giovedì 30 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#5 - Ben Hur



Giuda Ben Hur accoglie a Gerusalemme Messala, suo vecchio amico, divenuto tribuno. Siamo nell'era dell'imperatore Tiberio. Ma Messala non è il ragazzo che Ben Hur aveva conosciuto, ora è imbevuto di ideali di grandezza e terribilmente ambizioso, tanto da approfittare di un banale incidente per far arrestare l'antico amico con tutta la famiglia, per dare un esempio clamoroso a tutti e per portare ordine in una terra solitamente turbolenta. Ben Hur viene inviato alle galere. Morirebbe di sete se Gesù in persona non gli desse da bere. Il caso vuole che Ben Hur salvi la vita del console Ario durante una battaglia navale. Ario affilia il giovane schiavo e alla sua morte Ben Hur si trova ricco, potente e con la cittadinanza romana. Torna in patria per vendicarsi. Sfida Messala nella corsa delle bighe. Vince e ritrova vive madre e sorella guarite dalla lebbra grazie alla pioggia mista al sangue di Gesù morto sulla croce.
Tratto dal romanzo di Lew Wallace, è sempre stato ritenuto un grande polpettone. E forse lo è, ma indimenticabile. Cinquecento attori (con almeno una battuta, Giuliano Gemma compreso), centomila comparse, quindici milioni di dollari di costo, dieci anni di preparazione. Risultato: il "colosso" per eccellenza, con un riconoscimento importante, il record assoluto di Oscar, ben undici. Tutto nella chiave del grande sentimento, del fasto e delle scene madri. Firmato da Wyler, il film impegnò un gruppo di registi di grosso nome, da Andrew Marton a Richard Thorpe, al nostro Mario Soldati, che si dedicarono soprattutto alla leggendaria scena della corsa delle bighe. Non può non essere citata la colonna sonora di Miklos Rozsa, inventore delle più grandi musiche d'epoca ( Quo Vadis?, Ivanhoe, El Cid). Ben Hur aveva avuto altre due versioni, una nel 1925 e una addirittura agli albori del cinema, nel 1907. Filmone assoluto. Un altro dei titoli che vengono immediatamente ripescati nella memoria-favolosa.

L'olanda è sempre la migliore... parte II.

A Royal Carnage. (video bello fresco: sconsigliato ai deboli di cuore)



"I Paesi civilizzati si dividono in due categorie: quelli dove va tutto male e la gente si lamenta; e quelli dove nessuno si lamenta, ma ogni tanto c'è chi fa una strage nelle scuole".

Merin, non Mesrin !

Un film francese con i controcoglioni americani !
l'impresa di Luc Besson continua con il doppio film di Richet, soprattutto nella seconda parte: l'Ora della fuga.
la prima parte (l'Istinto di morte) infatti non mi sembra ben costruita dal punto di vista drammatico e si limita ad enumerare alcuni episodi della vita del gangster Jacques Mesrine, senza dare un volume significativo al personaggio.
l'Ora della fuga invece riscatta completamente questi difetti, tenendo lo spettatore sul filo del rasoio, non solo per la fatalità che incombe sul personaggio, ma anche per i sentimenti estremi ed opposti che suscitano le sue azioni e i suoi discorsi.
VINCENT CASSELL ancora una volta l'ha fatta grossa.
In un post precedente avanzavo delle riserve: ora non ho dubbi. Molto più divertente di Scarface ma non al livello del Padrino e certamente più bello di Romanzo Criminale. Consiglio a tutti di vedersi la seconda parte, che può benissimo venire compresa senza aver visto la prima.

Come non iscriversi e partecipare?


LitCamp2009 Promo from litcamp torino 2009 on Vimeo.

L'olanda è sempre la migliore...

Quasi quasi mi trasferisco... dopo tutto il discorrere sulla polizia degli ultimi post, ecco un messaggio positivo dall'Olanda.
Popolo superiore.

IO, SOTTO CONTROLLO, 24/7

Potete vedere la mia casa e la mia vita quotidiana in webcam live 24 ore su 24 a questo indirizzo : http://murderburger.co.uk/

Un simpatico burlone, noto alle cronache dopo che settimana scorsa ha guidato un tank per le strade di Londra, ha deciso di piazzare una telecamera di fronte a casa nostra e di trasmettere il tutto online.

come si dice, 'solo per i vostri occhi'......

mercoledì 29 aprile 2009

Il mio tormentone estivo

Appoggio la campagna di Victoria Cabello a favore della Papaya Dance...

Il mio secondo papy.

C'è ancora qualcuno che si meraviglia quando la fantomatica signora "Veronica Lario" lancia dispacci velenosi contro il "marito", tramite Ansa, i quotidiani di tutta Italia riportano la notizia come se fosse lo scoppio dell'atomica su Gerusalemme. In realtà, ancora una volta, il sistema mediatico è riuscito a fare il suo dovere, creando un mito su qualcosa che è invece è banalissima cronaca: la Lario e Berlusconi non vivono insieme più da oltre vent'anni. Tra di loro (e i figli avuti con lei) c'è un abisso colmato a suon di fantamilioni, quelli necessari a preservare -mediaticamente, ripeto- una "famiglia cristiana" buona per tutti i quadretti propagandistici. Mostriamo, però, la storia della 18enne campana che ha avuto l'onore di avere il premier come ospite a sorpresa della sua festa di compleanno, durante un summit per la questione rifiuti. Una repubblica delle banane si vede in queste cose, più che nell'esercito in strada: trippa mediatica anch'esso. pm



"Mamma, che emozione. Chi se lo scorda più questo diciottesimo compleanno. Mi sono fatta un pianto di gioia…E poi i miei amici: certo, sapevano che io frequento da un po’ il mondo dello spettacolo, ma mai avrebbero immaginato".

Lei dice "Da un po’". Noemi Letizia, ma lei da quanti giorni ha 18 anni?
"Da lunedì scorso. Comunque, commovente. Non so se riesco a raccontarlo".

Ci provi. Partiamo da un dettaglio: il presidente Berlusconi è un amico di famiglia?
"Sì, certo. Lui mi vuole bene come una figlia. E naturalmente anche io, anche noi tutti, gli siamo legati. D’altro canto, come si fa a non volergli bene? Lui è proprio un mito, non sapevo che sarebbe comparso così, dal buio della grande sala. Ci sono state urla, sbigottimento. Ho guardato mia madre, che è sbiancata, era tesa ma felicissima. Io anche ero pallida, mi hanno detto, ma non stavo nella pelle dalla gioia. Sa, quando la realtà si trasforma in un sogno?".

Possiamo chiederle com’è nato questo contatto familiare? Il suo papà è un imprenditore, in famiglia avete lavorato per il gruppo?
"Guardi, ora non mi ricordo i particolari, e poi queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Certo, non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli. Comunque se vuole sapere da quanto, non è da molto tempo, sarà qualche anno".

Insomma, vi volete bene.
"Lui è proprio un gran signore. Me lo rivedo davanti agli occhi. Sembra un film".

"Come d’incanto", il musical dellla Disney.

"Ecco, sì. È stato il più bel film della mia vita, ed io ero dentro".

Torniamo al suo ricevimento. Villa Santa Chiara, Circumvallazione esterna di Casoria. Sono le 22. Che succede?
"Succede che gli invitati stanno tutti dentro, compresi i miei genitori: io arrivo da sola, dopo, con l’autista. L’auto? Una Mercedes, non so il modello, ma bellissima. Mi presentano al microfono, nel buio. Ovazione, i miei amici che mi festeggiano. Poi vedo mamma con gli occhi che le brillano, mi dice "c’è una sorpresa"…".

A proposito. Anche sua madre è una bella donna, giovane, ha fatto tv da ragazza.
"Verissimo. Mia madre è molto bella, è stata valletta a Canale 21, i primi tempi".

Torniamo alla festa.
"Si spengono le luci. Dalla porta centrale, che si iera richiusa alle mie spalle, eccolo, si apre e vedo papy, il mio secondo papy".

Chi, scusi?
"Il presidente! Sa, lo chiamo così proprio per vezzo e per una grande venerazione della sua capacità di essere un papà".

Noemi, da grande che vuole fare, politica o spettacolo?
"Aspetti, mi faccia fare una premessa. Io credo nello studio e nella cultura, a me non piacciono gli ignoranti. E frequento con profitto il quarto anno dell’Istituto per grafico pubblicitario, e sono anche la prima della classe".

Ciò detto?
"Sogno di fare la show girl. Perché io davvero so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini, questo sogno".

Ora che ha 18 anni, può dire per chi voterà o preferisce pensarci e tenerlo segreto?
"Che dubbio c’è? Berlusconi è un mito, vuole che io non gli dia il mio voto?".

martedì 28 aprile 2009

Forgotten Songs: Ennio Morricone - Gam Gam (1994)

Dal film "Jona che visse nella balena" (R. Faenza, 1993).



