molti
passa inconsciamente, allora è come se non ci fosse
mai stata.

1897

mercoledì 18 novembre 2009

DjEma@Radio Melting

Domenica sera, 15 novembre 2009.

E' andata in onda la seconda puntata ufficiale
di Radio Melting. Al microfono un sorprendente
Dj Ema! Dalle 22 alle 00.00 si susseguono
molte canzoni, alcune sono scelte direttamente dal mitico
conduttore, altre invece sono richieste dal pubblico, purtroppo
ancora troppo ristretto... Una scaletta molto varia scuote un'assonata
domenica sera, risvegliandola da quel torpore domestico che
si annida addosso in giornate di totale rincoglionimento.

Gli anni '70 sono i veri protagonisti di questa serata:
Janis Joplin con Take another piece of my heart, dedicata
da Manu a tutte le donne ha come contro- dedica maschile
un divertentissimo pezzo tratto da The Rocky Horror Picture Show.
Iggy Pop con Nightclubbing crea una sensuale atmosfera, resa più dolce da un pezzo incredibile degli Who, Behind blue eyes.

Rispondono gli anni'90 prima con brani movimentati
come Beat it di Michael Jackson e Deeper Underground di Jamiroquai,
poi con brani più rock. Si parte dai mitici Foo Fighters, molto
amati dal dj Ema, si passa all'indimenticabile I want it all dei
Queen, poi è un autentico viaggio nell'adolescenza di tutti noi:
Garbage, Oasis, System of a Down, Dispatch e Ben Harper.

C'è spazio anche per le cover: Spin me round dei Dope, I will survive dei Cake,
(da qualcuno non molto apprezzata...) e Power of love dei Motel Connection. Gli '80 dei Frankie Goes to Hollywood sono ripresi anche da un pezzo bellissimo:
Golden Brown dei The Stranglers.

E la musica di oggi suona attraverso i Gossip e gli Zen Circus di Andate tutti affanculo.

Insomma c'è n'è per tutti i gusti!!!
Cosa aspettate a connettervi, anzi a video- sintonizzarvi?!?!


Complimenti Dj Ema!
A quando la terza puntata?

martedì 17 novembre 2009

Questa è guerrilla Porco Dio (cit. Radio Alice)

Purtroppo, o forse no, questo post non ha nulla a che fare con una volontà di manifestazione politica.

Trovo comunque alcuni spunti interessanti di riflessione in questa assai triste vicenda.

P.s. Manu ora per il nostro movimento dovremmo trovare qualcosa di ancora più forte.

"Distribuiremo soldi gratis". E così la società Mailorama ha radunato settemila persone ai piedi della Torre Eiffel per puri scopi pubblicitari. Nessuno però ha ricevuto i soldi promessi ma non per colpa di Mailorama: loro quegli euro volevano regalarli davvero. Niente soldi, in compenso ci sono stati disordini e cariche della polizia sui settemila in cerca di denaro facile. Una strana storia per uno strano sabato parigino. Andiamo con ordine.

Mailorama, società specializzata in marketing e dedita al guadagno facile, organizza l'evento e lo pubblicizza sui bus parigini: lanceremo centomila euro dai finestrini. La ragione? Nessuna apparentemente: un regalo ai fedeli parigini. Trattandosi di marketing però per Mailorama tutto ciò significa pubblicità.

L'evento piace. Parigi progetta il suo sabato a caccia di soldi gratis. La folla prevista ai piedi della Torre Eiffel è immensa. La polizia vede solo un potenziale pericolo epr la città e decide che ilmunifico lancio non s'ha da fare. L'unica soluzione è bloccare tutto, per evitare che la gente si lanci in disperate corse a caccia del soldo: persone calpestate, risse per contendersi il malloppo, violenza. Tutto questo va evitato.

La società incassa il no della polizia quando ormai mancano pochi minuti al lancio di soldi e la gente, settemila persone che aspettano soldi gratis, è già tutta in piazza.

Annullato l'evento, ai parigini non è rimasto che andarsene a casa. ma non senza qualche problema.