Era il 1995. Questo lo ricordo bene, perché il primo giorno di scuola la maestra Bonomi disse: "quest'anno si festeggiano i sessant'anni dalla fine della Seconda Mondiale, nel 1945, che poi è anche l'anno in cui fu sganciata la prima atomica, e l'anno in cui furono liberati i prigionieri di Auschwitz". Frequentavo la seconda media, avevo da poco compiuto dodici anni, e la maestra mi propose, sapendo che mi piaceva tanto scrivere: "ti va di inventare una scena da far recitare in piazza?". La Provincia aveva pensato ad allestire un teatrino pubblico nel mio rione, e la scuola Onorato Fava era stata chiamata a partecipare con spettacoli e coreografie. Ricordo pure che scrissi un paio di paginette di quadernone, un dialogo piuttosto leggero tra due anime di ebrei gassati ad Auschwitz e finiti, per questo, nel Paradiso dei Giusti. Le parti furono assegnate a due tra i più secchioni della classe -anime pie anche nella vita reale- che furono costretti dal copione a indossare soltanto un lenzuolo bianco, con i buchi per le braccia e la testa -per me i morti vestivano tutti così.
Non ricordo molto altro di quel giorno: ogni traccia cartacea si è persa, e così pure la conoscenza di quanti erano in classe con me quell'anno; il palco era troppo in alto per lasciarmi intravedere qualcosa: tutti gli energumeni del quartiere vi si erano accalcati sotto, spingendomi all'indietro a suon di spintoni, ed erano alti circa il doppio di me.
L'anno prima c'era stato, sullo stesso tema, uno di quei film che "andavano proiettati" nelle scuole e faceva sempre piangere le mie compagne di classe, mia nonna e mia mamma. Della colonna sonora m'era rimasta una canzone: un canto tradizionale ebraico rimaneggiato da quell'Ennio Morricone dei-film-western. Il testo diceva qualcosa tipo: "anche se dovessi andare nella valle dell'ombra, non avrò paura perché Tu sei con me", etc. Così scelsi quella musica per la mia prima e unica sceneggiatura di cui ora non mi è rimasto più niente. Shalom.

From the "50 album che ti hanno cambiato la vita" List:

Almamegretta - Suonno (da Lingo, 1998)

"Almamegretta significa anima migrante, tratto da un dialetto che sta a cavallo tra il tardo latino e gli inizi del volgare."




p.s.: devo dire che per me non è la migliore versione, ma forse quella in "lingo" non era proprio indicata per fare un video.

La zattera della conoscenza.( dal BHO...BLOG )

La conoscenza è una zattera
che ti porta da una riva all'altra.
Indubbiamente a qualcosa può servire,
è utile all'approdo.
Ma una volta che la tanto aspirata riva
è stata raggiunta,
che si fa della zattera?

Dimentica la conoscenza e sarai più libero,
più leggero,nuovamente aspirante
conoscente.
Disfati della zattera per intraprendere
altre conoscenze.
La riva non è solo punto d'arrivo,
ma soprattutto punto di partenza
per nuove esperienze.

Da bambino t'illudevano che potevi galleggiare
sull'acqua solo con i braccioli di plastica.
Ma cosa hai provato nel mare azzurro
della tua isola,quando ti sei sfilato
quei supporti così buffi e ingombranti?

Ricordo che guardavo il fondo
con una maschera subacquea arancione.
Improvvisamente mi son sentita
leggera e galleggiante.Sì! Galleggiavo!
E in quel momento ho dimenticato
cosa fosse imparare a nuotare.
Ormai sapevo nuotare.

(Vorrei ringraziare colui* che mi
ha insegnato queste cose,
anche se,a suo dire,
si è subito dimenticato
di questo insegnamento,
come forse farò anch'io
perchè la vita è dura e non sempre
permette di sentirsi leggeri.
Amo chi mi lascia qualcosa alla fine della giornata.
Amo chi non vuole esser dimenticato da me.
Amo chi lascia una firma sulle mie pagine.)

*Colui: è uno di voi...ma chissà se si ricorda
e se mai leggerà...
Non credo,ma non importa.
Grazie lo stesso.
Questo è indirettamente per te.
Ed è per questo che eccezionalmente
ho riportato sul Melting
un post del BHO...BLOG!

lunedì 27 aprile 2009

Vesti il Papa

Un giochino divertentissimo con cui puoi cambiare il look a Papa Ratzy!

Divertetissimo, ci sono stata un'ora!

http://www.eneaies.com/satira/habemus_style/

Ecco la mia personale versione:

Trova l'intruso !

domenica 26 aprile 2009

BK280s: ebbuonasettimanattutti ! (ovvero fanculo il salone del mobile)

Alla ricerca dell'urlo perfetto

John Travolta nei panni di un fonico che registra per caso i rumori di una notte sinistra, la notte in cui l'auto guidata dal candidato alla presidenza degli Stati Uniti finisce in un fiume e lui ci rimane secco, mentre la ragazza che era con lui si salva per miracolo.
Incidente o complotto ? Tutti vorrebbero archiviare la cosa come un incidente e fare in modo che della ragazza non si sappia nulla, considerando che infangherebbe la reputazione del defunto. Ma c'é qualcosa di irrinunciabile, come la pistola che spunta dai cespugli nelle foto di David Hemmings in Blow Up, ed é la registrazione di un rumore indecifrabile seguito da uno sparo.
Thriller molto ben congegnato, con scene ad alta tensione in cui si scorge senza difficoltà la lezione del vecchio Hitch. Toglie ogni dubbio la citazione da Psycho (scena della doccia) inserita nel B-Movie prodotto dalla casa cinematografica per cui lavora il protagonista e che da luogo alla grottesca ricerca dell'urlo perfetto. Secondo me John Travolta, nella sua immagine post Pulp-Fiction, é incredibilmente tenero.
Ceredino d'oro al finale, beffardo come piace a me !
________________

Solo un grande nulla

Paura&Delirio a...Buzzetti!!!


WE LOVE TRUMPET!!!
And...
TIGER-CUP!!!

video

Vedere per credere...

(Già un po' di nostalgia...)

I migliori gruppi progressive italiani /1

sabato 25 aprile 2009

Ogni tanto essere di Foggia ti da motivi di orgoglio...

Ho scoperto un po' di giorni che il tipo di cui ero follemente innamorata al liceo (per lui ho fatto davvero follie e abbiamo avuto una breve storia molto sui generis - breve digressione biografica) ha realizzato un video musicale per il gruppo di Mariapia Pizzolla (una ex concorrente di amici anche lei di zone limitrofe foggiane).

Ora vi starete chiedendo cosa ci sia da essere orgogliosi? Nulla a parte il fatto che il video, per il bassissimo budget con cui è stato realizzato, è molto bello... in principio la protagonista doveva essere Eva :-), e la canzone, visti i precedenti di questo San Remo, è davvero interessante.

Parla di una ragazzina che si scopre lesbica, ma lo fa con un candore e una delicatezza molto umani e femminili. Non sono portatori di quel glamour milanese, non sono chiassosi, non sono eccentrici. Una canzone semplice, da garage sotto casa ma che finalmente parla di qualcosa.

Come direbbe Facchinetti: "Sosteniamo la giovane musica italiana"
Enjoy

I 50 album che ti hanno segnato la vita

Raccolgo volentieri l'invito di Fede. Purtroppo la mia cultura musicale si è formata, soprattutto in tenera età, sul marchio indelebile di singole canzoni o di raccolte -gli immortali "Best of..."!- piuttosto che su veri album degni di questo nome. A casa mia una vera fonoteca non c'è mai stata. Nessuno sapeva suonare uno strumento, nella mia famiglia: nè mio padre, nè mia madre, nè i miei zii e i parenti più prossimi. Senza le varie compilation saccheggiate a casa di amici o comprate giusto prima di un lungo viaggio, come avrei scoperto i Beatles, colonna sonora della Svizzera nell'estate 1991, David Bowie (Germania 1997) o Demis Roussos (Croazia 1999)?
I primi album originali sono legati a periodi della mia vita nella quale la ragion cupa si faceva strada rispetto all'ascolto spensierato (ma passivo). Ad es. ricordo quando, nel 2003, io e Fede ci trovammo a razziare le dispense musicali dei suoi vicini di casa che, incredibilmente, gli avevano prestato casa libera - le solite coincidenze assurde della vita del Campagna. Molti album provengono da quelle magiche mensole stracolme di cd; oppure dalla consultazione, fondamentale, di un "Dizionario della Musica Rock" preso in prestito dalla biblioteca, e divenuto fonte d'ispirazione primaria per i miei downloads. Con questo vi saluto e passo la palla al prossimo. Who's next? p.m.



883 - Hanno Ucciso L'Uomo Ragno (1992)
Air - Moon Safari (1998)
Almamegretta - Lingo (1998)
Andrew Lloyd Webber - Jesus Christ Superstar (1973)
Beach Boys - Pet Sounds (1966)
Beatles - 1963-66 (Red Album) (1973)
Beatles - 1967-70 (Blue Album) (1973)
Bee Gees - Saturday Night Fever (1978)
Big Black - Songs about Fuckin' (1987)
Bruce Springsteen - Born in the USA (1984)
CCCP - Affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi (1985)
Clash, The - London Calling (1979)
David Bowie - The Singles Collection (1998)
Demis Roussos - Very Best of Demis Roussos (2002)
Eddie Vedder - Into The Wild OST (2007)
Emerson, Lake & Palmer - Pictures At An Exhibition (1973)
Ennio Morricone - Nuovo Cinema Paradiso OST (1988)
Francesco De Gregori - Rimmel (1975)
Franco Battiato - La voce del padrone (1981)
Happy Mondays - Pills 'n' Thrills and Bellyaches (1990)
Jesus and Mary Chain - Psychocandy (1985)
John Lennon - Lennon Legend (1998)
Jovanotti - Lorenzo 1997 (1997)
Leonard Bernstein - West Side Story (1961)
Love - Forever Changes (1969)
Lucio Battisti - Emozioni (1970)
Michael Jackson - History (1995)
My Bloody Valentine - Isn't Anything (1988)
Nico - Chelsea Girl (1967)
Pink Floyd - Animals (1977)
Pink Floyd - The Dark Side of The Moon (1973)
Pink Floyd - The Wall (1979)
Pink Floyd - Wish you were here (1975)
Pino Daniele - Non calpestare i fiori nel deserto (1995)
Pixies - Dr. Doolittle (1990)
Pixies - Surfer Rosa (1989)
Red Hot Chili Peppers - Californication (1999)
Rolling Stones - Beggars' Banquet (1968)
Santana - Abraxas (1970)
Simon & Garfunkel - Live in Central Park (1981)
Sonic Youth - Daydream Nation (1988)
Stone Roses, The - The Stone Roses (1989)
Stooges, The - 1969 (1969)
Suicide - Suicide (1977)
Tony Tammaro - Il primo album di musica tamarra (1989)
T-Rex - The Slider (1972)
Vasco Rossi - Vado al massimo (1982)
Velvet Underground & Nico, The (1967)
Who - Tommy (1969)
Zucchero - Spirito DiVino (1995)

SCANDALOSO

Questo è sconcertante!
Un un uomo si deuda al Coachella Festival ed ecco la reazione dei poliziotti.
Allucinante!

Ancor più sconfortante la reazione delle persone presenti: fanno cerchio e riprendono con il telefonino... senza intervenire. Che schifo.


Naked Wizard Tased By Reality from Tracy Anderson on Vimeo.

P.S. non fate commenti facili sulla dotazione del tipo.

The Guardian, un giornale serio...

..che pubblica in prima pagina inchieste come questa o come questa (leggi tutte le cinque pagine di articoli e video).

Non come quelle scorregge pseudo-giornalistiche della Repubblica, degne davvero di un 404..

Italia r.i.p.

venerdì 24 aprile 2009

Una chicca: Orson Welles cazzeggia per le strade di Londra !

Pare che questa clip appartenesse a un progetto di film autobiografico dove welles impersonava tutti i personaggi, tranne lo speaker naturalmente !
tu ne sapevi qualcosa Paul ?

giovedì 23 aprile 2009

This wild darkness


Uno dei lati positivi di studiare editoria è la possibilità di scoprire scrittori nuovi.
Così mi sono trovata a dover tradurre per un esame il seguente brano di Harold Brodkey "This wild darkness". E' una parte di un libro bellissimo che racconta i suoi giorni prima della morte per AIDS. Capisco che non sia il massimo dell'allegria, ma è un brano straordinario. A chiunque abbia velleità scrittorie consiglio di prendere appunti :-)






This Wild Darkness
Harold Brodkey (10.25.30 to 01.26.96)


I am practicing making entries in my journal, to record my passage into nonexistence. This identity, this mind, this particular cast of speech, is nearly over.

It starts in my sleep, a partly dreamed memory of being young and about to wake to the life of a young man. This morning I was playing basketball with Michael Jordan, and I was as big as he was, or bigger. What a mass of roles, of personae, is mixed in when one is ill, alongside the self-loathing and self-protection, the recurring simplicity and the terror. My identity is as a raft skidding or gliding, borne on a flux of feelings and frights, including the morning's delusion (which lasts ten minutes sometimes) of being young and whole.

Being ill like this combines shock-- this time I will die --with a pain and agony that are unfamiliar, that wrench me out of myself. It is like visiting one's funeral, like visiting loss in its purest and most monumental form, this wild darkness, which is not only unknown but which one cannot enter as oneself. Now one belongs entirely to nature, to time: identity was a game. It isn't cruel what happens next, it is merely a form of being caught. Memory, so complete and clear or so evasive, has to be ended, has to be put aside, as if one were leaving a chapel and bringing the prayer to an end in one's head. It is death that goes down to the center of the earth, the great burial church the earth is, and then to the curved ends of the universe, as light is said to do.

Call it the pit, the melodramatic pit: the bottomless danger in the world is bottomed with blood and the end of consciousness. Yet I don't wake angry or angrily prepared to fight or to accuse. (Somehow I was always short of rage. I had a ferocity and will but without rage. I often thought men stank of rage; it is why I preferred women, and homosexuals.) I awake with a not entirely sickened knowledge that I am merely young again and in a funny way at peace, an observer who is aware of time's chariot, aware that some metamorphosis has occurred.

I am in an adolescence in reverse, as mysterious as the first, except that this time I feel it as a decay of the odds that I might live for a while, that I can sleep it off. And as an alteration of language: I can't say, "I will see you this summer". I can't live without pain, and the strength I draw on throughout the day is Ellen's. At times I cannot entirely believe I ever was alive, that I ever was another self, and wrote-- and loved or failed to love. I do not really understand this erasure. Oh, I can comprehend a shutting down, a great power replacing me with someone else (and with silence), but this inability to have an identity in the face of death-- I don't believe I ever saw this written about in all the death scenes I have read or in all the descriptions of old age. It is curious how my life has tumbled to this point, how my memories no longer apply to the body in which my words are formed.

Almost the first thing I did when I became ill was to buy a truly good television set. Pop culture is unbearable when it is not superlatively presented in all its dexterities and grandeurs.

It's hard to know, when one has invented a term ironically, whether it is already full-fledged jargon-at any rate, I am nowadays exceedingly fond of the term "stress management." Stress management means nearly total irresponsibility: a sleeping pill every night, endless television (superlatively presented), answering mail only when I feel worldly or sociable. It's an ancient adolescence, and a male-diva thing ... "Look, I'm dying"...

The procession of pills: two Advil, one 3TC, one AZT, one Paxil this morning, and last night a pentamidine treatment while I was drenched from night sweats. It is the bodily weakness and my own sense of ignorance that form the pit of blackness and fill me with impatient dread. The needle has replaced the kiss. Death and I are head to head in a total collision, pure and mutual distaste. Death does not want someone who has begun to taste of medication and is bloated and blurred. (Fat and pale-- and then for a time wildly pink and purple from the medicines --and dandruffy, I am physically intellectual, finally.) But death's acquisitive instincts will win. I feel death as dirt closing over me.

Perhaps you could say I did very little with my life, but the "douceur", if that is the word, Talleyrand's word, was over whelming. Painful and light-struck and wonderful.

I have thousands of opinions still-- but that is down from millions --and, as always, I know nothing.

I don't know if the darkness is growing inward or if I am dissolving, softly exploding outward, into constituent bits in other existences: micro-existence. I am sensible of the velocity of the moments, and entering that part of my head alert to the motion of the world I am aware that life was never perfect, never absolute. This bestows contentment, even a fearlessness. Separation, detachment, death. I look upon another's insistence on the merits of his or her life-- duties, intellect, accomplishment --and see that most of it is nonsense. And me, hell, I am a genius or I am a fraud, or-- as I really think --I am possessed by voices and events from the earliest edge of memory and have never existed except as an Illinois front yard where these things play themselves out over and over again until I die.

It bothers me that I won't live to see the end of the century, because, when I was young, in St. Louis, I remember saying to Marilyn, my sister by adoption, that that was how long I wanted to live: seventy years. And then to see the celebration. I remember the real light in the room; I say real because it is not dream light. Marilyn is very pretty, with a bit of self-display, and chubby, and she does not ever want to be old like Gramma. If she is alive, she would be in her seventies now; perhaps I would not recognize her on the street.

I asked everyone-- I was six or seven years old --I mean everyone, the children at school, the teachers, women in the cafeteria, the parents of other children: How long do you want to live? I suppose the secret in the question was: What do you enjoy? Do you enjoy living? Would you try to go on living under any circumstances?

To the end of the century, I said when I was asked. Well, I won't make it.

True stories, autobiographical stories, like some novels, begin long ago, before the acts in the account, before the birth of some of the people in the tale. So an autobiography about death should include, in my case, an account of European Jewry and of Russian and Jewish events-- pogroms and flights and murders and the revolution that drove my mother to come here. (A family like mine, of rabbis, trailing across forty centuries, is a web of copulations involving half the world and its genetic traces, such that I, wandering in the paragraphs of myself, come upon shadows of Nuremburg, Hamburg, St. Petersburg.) So, too, I should write an invocation to America, to Illinois, to corners of the world, and to immigration, to nomadism, to women's pride, to lecheries, and, in some cases, to cautions. I should do a riff on the issues of social class as they combine with passionate belief and self definition, a cadenza about those people who insist categorically that they, not society, not fixed notions, will define who they are. My life, my work, my feelings, my death reside with them.

My own shadows, the light of New York, sometimes become too much now; I pull the shades. I have been drawing spaceships for my grandson. I like to think that in a little while perhaps Ellen and I will go again to the country.