Bilancio: dodici arrestati, auto ribaltate, vetrine dei negozi in frantumi. Erano in cerca di denaro, hanno trovato uno scontro con la polizia.
Un video trovato su YouTube: nella prima parte si vede l'annuncio della società che invita i parigini a recarsi in strada perricevere i soldi. Nella seconda parte l'esplosione di violenza.




Qui le foto:
http://www.flickr.com/photos/laurentgarric/sets/72157622683451469/show/with/4106120268/

PS: i soldi che Mailorama intendeva distribuire sono andati in beneficenza.


Tratto da qui: http://it.notizie.yahoo.com/blog/cronaca/articolo/17456/

lunedì 16 novembre 2009

Consigli di lettura settimanali.



Una lettura originalissima e illuminante. Ferguson contrappone all' "idea che sia il denaro a far girare il mondo" quella che "impulsi contrastanti (chiamiamoli, per semplicità, sesso, violenza e potere) sono in grado, a uno a uno o presi insieme, di avere il sopravvento sul denaro, sul movente economico". Per concludere, cinquecento pagine dopo: "fino a che non comprendiamo i meccanismi del potere (...) non possiamo cominciare a comprendere il loro esito. In tal senso, la dipendenza dal denaro (...) non costituisce una spiegazione sufficiente del mondo moderno, ma una necessaria, sì".
Tante le piccole grandi gemme disseminate nei quattordici capitoli. In essi Ferguson non solo articola la sua tesi, ma soprattutto si esibisce in brillanti tour-de-force, ricchi di documenti e scritti in maniera divertente, sulla guerra quale principale stimolo al costituirsi dello Stato come istituzione fiscale, sullo sviluppo dell'istituto del debito pubblico, sui rapporti fra politica e istituzioni fiscali e sulla globalizzazione finanziaria.

Sex, drugs, music and a pension: why 1948 was the luckiest year to be born.

(da The Guardian, 6 novembre 2009)

Free healthcare, free schooling, free love – and now early retirement free from the financial woes that plague the rest of us. Could there be a luckier year to have been born than 1948?

As pensions fall off a cliff, the smug 61-year-old is planning the next safari or cruise. Nourished and nurtured by a "cradle-to-grave" welfare state and protected by final salary, the holy grail of pension schemes, the 1948ers would appear to have had it all.

Those of every generation are inclined to believe themselves more fortunate than the previous. But in Britain, 1948 keeps ticking the boxes. "We are, indeed, the blessed people," says the author and broadcaster Gyles Brandreth, who attributes their timely conception to the "bitterly cold and austere" nights during the 1947 fuel crisis.

"We missed out on national service. We had the golden age of the Eagle and the Beano together. No other generation had them combined."

Sharing his birth year with Prince Charles, Lord Sacks, the chief rabbi, and the singer Lulu, he detects another trait. "Everyone born in 1948 was a great achiever. You either become chief rabbi or king. It's almost automatic."

Financial experts agree 1948 is a strong contender. Research by Prudential Insurance identifies 2008 as the last year the majority (52%) could retire at 60 on a final salary pension. Today the figure is nearer 30% and falling – and by 2050 the retirement age will be 68.

"If you went in 2008 having been with the same employer for 20 or 30 years, then you're probably in a good position," says Martyn Bogira, Prudential's director of defined contribution solutions.

Tony Dolphin, senior economist at the Institute for Public Policy Research, points out 1948ers have also enjoyed the most "phenomenal" house price inflation. The average house, which cost £1,751 back then, is now worth £160,159 – an increase of more than 85-fold.

Their first steps on the property ladder coincided with the 1970s housing boom as home ownership rocketed to 49%. "If they played the market successfully and got themselves into a three-bedroomed semi, they can downshift and top up their pensions which are very generous anyway," he says.

"So, I think 1948 works. Obviously for the first few years you had rationing, but that wouldn't have worried you because you were so young."

The original baby boomers, 1948ers were the first babies delivered by a nascent NHS, introduced that year. Family allowance, introduced in 1945, put clothes on their backs. Rab Butler's 1944 Education Act schooled them for free. And the 11-plus, or transfer test – although controversial – made university more accessible for some. And once there (although only 6% made it) the state obliged again. The introduction of means-tested student grants in 1962 ensured the taxpayer picked up the bill for tuition fees as well as subsidised beers in the bars where student protests were planned and executed.