In New York one lives in the moment rather more than Socrates advised, so that at a party or alone in your room it will always be difficult to guess at the long term worth of anything. When I first started coming to New York, I was at college at Harvard. This was six years after the end of the Second World War. New York didn't glitter then. There were no reflecting glass buildings but, rather, stone buildings that looked stiff-sided and had smallish windows that caught sun rays and glinted at twilight: rows of corseted, sequined buildings. Driving through the streets in a convertible owned by a school friend's very rich mother, one was presented with a series of towering perspectives leaping up and fleeing backward like some very high stone-and-brick wake from the passage of one's head. Advertising flowed past, billboards and neon and window signs: an invitation to the end of loneliness. New York was raunchy with words. It was menacing and lovely, the foursquare perspectives trailing down the fat avenues, which were transformed in the dimming blue light of the dissolving workday. Overwhelming beauty and carelessness, the city then-- one of the wonders of the world.

New York was the capital of American sexuality, the one place in America where you could get laid with some degree of sophistication, and so Peggy Guggenheim and Andre Breton had come here during the war, whereas Thomas Mann, who was shy, and Igor Stravinsky, who was pious, had gone to Los Angeles, which is the best place for voyeurs. I was always crazy about New York, dependent on it, scared of it-- well, it is dangerous --but beyond that there was the pressure of being young and of not yet having done work you really liked, trademark work, breakthrough work. The trouble with the city's invitation was that you were aware you might not be able to manage: you might drown, you might fall off the train, whatever metaphor you preferred, before you did anything interesting. You would have wasted your life. One worked hard or not at all, and tried to withstand the constant demolishing judgment. One watched people scavenge for phrases in other people's talk-- that hunt for ideas which is, sometimes, like picking up dead birds. One witnessed the reverse of glamour-- that everyone is jealous. It is not a joke, the great clang of New York. It is the sound of brassy people at the party, at all the parties, pimping and doing favors and threatening and making gassy public statements and being modest and blackmailing and having dinner and going on later. (Renata Adler used to say you could get anyone to be disliked in New York merely by praising that person to someone nervous and competitive.) Literary talk in New York often announced itself as the best talk in America. People would say, "Harold, you are hearing the best in America tonight." It would be a cutthroat monologue, disposable wit in passing, practiced with a certain carelessness in regard to honesty. But then truth was not the issue, as it almost never is in New York.

I feel very well, and for a week now, I as part of some mysterious cycle, I have felt very happy. The world still seems far away. And I hear each moment whisper as it slides along. And yet I am happy-- even overexcited, quite foolish. But happy. It seems very strange to think one could enjoy one's death. Ellen has begun to laugh at this phenomenon. We know we are absurd, but what can we do? We are happy.

Me, my literary reputation is mostly abroad, but I am anchored here in New York. I can't think of any other place I'd rather die than here. I would like to do it in bed, looking out my window. The exasperation, discomfort, sheer physical and mental danger here are more interesting to me than the comfort anywhere else. I have a bed on a wooden platform-- three steps up --and I lie nested at the window, from which I can see midtown and its changing parade of towers and light; birds flying past cast shadows on me, my face, my chest.

I can't change the past, and I don't think I would. I don't expect to be understood. I like what I've written, the stories and two novels. If I had to give up what I've written in order to be clear of this disease, I wouldn't do it.

One may be tired of the world-- tired of the prayer-makers, the poem-makers, whose rituals are distracting and human and pleasant but worse than irritating because they have no reality-- while reality itself remains very dear. One wants glimpses of the real. God is an immensity, while this disease, this death, which is in me, this small, tightly defined pedestrian event, is merely and perfectly real, without miracle-- or instruction. I am standing on an unmoored raft, a punt moving on the flexing, flowing face of a river. It is precarious. I don't know what I am doing. The unknowing, the taut balance, the jolts and the instability spread in widening ripples through all my thoughts. Peace? There was never any in the world. But in the pliable water, under the sky, unmoored, I am traveling now and hearing myself laugh, at first with nerves and then with genuine amazement. It is all around me.

Ma l'amor mio non muore.



Sempre più sono convinto che Berlusconi in questi ultimi mesi stia agendo da vero genio della comunicazione. E' vero, tutto gli va per il verso giusto - il terremoto, il caso Englaro, la crisi internazionale e i rumeni assassini - ma ogni manna dal cielo viene colta dal premier e trasformata in oro colato, in subdola e irresistibile propaganda. E' ormai sempre più orientato a divenire, con la compiacenza dell'opposizione, il "presidente di tutti". Che deve piacere per forza, a destra e a sinistra e al centro. Il 25 aprile? Franceschini - buon uomo - l'ha sfidato a partecipare, almeno per quest'anno. E lui ci sarà, non ci sarà: per giorni non si è parlato d'altro. Ci sarà: precisamente ad Onna, comune colpito dal terremoto. Dove, si è scoperto, nel '44 ci fu anche una strage nazista. Due piccioni con una fava. Voto: 9. Ma il voto: 10 se lo merita per la questione G8. Può ben permettersi, Berlusconi, di spostarlo con un colpo di mano dalla Maddalena all'Aquila. In fondo, così non solo eviterà il rischio no-global, ma dimostrerà ancora una volta ai suoi aedi di essere il "presidente del FARE", deciso, spigliato, vivo e dinamico nell'eterna cultura dell' "emergenza". Tanto ormai la Sardegna l'ha già vinta: Cappellacci, il suo governatore "fantoccio" ("l'ho scelto perché figlio del mio commercialista", disse), dovrà solo provarci, ad azzardare una minima protesta.


p.s.: in tutto questo ieri sera ho visto Katyn (già recensito dal buon Ceredi). Voto: tre stelle e mezzo. Non eccessivamente ostico - pensavo peggio - ma certamente un po' monocorde e appiattito sulla necessità di informare. Grandiosa la scena dell'eccidio: la ripetizione ossessiva della stessa scena (il proiettile alla testa) è di un'efficacia straordinaria. Resta il fatto che in platea c'è stato qualcuno che ha avuto persino voglia di accennare una protesta per "l'immagine distorta del comunismo che con questo film viene data". Mah.

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#6 - I predatori dell'arca perduta

Un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, John Rhys-Davies, Alfred Molina, Paul Freeman, Denholm Elliott, Wolf Kahler. Titolo originale Raiders of the Lost Ark. Avventura, durata 115 min. - USA 1981.



Indiana Jones, insegnante di archeologia negli anni '30, è incaricato dal governo americano di ritrovare l'Arca dell'Alleanza, uno scrigno di legno che contiene le tavole dei Dieci Comandamenti. C'è di tutto in questo meraviglioso giocattolone adatto ai bambini di tutte le età; c'è la materia per un serial TV in 12 puntate, condensata in meno di 2 ore con vertiginosa felicità. Appartiene, forse, più a Lucas produttore che a Spielberg regista ed è pure un vivace esempio di metacinema (riflessione sul cinema, demistificazione dei generi e loro riabilitazione), messo in immagini con competenza professionale, sapienza tecnologica, allegra sfacciataggine. 4 Oscar per le scenografie, il suono, il montaggio e gli effetti visivi. 115 milioni di dollari d'incasso soltanto sul mercato nordamericano. Seguito da Indiana Jones e il tempio maledetto.

l'invasione degli ultracorpi

riflessioni della sera:
quando il sole cala, si alza il venticello  e finalmente aspetti che l'acqua della vasca si riempia per goderti un infinito bagno caldo, arriva il momento delle riflessioni sbiruline.
vorrei riflettere con voi su un'impressione che mi ossessiona in questi giorni: quest'anno piu del solito mi pare che la settima del design stia trascinando dietro al suo baraccone una decadente e scivolosa umanità distratta, e grazie alla mia magica esperienza alla fabbrica del vapore sto avendo modo di osservarla da vicino:
è come se qualche divinità bizzarra abbia preso corposi guardaroba anni 70, corposi guardaroba anni 80 e qualche accessorio 800entesco, abbia frullato tutto e messo da parte in una gradne terrina poi abbia preso tutti i peggio rincoglioniti del pianeta, li abbia denudati
e poi abbia nebulizzato su di essi in modo casuale la terrina di abiti ed accessori e poi abbia detto loro: "andate per milano e snobbate...."
non sono solita badare alle apparenze, puoi vestirti anche di sole cartine delle goleador per quanto mi interessa, basta che tu ti renda conto che sei vestito cosi, che cosa vuoi comunicarmi e soprattutto perchè stai al mondo. invece stormi di gente distratta arriva in pellegrinaggio e fa tappa in galleria da careof-viafarini perchè su qualche benedetto santino sta scritto cosi...entrano a fiotti, si aggirano tra i pezzi esposti guardando in aria, fanno milleduecentocinquanta fotografie a qualsiasi cosa muniti della loro eos400 o nikon D47, toccano, provano, tastano, si siedono, poi escono. 
ma perchè? perchè? perchè?
io non capisco noncapiscononcapiscononcapisco
e allora ballo
la discomusic
( e chi ha colto colga)

da parte mia, ho solo sempre piu voglia di vestirmi con un jeans e una maglietta, alla nino d'angelo.
ma ora vado a farmi un bagno, sperando di non affogare nella vasca... perchè farebbe troppo anni '90 e sarei decisamente out, vero?

Badate bene:oggi è la Giornata Mondiale del Libro!