Teenage years were untrammelled by the threat of national service, abolished in 1960. There were no wars to fight. "We were able to grow up without any real sense of guilt," says Michael Dobbs, best-selling author of the Francis Urquhart novels. "We were able to play around in air raid shelters and have fun with the war, rather than feel guilty about it.

"As teenagers we could get away with the most appalling dress sense. As young men and women, STD stood for nothing more than a direct dial telephone call. And now that we're older, we're the last people to get an index-linked state pension. So yes, I guess we are the lucky ones."

There was Radio Luxembourg's hit parade, launched in 1948, vinyl LPs, first pressed in 1948, Beatlemania at just the right age, and then there was the first "summer of love".

The novelist and screenwriter Deborah Moggach is thankful. "The magic was that whenever us 1948ers got to a certain age, the world delivered just what we were looking for. "We wanted sex? Suddenly there was the pill! We wanted to rebel, take lots of drugs and do things our parents never did? Blow me down, along came flower power," she says. "It's as if we had ordered such things from a celestial menu. No – we didn't even have to order them – they were delivered to our door.

"The music was great. We lived in that charmed interregnum where there was huge freedom – to drive and park anywhere we liked, before ghastly traffic wardens; to sleep around, before Aids reared its hideous head. To hitch-hike and travel everywhere before it all became too dangerous and nobody could go through Afghanistan any more.

"The old guilts and fustiness had been swept away; there was just the faintest memory of wartime rationing to make us thankful for all the delicious ethnic restaurants that were springing up.

"Watching An Education [a new coming-of-age film set in 1960s suburban London], where the young girl was growing up just 10 years earlier, in an unrecognisable world, made me realise how lucky we were. And how horribly smug we are, now, to remember the fun we had."

domenica 15 novembre 2009

On Air

Toxicity- S.O.A.D

Gli amici che ballano

Ci sono dei momenti in cui ti siedi e tutto si ferma un attimo.
Vedi questa immagine davanti a te, un'immagine che vorresti
fissare ma è continuamente in divenire.

I tuoi amici ballano tutti insieme, su un tappetto,
in un salotto bellissimo, con la musica a palla che tira fuori
ricordi, eccome se ne tira fuori. Si dimenano, si abbracciano,
si scaricano come possono. C'è chi improvvisa balletti arabi,
chi tira delle gomitate assurde, chi se ne frega di tutto, chi
si perde nella musica, chi suda. Volano schizzi di vino o alcool
e tutto scivola continuamente. Le loro facce sono felici,
i loro gesti fan pensare che nessuno di loro stia pensando,
che nessun problema o paranoia li blocchi. E' solo un momento di
euforia di un sabato sera molto carino che ricorda le feste del liceo.

Fuori fa freddo, dentro la casa invece c'è un calore fantastico.
Sono tutti lì, li vedo: chi conosco oramai da una vita e chi
sto ancora conoscendo, tutti insieme appassionatamente,
proprio come in un musical dove tutto è ballato e cantato.
Non riesco a non pensare a quanto siano belli, non riesco a non
essere felice che tutti siano così presi bene.

Sarà perchè sono alticcia, sarà perchè sono una sentimentalona,
sarà perchè ora ho la sindrome della zia Mariuccia,
o sarà perchè semplicemente mi piace cogliere
le cose dalle situazioni che vivo e in cui mi trovo,
ma penso che se morissi in questo momento,
me ne andrei felice, perchè in questo istante
vedo che stanno tutti alla grande
e che mi piacerebbe un sacco ricordarmeli immersi in
questa danza di musica e risate.

I miei amici...quante gioie e quanti dolori!
Quanti ricordi leggo in quei visi, in quei occhi...
Chissà cos'è che ancora ci lega così, a stare insieme
dopo tanto tempo. D'altronde non è poi così ovvio.

Siamo tutti lì e lì ci sono anche io. E vi osservo.
Serate come queste non le dimentico, non so perchè.