Nb:Tratto dal BLOG della Biblioteca di Scienze della STORIA
http://bibliostoria.wordpress.com/2009/04/23/23-aprile-2009-giornata-mondiale-del-libro-e-del-diritto-dautore/

Sapete che oggi, 23 aprile 2009 è la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore?
Il libro è in grado di creare contatti tra uomini di epoche e orizzonti differenti e si pone come strumento della libera espressione, contribuendo quindi a costruire e consolidare la comunità umana mondiale e a favorire la causa dei diritti umani.
La Giornata Internazionale del Libro e del Diritto d’Autore, celebrata il 23 aprile, vuole essere un invito a valorizzare quell’eterna fertilità delle idee di cui i libri sono rappresentanti e strumento di diffusione.
Il 23 aprile è stato scelto dall’UNESCO per il suo valore simbolico; in questo giorno (e nello stesso anno, 1616) sono morti Cervantes, Shakespeare and Inca Garcilaso de la Vega, ma sono nati anche autori come Maurice Druon, K.Laxness, Vladimir Nabokov, Josep Pla and Manuel Mejía Vallejo.
Il 23 aprile è anche la festa a Barcellona di Sant Jordi, ossia San Giorgio, patrono della Catalunya, giorno in cui è d’uso regalare un libro e una rosa a chi si vuole bene. Questa piacevole usanza è il risultato di un peculiare intreccio tra tradizione popolare e desiderio di rendere omaggio al più grande scrittore spagnolo di tutti i tempi, Miguel de Cervantes.
Le celebrazioni per San Jordi, soldato romano morto da martire nel IV secolo d.C., nascono già in epoca medievale, con un carattere prettamente aristocratico: dopo la messa solenne, i cavalieri davano vita a una serie di giostre e tornei e alla fine della giornata omaggiavano le dame con una rosa.
La leggenda del santo infatti, diffusasi nel XIII secolo grazie alla Legenda aurea di Giacomo da Varagine, vuole che il sangue versato dal drago ucciso da San Giorgio per difendere una principessa imprigionata dal mostro, avesse poi fecondato la terra facendo germogliare rose color vermiglio, raccolte dal cavaliere per farne dono alla principessa liberata.
È per questo che il rituale oggi prevede che gli uomini offrano alle donne una rosa e che le donne ricambino o anticipino il dono regalando romanzi e poesie - e in modo naturale questo rituale si è presto esteso a scambi tra persone con altri tipi di legami affettivi: amicizia, parentele…- e sempre per questo il tema privilegiato degli incontri culturali che si svolgono durante la festa è naturalmente l’amore.
A partire dal XVIII secolo, la festa si allargò a tutto il popolo e col tempo si caricò di nuovi significati: in particolare, nel 1930, Vicent Clavel Andrés, editore e scrittore valenzano trapiantato a Barcellona, propose la data del 23 aprile, giorno della morte di Cervantes, quale data ideale per la festa del libro.
La tradizione si allargò secondo forme diverse in tutta la Spagna, mentre negli anni del franchismo, in aerea catalana, il giorno di Sant Jordi divenne momento di rivendicazione culturale e politica. Nel 1964 tutti i paesi di lingua spagnola e portoghese adottarono tale data per festeggiare il libro (e la lettura) e nel 1993 una simile scelta fu presa dai paesi della Comunità Europea. Fu proprio a partire da tali positive premesse, e con l’appoggio dell’Unione Internazionale degli Editori, che il governo spagnolo presentò all’UNESCO la proposta di proclamare quale Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore proprio il 23 aprile.

Color Dance!

Ciao ragassuoli!
come va il fuori salone?

Se volete io domani sarò in Via Corsico 3 dalle 3 alle 7... chi di voi vuole venire a farmi un saluto avrà un gelato gratis e potrà cimentarsi nella color dance... eheheheh

Manu, Gaia e Alice mi aspetto una vostra partecipazione per il prox video della color dance :-)

Proposta per stasera... che ne dite?

mercoledì 22 aprile 2009

Lo strano caso della Locusta

Della LOCUSTA su wikipedia si leggono cose interessanti, anche quelle che ce la rendono meno simpatica ("La loro numerosità fa sì che i campi interessati alla loro migrazione vengano letteralmente spogliati di qualsiasi raccolto utile")
Di SALVATORE LIGRESTI invece, che tra le locuste nostrane é tra le peggiori, si leggono invece solo dati di qualità anagrafica, che sono poco rispetto a quello che ci sarebbe da dire sull'uomo.

questa immagine, tratta dal web grazie a Google, é una delle pochissime che abbiamo dell'ingegnere.
per anni le uniche immagini che circolavano, erano quelle scattate in questura quando andò a denunciare la scomparsa della moglie, sequestrata nel 1981 e rilasciata dopo circa 24 ore. indagini archiviate. qualcuno ipotizza che si tratti di ricatto mafioso, ma perché mai ?
Qualcuno ancora si ricorda di lui quando faceva il portaborse per Raffaele Ursini, petroliere e finanziere che fa bancarotta e scappa in Brasile. Da lui Ligresti eredita per così dire un cospicuo pacchetto azionario della SAI (grande agenzia assicurativa): lui afferma di averlo legittimamente acquistato, molti sospettano che dietro al riscatto ci sia lo zampino di qualche suo amico di Paternò, in Sicilia, di cui é originario.
Lui diventa "presidente onorario" della SAI, di fare l'amministratore delegato proprio non ne vuole sapere e delega la gestione degli affaroni al senatore missino Antonino La Russa, padre del vecchio Ignazio. Spero che questo non vi induca a pensare che oggi La Russa sia il difensore degli interessi di Ligresti in parlamento!
Basso profilo quindi e niente foto, finché una decina d'anni dopo, le figlie Jonella e Maria Giulia (conosciuta anche come Gigliola) cominciano a pestare i piedi per avere una visibilità nell'alto mondo e si fanno accompagnare da lui al ballo delle debuttanti del golf club di Monza, allestito presso la villa reale.
Ligresti intanto diventa anche uno dei maggiori immobiliaristi di Milano e la sua Impregilo ha un sacco di affari per le mani, tra cui la nostra beneamata zona Garibaldi-Repubblica, dove un tempo c'era anche la Stecca :(
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Gli animali misteriosi - La Mangusta

Per togliere ogni dubbio alla Manu :-)

Originariamente parte dei viverridi, gli erpestidi o manguste, imparentati con i felini e con gli ienidi, vivono, in genere, in ambienti aperti, sono animali terricoli e spesso diurni, hanno la coda corta, artigli non retrattili e orecchie piccole e tondeggianti. Sono tutti animali di taglia media, con collo e testa di forma allungata, corpi snelli e zampe corte, e ricordano per dentatura e scheletro i primi carnivori. Molti presentano ghiandole odorifere vicino ai genitali, capaci, in alcune specie, di produrre un liquido oleoso, utilizzato in antichità per la produzione di profumi. E' da considerare inoltre che la mangusta è l'unico animale capace di attaccare i serpenti.



Questa discussione mi ricorda tanto Corradino Guzzanti (che andrò a vedere il 16 :-) )

martedì 21 aprile 2009

Geniale !!!



Watch more cool animation and creative cartoons at aniBoom

I sofismi di Quello col pomodoro e la faccia da furbetto

I 'nonsoquanti' album che mi hanno cambiato la vita

Dopo tutte le classifiche esistenziali di Paolo e Filo, ecco il mio turno.
Purtoppo o perfortuna, a differenza dei miei illustri predecessori, non ho la costanza di una serie a puntate.

Eccoli tutti qua, uno dopo l'altro, in oridne cronologico, a partire dalla fanciullezza fino all'attuale età senile.

E i vostri? E i tuoi, Ema?

Gli album che mi hanno cambiato la vita:

Gershwin - An American in Paris OST
Simon & Garfunkel - The Graduate OST
Inti Illimani - Viva Chile!
Manu Chao - Clandestino
Offspring - Ixnay on the Hombre
Green Day - Dookie
Blink 182 - Enema of the State
Nirvana - In Utero
Oasis - Definitely Maybe
Guccini - L'isola non trovata
De Gregori - Rimmel
Red Hot Chili Peppers - Californication
Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar, Sex Magic
Red Hot Chili Peppers - One Hot Minute
Rage Against the Machine - the Battle of Los Angeles
99 Posse - La vida que vendrà
Daft Punk - Discovery
Muse - Showbiz
Chemical Brothers - Come with us
St germain - Tourist
Libertines - Libertines
Quintorigo - Grigio
David Bowie - Hunky Dory
Beatles - White Album
Love - Forever Changes
Jefferson Airplane - Surrealistic Pillow
Beach Boys - Pet Sounds
King Crimson - at the court of the crimson king
Pink Floyd - Wish you were here
Battiato - Patriots
Max Gazzè - Max Gazzè
Radiohead - Kid A
Stooges - 1969
Noir Desir - Des Visages, des figures
Miles Davis - Kind of Blue
Coltrane - Love Supreme
Mano Negra - Best of
Sigur Ros - agaetis byrjun
Morgan - canzoni dell'appartamento
Pulp - Common People
De Andrè - Creuza de Ma
CCCP - Affinità e divergenze tra il compagno togliatti e noi
Dalla - com'è profondo il mare
Third Ear Band - third Ear Band
Amon Tobin - Supermodified
Devendra Banhart - Balck Babies
Capossela - canzoni a manovella
Caetano Veloso - Transa
Beirut - gulag Orkestar
De Andrè - storia di un impiegato
Bach/Glenn Gould - Goldberg Variations
Wagner - Thannauser

....questi quelli che mi vengono in mente....

alla prossima?