O forse sarà astinenza da Greese???

Boom.



The post-war economic expansion, also known as the "long boom" and the "Golden Age of Capitalism", was an international period of economic prosperity in the mid 20th century which followed the end of World War II in 1945, and lasted until the early 1970s, ending with the collapse of the Bretton Woods system in 1971, the 1973 oil crisis, and the 1973–1974 stock market crash. Historians are divided on periodizing that unrepeatable stage, which varied from country to country, continent to continent. But there's one thing you cannot discuss: the "boom" began after the bloodiest war in history, when the West was in ashes, and finished when the old welfare had been reprised and far exceeded. Europe and Western world would never again reach a time like that.
It is no coincidence if ever in that twenty years (or thirty years) you reached the maximum rate of fertility that the West and the world have never crossed. In both the human field, with more than 77 million Americans born between 1946 and 1964, and the artistic field, where popular culture lived an unrivalled season of creativity.
With a simplistic equation, you can support that fertility has always been parallel to happiness. And is an equation that takes an almost physical significance, even where development and the boom took place, albeit marginally: it was in the unforgettable reportages of Kapuscinski, where a recently de-colonialized Africa was packed out by consumables - Mirinda soft drinks, primitive tv ads, funny cars - and still colourful, chaotic, in turmoil. Happy.
The same artistic and demographic explosion have been lived by all peoples just leaving some sort of long and grey dictatorship, as the "Asian tigers". Or those giants for years exploited by the colonial powers and now risen again, even though with a thousand legacies of misery, as the Indian subcontinent, Brazil, Iran, Indonesia. And let us not forget the two-Germany of 1989: the Trabant car getting the wheels for the first time on the capitalist ground; the assaults to supermarkets: old fashion shows that are concrete signs of change. Something that an aged, replete and asleep country as Italy cannot understand. In The Millionaire (2008) film, the Bombay misérables followed the television deeds of their hero through the screen shared in an overcrowded shack, in the same fashion of the Roman and Milanese suburbs of the 1950s. Happiness is the physical sense of consumption, the overabundance, the landscape of cranes (like in Dubai or China). The feeling to be a rampant and young community.
Of that special fertility, many years after, feels a harrowing lack. Aside from wars and massacres nothing really new happened, and nothing really new seems to expect us at the gate. The major demographic, economic and cultural expansion seems to happen elsewhere and to the capitals of the old empires remains the training of their executives leaders. This great stagnation is as theft of hope. A future equal to the present may be sufficient for the elderly, may even reassure them. But is physiologically hostile to young people: it breaks the equation between happiness and fertility. Our only hope is to live at least a couple of boom, who knows where and who knows how. There are walls to tear down. They're often invisible.

sabato 14 novembre 2009

Molecular.



HERE is the european post-industrial economy: millions of small entrepreneurs, professionals, millions of self-employed, millions of submerged workers. If the most important revolution from 1950 to 1975 consisted in the disappearance of peasants, the engine of change in the past thirty years had established in labour and society through a huge dose of individual subjectivity. This radically new structure has broken the distinctions of class and social cohesion; places of convergence and solidarity of interests exist no more, replaced by a huge molecular middle class. Each individual looks only for the path of achievement and mobility.
The collective psychology today focuses on the desire of consumption, free time, construction in its own future, then focuses its commitment towards immediate gain, in making money by money. It is necessary to give a moral judgement on this new reality, which is not a national, nor continental, but a worldwide standard? No, and it would be more then stupid: it would be useless. Facts are facts and figures are figures. They explain the social malaise, solitary mass neurosis, abandonment and indeed the refusal of the politics, the indifference towards growing issues of legality, the fall of solidarity. But also, as a positive side, the discovery of the risk as the value. You also explain the effectiveness of demagogy and plebiscitarism over a moltutude of individualities dispersed into a lonely crowd. This kind of society is therefore physiologically oriented towards the Berlusconian-right.
In a molecular society the most nagging problem is to rebuild the civilisation in a humanist sense: not as a dictatorial idea of Good, understood as ideology and redemption, but rather as the goodness culture and as a concrete and individual experience. And, at the same time, with patience and humility, to keep contacts with the community, with other molecules: for a policy of innovation, efficiency, new enthusiasm, new securities, new solidarity, new rights and new duties. The problem is to have cold blood and warm heart. And feeling like fighting. Fighting involves risk, but is this not the society of risks?

Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi autori francesi

Il Journal, Memorie di vita letteraria dei Fratelli Gouncourt, tra i maggiori sostenitori della letteratura naturalistica teorizzata da Teine e Zola, è un lunghissimo diario che testimonia più di quarant'anni di pettegolezzi e notizie da salotto e vernissage. Opera dalle grandi dimensioni, scritta tra 1851 e 1896, è costituita da una serie di memorie, riflessioni e dialoghi sulla vita parigina.
Importante per definire orientativamente gli sviluppi generali della poetica ottocentesca, è anche un divertentissima lettura per scoprire le manie sessuali degli autori francesi della seconda metà d'Ottocento.

E vi assicuro che c'è da spisciarsi a leggere certe notizie, false o vere che siano, su certi autori...Infatti, se avete un po' di tempo, vi consiglio di leggere questo intervento. ( Ci arrivate solo dai Collegamenti esterni della pagina di Wiki,
http://it.wikipedia.org/wiki/Jules_de_Goncourt)


Io mi sono troppo divertita a leggere delle inclinazioni pederaste di T.Gautier, delle orge di G.de Maupassant, dello sperma creativo di H.de Balzac, della proverbiale infedeltà di Zola e delle sue strane eiaculazioni,( «…al tempo in cui incontrava tremende difficoltà a scrivere, gli capitava, dopo una mezz'ora di rifiniture intorno una frase, di eiaculare senza erezione.» AHAHAHAHHA! )e del fugace rapporto sessuale in un cimitero di Turgenev...
Che menti malate i letterati...aahahahahaah

Chapeau!

venerdì 13 novembre 2009

Ho bisogno di una barriera antirumore

La realtà è anche questa.
I lavori di ristrutturazione non finiscono mai!
E non è una frase filosofica o una massima postmoderna ma una frase realista!

E' un anno che il condominio affianco al nostro, Porta Romana 109,
è in completa ristrutturazione dalla base al tetto.
Impalcature sulla strada e nel cortile per almeno sei mesi senza lavori
effettivi. Misteri.
Mio padre e altri (pochi purtroppo) sono in battaglie legali per manifeste appropriazioni indebite di spazi comuni.

Ogni giorno stare a casa è un delirio di rumori.
Rumori che provengono da ogni parte: dal cortile arrivano gli schiammazzi
dei muratori, i rumori delle macerie che cadono, dei sacchi scaraventati a terra,
dei camion che entrano ed escono, delle telefonate del capomastro.
Dalle pareti affianco, ogni giorno, un concerto di trapani.
Dalle 8 del mattino al pomeriggio, a qualsiasi ora, puoi sentire un trapano che ti perfora il cervello.
Non ti dico quando devi studiare o hai mal di testa!
Te ne devi per forza andare fuori.

Insomma un vero delirio stare pure in casa tua.
Direte voi, ma chissenefrega...
Invece questo è un pezzettino della mia quotidianità...
E mi rendo conto che è insopportabile vivere così,
perchè l'abitudine ci fa andare giù tutto come una
pillolina dorata ma la realtà è che vivo in mezzo
al noise, viviamo in mezzo al rumore.
E il rumore è un costante fastidio.
Ma è solo un fastidio?


Citazioni sul rumore tratte dal Wikiquote.
Interessanti le varie accezioni...

1)Rumore come segnale di pericolo
-Appena sentite un rumore, qualsiasi rumore... fuggite. (Lost)
2)Rumore come danno
-Il rumore non fa bene. Il bene non fa rumore. (Niccolò Castiglioni)
3)Rumore come voce dell'animo
-Il vero rumore è l'eco che le cose hanno in noi. (Madeleine Delbrêl)
4)Rumore come heavy metal
-L'unico modo per sentire il rumore è quando è buono e forte. (Motörhead)
5)Rumore come segnale di presenza umana
-Le persone che non fanno rumore sono pericolose. (Jean de La Fontaine)

Buon Noise:


Terapia anti- trapano...