Ma cos'è una locusta? E come si riproduce?

Locusta è il nome dato alle cavallette della famiglia degli acrididi durante la fase di sciamatura.

Si tratta di specie che in condizioni ambientali favorevoli possono svilupparsi rapidamente; hanno un comportamento gregario e migratorio. Sia le ninfe che gli sciami degli adulti possono percorrere grandi distanze, cibandosi delle specie vegetali che incontrano sul loro cammino. La loro numerosità fa sì che i campi interessati alla loro migrazione vengano letteralmente spogliati di qualsiasi raccolto utile.

Benché maschio e femmina siano simili nell'aspetto, possono essere distinti osservando il loro addome. La femmina presenta due valve che possono essere sia chiuse che aperte; vengono usate per scavare nel terreno la buca dove deporre le uova.



(E IO CHE PENSAVO che LA LOCUSTA FOSSE UNA SOTTOSPECIE DI SCOIATTOLO...DOH!
PER FORTUNA C'E' WIKIPEDIA...)

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#7 - Furore

Un film di John Ford. Con Henry Fonda, John Carradine, Jane Darwell, Charley Grapewin, Doris Dowdon, John Qualen, Eddie Quillan, Frank Darien. Titolo originale The Grapes of Wrath. Drammatico, b/n durata 129 min. - USA 1940.



Nei primi anni '30, ridotta in miseria dalle tempeste di sabbia e da rapaci proprietari terrieri, una famiglia di agricoltori dell'Oklahoma si mette in viaggio con un camion verso la fertile California. Un classico del cinema d'ogni tempo, tratto da un romanzo (1939) di John Steinbeck. Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, J. Ford diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore Nunnally Johnson modificò, su indicazione del produttore D. Zanuck (che girò personalmente il monologo di mamma Joad), il finale senza speranza di Steinbeck, in linea con l'ottimismo del New Deal. Tom crede ancora che un giorno le cose potranno andar meglio. Lo dice a sua madre, salutandola prima di partire: "Dovunque si lotterà per sfamare gente io ci sarò".
Il cinema accoglie nel suo mito alcune situazioni tanto forti e perfette da non essere ripetibili, come la sepoltura del vecchio nonno, oppure l'immagine del camion-casa nelle strade delle infinite pianure, il ballo di Fonda con la madre (Darwell, premio Oscar), o la scena finale di Tom che percorre la collina andandosene, mentre il sole sta nascendo. Furore non è un documento del cinema, è un documento generale di storia. Straordinario bianconero di Gregg Toland (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). Oscar per la regia e J. Darwell. Sdoganato in Italia solo nel 1951. Vergognosamente classificato dal Centro Cattolico “adulti con riserva” perché pessimista.

lunedì 20 aprile 2009

Una chicca: gazzé e faso alle prese con little tony

Il lunedì dello yoga...




A'mezza locusta!!!

La mia prossima ossessione

ieri finalmente ho girato le riprese per il quintetto di tango di cui forse a qualcuno ho parlato.
il brano che ho scelto per realizzare il video é QUESTO... tra qualche giorno lo ascolterò per decine di volte di seguito, che ve ne pare ?


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Il caso Siani: scrittura e solitudine.



Fortapàsc (Marco Risi, 2009) è il secondo film dedicato alla figura di Giancarlo Siani, ventiseienne cronista del «Mattino» di Napoli massacrato dalla camorra l’11 giugno 1985; già nel 2004 fu tratta dalla sua storia una scrupolosa riduzione cinematografica, dal titolo E io ti seguo, con un riscontro di pubblico pressoché nullo. Ma da allora è esploso il caso Gomorra, e dal 2006 tutto un filone a cavallo tra narrativa e saggistica che parla della criminalità campana; sono arrivati documentari come Biutiful Cauntri, il film pluripremiato di Garrone, le inchieste e gli speciali televisivi in onda su tutte le reti nazionali. Si è tanto scritto delle minacce a Saviano e, seppur meno ampliamente – di quelle ricevute da Rosaria Capacchione, Lirio Abate: cronisti e scrittori, i cui volti ora sono apparsi non solo su carta e in tv, ma anche nei network di Facebook e Youtube: decine decide di gruppi di sostegno, testimonianze, interviste, appelli. È questo il contesto nel quale si ripropone, a quasi un quarto di secolo, la morte di un giornalista forse dimenticato da chiunque non sia nato o non abbia vissuto in Campania.
Si spiega molto, forse troppo, in quest’ora e mezza di cinema «impegnato»: sappiamo che Siani fu ucciso per un articolo scritto nel giugno del 1985, in cui aveva ipotizzato che la cattura del boss Valentino Gionta potesse essere il prezzo pagato dal clan Nuvoletta per evitare una guerra di camorra con il clan di Bardellino. I Nuvoletta decisero così di uccidere Siani per dimostrare ai Gionta che nessuno, tantomeno un «pennivendolo», poteva denunciarli come «infami». Fino a quel momento il cronista – «abusivo», ovvero precario e per questo continuamente sotto ricatto da parte delle testate per cui scriveva – aveva firmato oltre seicento articoli di giornale che parlavano non solo degli affari criminali della camorra, ma anche di contrabbando, disoccupazione, scioperi, scippi, tangenti – quella cronaca spicciola dove affondavano le radici antropologiche e sociali della violenza. Risi, che in quegli anni sfornava titoli come Vado a vivereda solo e Colpo di fulmine, è un regista inguaribilmente convenzionale: debitore più alla fiction televisiva che al suo modello Francesco Rosi. In ogni tematica «sociale» che ha toccato (l’esercito, le carceri minorili, la violenza sulle donne, la mafia) difficilmente si è intravisto qualcosa che fosse più che onesto artigianato; e non è un caso se la sagace drammaturgia di Mary per sempre (1989) funzionasse solo perché firmata dagli sceneggiatori Rulli e Petraglia. Anche questo è il classico film da «proiettare nelle scuole»: “giusto”, necessario, coinvolgente, Ma che non lascia traccia di spunti originali o particolarmente inquietanti. A parte uno, forse involontario, che è la vettura del protagonista: non un’invenzione dello scenografo, ma la vera Citroën Mehari del 1978 appartenuta a Siani. A bordo della quale il cronista interpretato da Libero Di Rienzo si aggira nei luoghi dei camorra, emanando, come un bambino al safari, incredula curiosità ad ogni sguardo. Il veicolo-feticcio è la metafora della sua solitudine, della sua consacrazione alla causa.
Tra i giornalisti italiani assassinati dalla mafia alcuni erano molto giovani: Giovanni Spampinato, Mauro Rostagno e Peppino Impastato avevano meno di trent’anni, come Siani. Ma il destino di quest’ultimo – tuttora l’unico reporter ammazzato dalla camorra – è particolarmente significativo oggi, alla luce della discussione che si è sviluppata negli ultimi anni sulle possibili forme di narrazione e divulgazione della criminalità organizzata in Italia. Nel 2004, a quasi vent’anni dalla morte di Siani, l’allora venticinquenne Roberto Saviano scriveva: «il giornalismo d'inchiesta in Italia risulta una pratica che ormai interessa poco ai lettori ed ai direttori dei giornali, esso sembra ormai defunto. La morte del giornalismo d'inchiesta diventa una garanzia di silenzio sui complicatissimi affari economici della camorra». I «giornalisti-giornalisti» – come li chiama spregiativamente un personaggio di Fortapàsc contrapponendoli ai «giornalisti-impiegati» qual è lui – soltanto in Italia vengono definiti «d’assalto», come se la norma prevedesse invece un lavoro «di trincea», stanziale, che attende l’arrivo delle notizie anziché inseguirle.
Il Fortapàsc da cui il titolo era, secondo un’allegoria dello stesso Siani, il Rione Carceri a Torre Annunziata, teatro di mattanza nei primi anni Ottanta. Ma «Fort Apache» è anche la condizione di chi scriveva sul «fronte meridionale», quello di cui si sentiva parte integrante – e solitaria – il giovane cronista. Un quarto di secolo fa non esistevano Internet né la moda letteraria che è divenuta Napoli. Ben pochi, rileggendo uno a caso tra i seicento e passa articoli scritti da Siani, potrebbero appassionarsi così come leggendo Gomorra; o ritrovare, in quella montagna di dati, numeri, interviste e analisi, una qualche traccia di epicità, di rabbia vissuta con il corpo, di invettiva filtrata dalle emozioni. Siani è un tenace investigatore impegnato in una ricerca che si nutre di speranza: partecipa a marce per la pace e collabora con le associazioni. Non impersona solo l’innocenza e la fiducia nelle nuove generazioni, ma anche tutta quella categoria di indagatori che in Italia saranno relegati all’anonimato e all’oblio. Anche Saviano si muove in «solitaria»: a bordo di una Vespa viaggia fra enormi discariche di rifiuti, quartieri abusivi, fiumi di cemento. Ma la sua invettiva, mediata da uno stile che non a caso molti hanno criticato per essere «poco rigoroso» e troppo «di pancia», non ha quasi nulla – apparentemente – di politico, di ideologico, di intellettuale. «Questa figura – ha scritto Romano Luperini – non aspira più a occupare il centro della scena, non accampa utopie, accetta come scontata e senza prospettive la propria marginalità». Tra Siani e Saviano c’è un abisso, una differenza di stile e d’intenti dovuta al profondo mutamento antropologico della società meridionale, e di chi la racconta.
Così concludeva Saviano: «È proprio in nome della infinita forza della denuncia unita ad una terribile fragilità della persona che bisognerà rintracciare le coordinate per far rinascere un nuovo giornalismo d'inchiesta diffuso ed efficace al punto da non costringere ad un'eroica e solitaria battaglia i pochi ed inascoltati inviati di provincia». Siani, e i tanti cronisti dimenticati come lui, parlavano un linguaggio incapace di raggiungere le grandi masse, i grandi numeri del best-seller. Questa la «terribile fragilità» di cui era ben consapevole Saviano, appassionato lettore di Siani e studente meridionalista, prima che mettesse mano a Gomorra. Il disincanto del suo «io» narrante non escludeva la determinazione a fuoriuscire da un certo tipo di saggistica elitaria, di nicchia. Ma è nato oggi, con l’invasione di nuovi libri su Napoli e la camorra, un nuovo giornalista d’inchiesta? Se i numeri delle vendite oggi sembrano arridere agli editori, preoccupa invece la qualità media dei testi: sempre più stantii, terribilmente autoreferenziali, con Napoli «centro dell’Universo» e circoscritti culturalmente al perimetro biografico di chi li scrive. Ben diversi erano il respiro «internazionale» di un Gomorra, o la competenza del lavoro di Siani, la cui sfortuna è stata quella di vivere in un contesto meno smaliziato e «interconnesso» di quello odierno, ma indubbiamente più dinamico e meno provinciale.

Pensiero domenicale.

La mentalità di un popolo - o per lo meno, della sua maggioranza - probabilmente si riflette anche nella cura della casa. A Parigi le case abitate da studenti sono praticamente dei buchi, dove ragazzi e ragazze camminano scalzi calpestando mozziconi di sigaretta, macchie di sugo, e il bidet ovviamente non esiste e il water è separato dalla doccia; a Barcellona affittano tuguri in pieno centro storico a prezzi esorbitanti, senza preoccuparsi di risistemare la carta da parati scrostata, le mattonelle del pavimento divelte, l'ascensore che non funziona; a Londra la stragrande maggioranza delle case in periferia è di un legno scadente che scricchiola, ha toilette infrequentabili, cucine ridotte ad ammassi putrefacenti di cibi marci e stoviglie non lavate. Così, tornando in Italia, sono quasi sempre colpito dalla dignitosa pulizia delle case abitate da ragazze, dalla cura con la quale sono ordinati i cibi in frigorifero, lavati i bagni -almeno una volta al mese-, sistemati i vestiti nei mobili, contestate certe disfunzioni -lo scaldabagno che non funziona, la lavatrice o il soffitto che scorre, la mancata raccolta differenziata, etc.
Uscendo da queste case ordinatissime e confortevoli, però, e in particolare a Napoli, mi sono reso conto di una cosa, che il contrasto con quanto si vede fuori è lancinante: i mozziconi e le macchie di cibo si vedono sull'asfalto, le toilette pubbliche è meglio non cercarle, sporcizia e degrado ad ogni angolo. Al contrario, i mercatini domenicali a Parigi una volta terminato il loro turno rimettono a posto tutto quanto avevano disordinato; a Barcellona le strade e i marciapiedi non hanno eguali, in quanto a pulizia, tra le altre metropoli mediterranee; a Londra quelle stesse stamberghe, viste da fuori, hanno un aspetto fresco e gradevole.
Quasi sempre la tenuta - e la considerazione - delle abitazioni private è proporzionalmente inversa a quelle del bene pubblico.

Francia, qualcosa si muove

Francia, qualcosa si muove
Da La Repubblica

PARIGI - Piccoli black-out, la luce elettrica a intermittenza, la fornitura del gas interrotta per qualche ora. E' l'effetto della protesta dei lavoratori di Edf e Gdf che sta provocando disagi a migliaia di utenti in tutta la Francia. Da tre settimane, i dipendenti delle due compagnie energetiche sono in agitazione. Oltre alle giornate di sciopero (l'ultima giovedì) alcuni lavoratori hanno deciso di interrompere la fornitura o di diminuire la potenza di alcune utenze. Secondo un primo calcolo, sarebbero già 66.500 le famiglie colpite dalla protesta. Mercoledì un ospedale della città settentrionale di Douai è rimasto senza corrente per 40 minuti, così come i settanta anziani dell'ospizio di Mazères, nel centro del paese.

A Brest, in Bretagna, oltre 6.200 case e 650 imprese hanno avuto un fornitura ridotta per un'intera giornata e molti negozi sono stati costretti a chiudere anticipatamente. "Sono senza gas da due giorni: ci laviamo con l'acqua fredda", racconta Danièle Hoffmann, una madre di due bambini nel Val d'Oise, intervistata da Le Parisien. In questa regione non lontano da Parigi sono rimasti al buio decine di case popolari e un grande centro commerciale.

Dopo il "sequestro" dei manager in alcune fabbriche, le "interruzioni selvagge" degli operai energetici sono un ulteriore segnale della radicalizzazione del conflitto sociale nel paese. E' la prima volta in anni recenti che la protesta dei lavoratori ha ricominciato a usare mezzi di rivendicazione illegali. "Un tabù è caduto", ha notato con preoccupazione il giornale Le Parisien, che teme un diffusione di questi fenomeni spontanei, senza il filtro di una rappresentanza sindacale, tradizionalmente debole e divisa nel paese. Finora, le principali sigle sindacali, come la Cgt, hanno infatti giustificato le azioni dei dipendenti definendoli "sintomo di disperazione" ma anche come un modo per conquistare visibilità.

Gli amministratori delle compagnie energetiche hanno invitato i sindacati a tornare al tavolo delle trattative. Secondo un portavoce si tratta di "atti isolati compiuti da una piccola minoranza di lavoratori". Più severo il giudizio del premier, François Fillon, che ha parlato di "sabotaggi" e ha detto che il governo non tollererà altri black-out. "Manifestazioni di violenza non hanno nulla a che vedere con il dialogo sociale", ha detto Fillon. Un concetto ribadito dal ministro del Lavoro, Brice Hortefeux. "Queste interruzioni di corrente elettrica non sono assolutamente equiparabili al legittimo diritto di sciopero". (18 aprile 2009)

sabato 18 aprile 2009

Anberber, l'Ulisse etiope

Forse non avrà mille risorse quest'uomo che dall'Etiopia sbarca nella Germania Est per studiare medicina e una volta tornato in patria si scontra con la prepotente idiozia del regime comunista "alla maniera albanese". Ma il suo viaggio é lungo, ricco di incontri, sogni, ricordi ...e sventure, tanto da dare alla storia la dimensione dell'epica.
Un'epica dimessa, ma che ho trovato coinvolgente per la sua capacità di comporre i temi del mondo "globalizzato", illuso e spesso feroce, e i conflitti causati dell'appartenenza tribale.
é un film difficile da digerire ma allo stesso tempo carico di fiducia rispetto alla possibilità dell'uomo di ritagliarsi un'esistenza felice, malgrado tutto.
montaggio a volte spericolato, piacevolmente audace !
in questi giorni lo trovate al Nuovo Orchidea, dietro il Bar Magenta.

giovedì 16 aprile 2009

Nelle terre dei pirati.



Puntland (Somali: Puntlaand, Arabic: أرض البنط‎) is a region in northeastern Somalia, centered on Garowe (Nugaal region), whose leaders declared it an autonomous state in 1998. A third of the Somali people live in the province. The city of Boosaaso in the heart of Puntland has more than a million people, overtaking Mogadishu as the most populous city in Somalia following the civil war. Unlike neighbouring Somaliland, Puntland does not seek outright independence from Somalia. The name "Puntland" is derived from the Land of Punt mentioned by ancient Egyptian sources. The exact location of the Land of Punt is still a mystery and is the subject of academic debate and controversy. Some studies have suggested that the land of Punt was located in the Horn of Africa[2][3] , whereas others believe it was located elsewhere.

mercoledì 15 aprile 2009

RECINZIONI: Una Lunga Domenica di Passioni (J-P. Jeunet, 2004)



Ho visto con colpevole ritardo questo film bellissimo: la ventenne Mathilde, zoppa dalla nascita, si rifiuta di credere che il soldato Manech, suo coetaneo promesso sposo, sia morto, benché sappia che nel gennaio 1917 era stato condannato alla fucilazione per lesioni volontarie. Nel 1920 intraprende una puntigliosa inchiesta personale per scoprire indizi e prove della sua sopravvivenza o almeno la verità sulla sua morte. Dal romanzo (1991) di Sébastien Japrisot (pseudonimo anagrammatico del corso Jean-Baptiste Rossi, 1931-2003), sceneggiato con Guillaume Laurant, il 50enne J.-P. Jeunet ha potuto fare, grazie al successo mondiale di Il favoloso mondo di Amelie (2001), un film da 45 milioni di euro, necessari per mettere in immagini gli orrori della guerra di trincea nella Somme. Espressa in immagini potenti sin dall'inizio, questa dimensione antimilitarista, frutto di un'indignazione morale, critica e documentata verso gli alti comandi, è stata sbrigata con sospetta fretta sui mass media.
Scrive S. Japrisot: "La guerra non genera altro che infamia su infamia, vanità su vanità, escrementi su escrementi”. Mathilde e' una dolce, tenace investigatrice impegnata in una speranza che si nutre di memoria. Non impersona solo l'innocenza e la fede, ma anche quegli storici risoluti a riesumare quel che c'è di nascosto dietro alla storia ufficiale. Svariante nei generi e nei toni (dal Kitsch all'epica, dalla commedia al grandguignol, dal lirico al folcloristico), nei paesaggi (Somme, Bretagna, Parigi, Corsica), negli effetti digitali (l'incendio dell'aviorimessa), ricco di citazioni (Milestone, Kubrick per la suggestiva e commovente introduzione, Tavernier, ma anche Tati) ha il passo lungo di un grande romanzo ottocentesco, sostenuto dalla gioia della narrazione. Musica di Angelo Badalamenti.