A stasera, trashmetallari...
Cox18-

Il Trashcore

Mi sento un po' inibita a fare questo post dopo le "raccomandazioni" di Paolo, però non ho soldi sul cell e questo è il mezzo più economico e veloce.

Io e la Manu pensavamo di andare al Cox18 stasera per una serata fuori dagli schemi.
C'è un concerto trashcore (non chiedetemi cos'è non lo so) di un gruppo giapponese, i Crucial Section.

Mi sembra interessante, del resto quante volte può capitare di ascoltare live un gruppo giapponese trashcore?

Chiunque voglia tornare giovane e ribelle con tanto di pipì sui muri durante il concerto e gente che si fa ferite a caso si unisca a noi.

Almeno vedremo una realtà diversa.

L'ultima volta che io e la Manu lo abbiamo fatto è stata una serata assurda dai risvolti inaspettati.

giovedì 12 novembre 2009

Passo-e-chiudo.

Volevo occupare questo spazio per una umile proposta al popolo di Meltingminds: tornare a parlare di noi. Sì, lo so, il tempo è poco e del resto esiste già Facebook - tramite il quale, le biografie altrui si evolvono come dispacci ANSA: ma proviamo, per una volta, a tornare alle idee, alle opinioni, ai piccoli grandi racconti della vita di tutti i giorni, fossero anche a cadenza settimanale o mensile. Non solo serietà, anzi, ma realtà, quella sì. Finiamola, insomma, col postare solo video/testi di canzoni/copia-e-incolla (e mi includo in questa pratica, beninteso) o riferimenti criptici ad eventi accaduti la-sera-prima-al-bar, di cui è ignaro il 90% dei lettori. Che poi siamo noi, mica il mondo intero.
Dunque un'invito a riflettere(ci), quando capita, se capita, senza impegni: usare un cellulare d'ultima generazione come walkie-talkie è un peccato, ma forse anche questo è il racconto di qualcosa. Un saluto.

The Illuminati.



In conspiracy theory, the term “New World Order” or “NWO” refers to the emergence of a bureaucratic collectivist one-world government.

The common theme in conspiracy theories about a New World Order is that a powerful and secretive elite of globalists is conspiring to eventually rule the world through an autonomous world government, which would replace sovereign nation-states and put an end to international power struggles. Significant occurrences in politics and finance are speculated to be caused by an extremely influential cabal operating through many front organizations. Numerous historical and current events are seen as steps in an on-going plot to achieve world domination through secret political gatherings and decision-making processes.

Prior to the early 1990s, New World Order conspiracism was limited to two American subcultures, primarily the militantly anti-government right, and secondarily Christian fundamentalists concerned with end-time emergence of the Antichrist.[7] Skeptics, such as political scientist Michael Barkun, have expressed concern that right-wing conspiracy theories about a New World Order have now not only been embraced by many left-wing conspiracy theorists but have seeped into popular culture, thereby inaugurating an unrivaled period of people actively preparing for apocalyptic millenarian scenarios in the United States of the late 20th and early 21st centuries. They warn that this development may not only fuel lone wolf terrorism but have devastating effects on American political life, such as the far right and the far left joining forces to launch an insurrectionary national-anarchist movement capable of subverting the established political powers


Conspiracy theorists concerned about surveillance abuse believe that the New World Order is being implemented by the cult of intelligence at the core of the surveillance-industrial complex through mass surveillance and the use of Social Security numbers, the bar-coding of retail goods with Universal Product Code markings, and, most recently, R.F.I.D. tagging via microchip implants.



mercoledì 11 novembre 2009

Sorprese mattutine

Ogni tanto, come stamane, il Volo del mattino tira fuori delle chicche che ti eri dimenticato.