Voto: * * * *

SEGNALAZIONE: stasera 21,30 spazio oberdan

film importante, con un grande gian maria volonté, già citato in un post precedente e, se non sbaglio, anche nella top 100 di paulmoss il profeta.

divertente! io ho visto la versione in 3D, che non é niente male. consiglio di NON vedere il trailer prima del film, potrebbe rovinarvi alcune delle gag più forti.

...la battaglia tra dreamworks e disney-pixar continua!

ALL-TIME TOP 10 Favourite Directors

#6 - Werner Herzog



Studia storia, teatro e letteratura all’Università di Monaco ma non porta a termine i corsi per dedicarsi al cinema. Per finanziare i suoi progetti fonda una casa di produzione che però fallisce immediatamente, costringendolo a lavorare in una fabbrica metallurgica per potere sostenere economicamente sé stesso e i suoi interessi artistici. Il suo primo film, Lebenszeichen (Segni di vita, 1968), storia di un soldato tedesco che durante la seconda guerra mondiale impazzisce in un’isola greca e intraprende una lotta con la natura, lascia intravedere le basi di una poetica assolutamente originale, fondata sulla ricerca di immagini «non ancora viste», su una grande sensibilità visiva verso il paesaggio e sulla predilezione per personaggi dolenti e feriti, spesso segnati da una radicale «alterità» nei confronti del quotidiano. I suoi lavori successivi confermano queste premesse, rendendole ancora più estreme e visionarie: Aguirre, furore di Dio (1972), attraverso la storia di un «conquistador» alla ricerca del mitico Eldorado, traccia la parabola della follia di un uomo che non si vuole sottomettere alla natura, mentre L’enigma di Kaspar Hauser (1974, premiato a Cannes) mette in scena in toni fluenti e pessimisti la storia di un trovatello abbandonato in una piazza di Norimberga nel 1824, che viene prima esibito come fenomeno da baraccone, poi adottato da un medico e infine ucciso, forse, proprio dall’uomo che l’aveva liberato. Lavorando spesso in simbiosi con il suo attore-feticcio K. Kinski, H. vive ogni film come una sfida estrema: trascina le sue troupe in luoghi impervi e selvaggi nell’intento di intrappolare l’essenza stessa della natura e arriva a ipnotizzare gli attori – come accade in Cuore di vetro (1976) – per rendere più realistiche e credibili le scene di sonnambulismo. Fra i suoi lavori successivi: La ballata di Stroszek (1977), storia della degradazione di un uomo diviso fra la cultura originaria tedesca e la società statunitense in cui è stato trapiantato, Nosferatu, il principe della notte (1978), remake del capolavoro di F.W. Murnau, Woyzeck (1978) austera trasposizione dell’omonimo dramma di Büchner e Fitzcarraldo (1981), affascinante racconto sulla forza di volontà di un uomo che per cercare di portare l’opera lirica nel cuore dell’Amazzonia arriva a far trascinare un battello in cima a una montagna, in un progetto in cui la storia del film si interseca con la storia della sua realizzazione svelando un’altra delle ossessioni ricorrenti del regista. Negli anni ’80 e ’90, alternando l’attività di documentarista a quella di regista di cinema, H. porta le sue troupe fra gli indiani Miskitos del Nicaragua (Ballade vom Kleinen Soldaten, La ballata del soldatino, 1984), tra gli aborigeni australiani (Dove sognano le formiche verdi, 1985) o fra le rocce del Cerro Torre in Patagonia (Grido di pietra, 1991). Sempre inseguendo l’idea di un cinema «folle» ma libero, ultimo erede della grande tradizione del romanticismo tedesco. Autore nel senso più completo del termine, controverso e leggendario, nel 1978 pubblica anche il diario di un viaggio a piedi compiuto da Monaco a Parigi per andare a trovare l’amica Lotte Eisner molto malata, un testo fondamentale per la comprensione del suo cinema unitamente al documentario Kinski - Il mio nemico più caro (1999), in cui – omaggiando la memoria del suo attore prediletto, da poco scomparso – ribadisce la sua idea di un cinema inteso come titanica impresa di un artista ossessionato dal sogno impossibile di domare la realtà.

Titoli consigliati (e preferiti):
- Aguirre Furore di Dio (1972). Voto: * * * * *
- L'Enigma di Kaspar Hausen (1974). Voto: * * * *
- La Ballata di Stroszek (1977). Voto: * * * * *
- Kinski - Il Mio Nemico Più Caro (1999). Voto: * * * *

martedì 14 aprile 2009

l'ultimo film di Pupi Avati secondo me é mediocre.
unisce elementi di Amarcord e di Amici Miei senza l'immaginazione di Fellini e la vis comica di Monicelli.

Riflessioni musicali su atteggiamenti surreali

PAZZO IL MONDO - PETRA MAGONI E FERRUCCIO SPINETTI




lunedì 13 aprile 2009

Domani sera ?

Io sono curioso di andare a vedere questa cosa al Cicco Simonetta.
Mi han detto che é divertente, a qualcuno interessa ?

MARTEDI’ 14 APRILE ORE 22.00

DEMOCOMICA

Laboratorio permanente di cabaret

diretto da Rafael Didoni e Germano Lanzoni

contributo agli artisti : 3 euro

HYPERSEXUALIZATION OF WESTERN SOCIETY: part 1

Comparison between to hip/hop and Pop fusions:

Culture Beat - Mr. Vain (1993)



Timbaland feat. Keri Hilson - The Way I Are (2007)*

(Incorporamento disattivato su richiesta dell'utente)

* also sponsorized by MacDonald Corporation.

domenica 12 aprile 2009

Dal Giardino Tropicale-Pacifico


Le barche sulla sabbia sparse alla rinfusa,
spogliate e capovolte al sole,
sul fianco il nome di una donna caro al pescatore,
legno a scarti, a schegge e a miniature,
e i pali con l'acqua alla vita,
nodi,chiodi e ammaccature,

E la ruggine ustiona le ancore e i pontili,
sceglie il ferro come compagnia,
scioglie il ferro e un pò ne porta via...

Scrivo da questa spiaggia appena uscita dal mare,
finalmente un cielo in testa in cui guardare,
e dovunque mi giri stelle,
forse una di quelle,
si fa cercare, si fa indicare da te.

Un cane attraversa la strada,
costole in vista e bruciature,
passa senza guardare,
gli alberi al mio passaggio a sventagliare,
e la giostra, draghi e mostri marini,
sotto un pelo di plastica grigia,
bisbigliano come bambini tra le lenzuola,

E la ruggine gratta le ancore e i pontili,
sceglie il ferro come compagnia,
scioglie il ferro e un pò ne porta via,
spoglia il ferro...

Scrivo da questa spiaggia appena uscita dal mare,
finalmente un cielo in testa in cui guardare,
e dovunque mi giri stelle,
forse una di quelle,
si fa cercare, si fa indicare da te.

Chiamo da questa spiaggia appena uscita dal buio,
finalmente un cielo in testa in cui cadere,
e dovunque mi volti stelle, forse una di quelle,
ti sta a guardare, perpendicolare a te.

Scrivo da questa spiaggia appena uscita dal mare,
finalmente un cielo in testa in cui guardare,
e dovunque mi giri stelle,
forse una di quelle,
si fa cercare, si fa indicare da te.

Chiamo da questa spiaggia annerita dal buio,
e finalmente un cielo in testa in cui cadere,
e dovunque mi volti stelle, forse una di quelle,
ti sta a guardare, perpendicolare a te!

A chi la resurrezione non l'ha mai vista

L'ultimo film di Andrej Wajda ripercorre la storia dell'eccidio dell'esercito polacco da parte dell'Armata Rossa.
Un film pesantissimo come potete immaginare, segnato du un inizio beffardo (due colonne di profughi si incrociano su un ponte, da una parte avanzano i tedeschi, dall'altra i russi: qual é il nemico peggiore da cui scappare?) e un finale glaciale, dove wajda, con un gesto di estrema umanità, rinuncia a qualsiasi elaborazione cinematografica e mostra la cruda realtà. nessuna metafora può essere inserita per rendere il pubblico più partecipe. la sensazione é stata per me una decisiva estraniazione, anzi fastidio, ma il senso poi mi é sembrato chiaro: nessuna poesia può essere ammessa nel raccontare il destino dei soldati e degli ufficiali uccisi e seppelliti nelle fosse comuni a Katyn.