Oggi ha lanciato una strepitosa Tracy Chapman. In fondo tutti noi almeno una volta l'abbiamo pensato :-)

Tracy Chapman - Give me one reason



Give me one reason to stay here
And I'll turn right back around
Because I don't want leave you lonely
But you got to make me change my mind


Baby I got your number and I know that you got mine
But you know that I called you, I called too many times
You can call me baby, you can call me anytime
But you got to call me


Give me one reason to stay here
And I'll turn right back around
Because I don't want leave you lonely
But you got to make me change my mind


I don't want no one to squeeze me, they might take away my life
I just want someone to hold me and rock me through the night


This youthful heart can love you and give you what you need
But I'm too old to go chasing you around
Wasting my precious energy


Baby just give me one reason, Give me just one reason why I should stay
Because I told you that I loved you
And there ain't no more to say

lunedì 9 novembre 2009

I feel it in my fingers.



Stupendo video.

The Wall


Meltinquote

"Chess is much purer than art"

Duchamp

domenica 8 novembre 2009

Gatekeepers.



Ho scoperto per caso questo polemico giornalista di Rai3 leggendo Perchè ci odiano?, un elenco infinito, e molto dettagliato, di atrocità commesse dalla cosiddetta Western Civilization in nome della Guerra al Terrore. Un regalo molto gradito.
In questo video si affrontano alcuni dei temi più lancinanti per la vita di ogni venti-trentenne medio europeo che abbia minimamente a cuore le sorti della società che lo ha inglobato, quali il ruolo delle proteste civili, dei "tribuni della plebe" che sorgono laddove il clima è esasperato, la necessità di creare un "grigio, perdurante e noioso consenso" piuttosto che effimere "valvole di sfogo" che nulla tolgono al Potere, ma anzi lo rafforzano (i gatekeepers, appunto, sui quali tornerò più in là).

Il discorso è molto più complesso di quanto appare, e alcune conclusioni rischiano di essere qualunquistiche così come ciò che vorrebbero denunciare. Il rischio di queste operazioni de-mistificatorie (sacrosante) è di ridurre tutto a farsa e spingere ancor più il singolo a rintanarsi nell'apatia privata, nella solitudine indorata della cultura, nell'inania. Ma il tutto ha un sapore amaro e verissimo.

Prendete e mangiatene tutti


Fresco fresco nei negozi di dischi.
Oppure no... ;)

Come disse un collega di Kurt, 'prendete e mangiatene tutti'.
Qui: http://thepiratebay.org/torrent/5140721/Nirvana_-_Live_At_Reading_(2009)

Meltin Maps #1



The map shows the diplomatic relations of both Israel and Palestine.

Recognition of only Israel
Recognition of Israel, with some relations to Palestine
Recognition of both Israel and Palestine
Recognition of Palestine, with some relations to Israel
Recognition of only Palestine
No recognition or relations of either

MeltingQuotes.

"Colui che non lascia niente al caso raramente farà cose in modo sbagliato, ma farà molte poche cose."

"Un uomo che decidesse di chiamare le cose col loro vero nome non potrebbe mostrarsi in strada senza essere immediatamente abbattuto come nemico pubblico numero uno"

(George Savile, primo marchese di Halifax, politico e scrittore inglese)

Canzoni che ascolterò anche dopo che avremo fatto la rivoluzione



sabato 7 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

The shooting of Jamal and Muhammad al-Durrah Controversy.



Succedeva dieci anni fa. Moriva un dodicenne a Gaza e nasceva un mito. Ricordare fa bene. Scavare, a volte, fa male.
"..the images of Jamal's futile efforts to shield his son have the "iconic power of a battle flag." The footage became what Charles Enderlin called a "cultural prism," through which viewers see what they want to see."

Da Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Muhammad_al-Durrah

giovedì 5 novembre 2009

Forse non tutti sanno che...



...Edward "Eddie" Bunker (Hollywood, 31 dicembre 1933 – Los Angeles, 19 luglio 2005), "Mr Blue" ne Le Iene, è stato uno scrittore, sceneggiatore e attore statunitense, con un passato da criminale, che lo ha reso uno dei più importanti autori crime e noir.

Nato a Hollywood, fin da ragazzino Eddie conosce il disagio sociale e le difficoltà di inserimento nella società: dopo ripetute fughe, in seguito al divorzio dei genitori, viene affidato al servizio sociale. Poco dopo entra in ospedale psichiatrico e poi in riformatorio. A soli 17 anni stabilisce il poco invidiabile primato di essere il più giovane recluso di tutti i tempi nel famoso carcere di San Quentin. In carcere inizia a scrivere racconti e romanzi: il primo romanzo verrà però pubblicato solo nel 1973, No Beast So Fierce (in italiano, Come una bestia feroce), da cui verrà tratto un film con Dustin Hoffman.

Nel 1975, dopo una vita passata a entrare e a uscire da prigioni e a infrangere la libertà provvisoria, inizia a trovare non solo il successo letterario, ma anche una vita tranquilla.

Ha più volte dichiarato di essere stato influenzato dalle opere di Dostoevskij, Hemingway, Moravia e Cervantes. L'esperienza carceraria e il suo passato sono alla base dei suoi libri, in cui spesso la violenza e il carcere hanno un ruolo di co-protagonisti.

Cenere - Marta sui tubi

Odio sorprendermi
e stare a un passo dal bisogno
di volere fare ancora un passo in più
sei schiuma sulle onde dei pensieri che si
affannano
sulle rocce calde di
quest'isola

comprerei da te...

ogni sorta di magia
ma se tu
vendi solo fuoco
brucerò sulla mia stessa cenere

E come anelli intorno al nulla
galleggiamo nell'inganno di un
sorriso
che ci schiaccia ma che non
c'incastra più
cerchi concentrici se vuoi
remavo contro ai tuoi
miracoli
gettavo ombre sui miei limiti
e non ho più...
più pensato ai sogni che ora

comprerei da te...

ogni sorta di magia
ma se tu
vendi solo fuoco
pagherò sulla mia stessa cenere

mercoledì 4 novembre 2009

Il libro che avrei voluto scrivere io

More about Governare i beni collettiviGoverning the commons è un classico della letteratura in materia. Pubblicato dalla Cambridge University Press nel 1990, è stato poi tradotto in diversi Paesi. Il volume affronta una delle questioni più antiche e controverse nel campo della gestione dei beni collettivi: come l'utilizzo di questi può essere organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo sia costi amministrativi troppo elevati.
Ostrom sostiene, con vigore, l'esistenza di soluzioni alternative alla «privatizzazione», da una parte, e al forte ruolo di istituzioni pubbliche e regole esterne, dall'altra. Soluzioni, invece, fondate sulla possibilità di mantenere nel tempo regole e forme di autogoverno di uso selettivo delle risorse. L'Autrice - che prende in considerazione una gamma molto ampia di casi - basa le sue conclusioni sul confronto di casi di successo e fallimento dell'autogoverno e identifica alcune caratteristiche fondamentali dei sistemi di gestione di risorse collettive che hanno avuto successo. Di qui la formulazione di veri e proprio «princìpi» da rispettare nell'uso delle risorse collettive. Data la complessità dei fenomeni empirici studiati e il tipo di teoria necessaria per spiegarli, è stato necessario uno studio approfondito dei casi di successo soprattutto per quel che riguarda l'interazione con gli utenti. L'Autrice, insieme a un gruppo di ricerca, ha raccolto molteplici dati che sono stati inseriti in un apposito archivio. E' stato selezionato un sottoinsieme più ridotto, destinato a ulteriori esami, codificazioni e analisi. Seguendo il metodo dell'«analisi istituzionale», che era risultato da precedenti lavori della Ostrom, sono stato necessari alcuni anni di lavoro - racconta la stessa Autrice - soltanto per leggere un sufficiente numero di casi, studiare i precedenti tentativi di sintetizzare le conclusioni provenienti da campi specializzati e sviluppare i moduli di codificazione. Durante questo processo si è tentato di costruire e illustrare una teoria che fosse in grado di comprendere le costanti che si cominciavano a vedere leggendo questi diversi materiali. L'auspicio finale di Ostrom è che altri studiosi di scienze sociali continuino a monitorare e interpretare il fenomeno dei commons.