lunedì 31 agosto 2009

Oggi:"Starman"

sabato 29 agosto 2009

w lo squat martino...

w i pan-cake per il brunch
w le risate
e i ricordi musicali......

Non lo dico troppo ad alta voce
(e voi non ditelo troppo in giro,
ma...
I'M VERY HAPPY)

giovedì 27 agosto 2009

"Oggi è nato Matteo!!!" : 27 agosto 2009

Lacrime, lacrime, lacrime...
E in sottofondo la sua voce...
E' nato un bimbo, il mio secondo
nipotino...
Ben arrivato Matteo!
Nato la prima volta
sotto il segno della neve
del 5 gennaio e
di una canzone bellissima, Year of the cat
di Al Stewart, afferrando la mano della sua
bisnonna che decideva quel giorno di
salutare questo mondo,
pronto a farci felici un'altra volta,
suo fratello in braccio
alla zia, stretto da un abbraccio
che mai si scorderà...
I bimbi siamo noi...

Nato per la seconda volta,
oggi veramente,
oggi Matteo è qui...

Sono felicissima!

Grazie a tutti di condividere
questo momento con me!

ZiaBis

mercoledì 26 agosto 2009

martedì 25 agosto 2009

Oggi: "Via cone me" di Paolo Conte



Foto di R.Doisneau

It's a wonderful...

lunedì 24 agosto 2009

Oggi: "Persona" di I.Bergman



"tu vuoi essere,
non sembrare di essere.Essere in ogni istante cosciente di te, e vigile.
E nello stesso tempo ti rendi conto dell'abisso che separa ciò che sei per gli altri da ciò che sei per te stessa..."




"La vita si manifesta in mille modi diversi
ed è impossibile non reagire"

lunedì 10 agosto 2009

Sono sempre i migliori a fare i coglioni

LO RICORDEREMO SEMPRE COSI'




P.S. La cotta di maglia era vera e pesava 30 chili... povero Fra

Appunti e spunti

L’idea di questo genere di post mi è venuta parlando con la Gaia, sono tutta una serie di spunti di riflessione sulla realtà contemporanea che ci circonda. Riflessioni per un futuro progetto pensato in una sera sbronze alle colonne.

Dal Mito di Sisifo di Camus

Le muraglie assurde

«Tutte le grandi azioni e tutti i grandi pensieri hanno un inizio di poco peso. Le grandi opere nascono spesso alla svolta di una strada e alla bussola di una trattoria. Così è l’assurdo.
Il mondo assurdo, più di qualsiasi altro, fa risalire la propria nobiltà a quella misera nascita. In alcune situazioni, il rispondere: “niente” ad una donna circa la natura dei propri pensieri, può essere, nell’uomo, una finta. Lo sanno bene le persone amate. Ma se questa risposta è sincera, se rappresenta quel particolare stato d’animo in cui il vuoto diviene eloquente, in cui la catena dei gesti quotidiani viene interrotta e il cuore cerca invano l’anello che la ricongiunga, è allora come il primo segno dell’assurdo.
(…)
Soltanto, un giorno, sorge il “perché” e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore. “Comincia”, questo è importante. La stanchezza sta al termine degli atti di una vita automatica, ma inaugura al tempo stesso il movimento della coscienza, lo desta e provoca il seguito, che consiste nel ritorno incosciente alla catena o nel risveglio definitivo.
Dopo il risveglio viene, col tempo, la conseguenza: suicidio o ristabilimento.
In sé, la stanchezza ha qualche cosa di disgustoso, ma in questo caso, è vantaggiosa. Infatti, tutto inizia per mezzo della coscienza e nulla ha valore senza di questa.»

Il ruolo dell’arte è mostrare l’assurdo, produrre l’evento insignificante che porta alla risposta niente e alla domanda perché. Per destare la coscienza dell’osservatore l’opera d’arte dovrebbe essere di facile accesso, semplice e addirittura banale. L’opera non dovrebbe essere citazionistica, non deve prevedere uno studio o un sapere di qualche tipo per essere apprezzata, né dovrebbe spingere verso un sapere o uno studio.
Dovrebbe perpetuare un viaggio ripetitivo nella banalità, lasciando allo spettatore la possibilità di assopirsi definitivamente o di risvegliarsi come reazione naturale ad una saturazione, facendo traboccare il malessere interiore.
Il tempo è la dimensione fondamentale, il tempo e la morte. Qui risiede l’insolvibile ossimoro della nostra esistenza: la nostra costante ribellione al passare del tempo e all’avvicinarsi della morte.

«Viviamo facendo assegnamento sull’avvenire: “domani”, “più tardi”, “quando avrai una posizione”, “con l’età comprenderai”. Queste incoerenze sono straordinarie, dato che, alla fine dei conti, si tratta di morire.»

L’opera non dovrebbe puntare ad un’eternità, ad una procrastinazione del suo essere. L’arte dovrebbe essere una rivolta del qui ed ora al rapporto con il tempo. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di travisare l’abitudine, trasformare i gesti a noi tanto cari perché conosciuti e ripetuti giornalmente in qualcosa di sconosciuto attraverso la ripetizione e la riproduzione.
Si tratta di un’arte totale che coinvolge la vita a 360° gradi. Solo la messa in mostra di una quotidianità può influenzarne un’altra. L’esempio e l’assimilazione sono il primo metodo di scambio e d’insegnamento.

Il punto focale è mettere in mostra come nessuna morale, nessuno sforzo sono giustificabili a priori in nome di un qualcosa che avverrà, è stupido di fronte alla «sanguinante matematica» che regola la nostra esistenza. Ciò che l’arte dovrebbe fare è metterci nella condizione di accettazione della fine. L’unica soluzione che il nostro corpo conosce nel futuro è la morte.
Appare quindi paradossistica un’arte votata alla trasmissione e all’eternità. La perpetuazione di una discussione fatica attraverso l’arte non può che portare alla nausea e non a una situazione di decisione tra l’anestesia e il risveglio.

L’opera deve portare il suo osservatore alla stanchezza, indurlo a ripetere gesti meccanici finché non si arrivi al punto in cui la stanchezza porti alla coscienza. L’arte dovrebbe essere fisica, oltre che visiva. L’importante è mostrare le connessioni assurde, non indagare le risposte o le loro conseguenze. Come in letteratura, l’artista deve costruire delle realtà verosimili, ma deve lasciare dei vuoti che il lettore può riempire come gli pare più opportuno.
Le mostre non dovrebbero essere dei percorsi guidati verso nuove soluzioni, ma solamente una ripresa della banalità che metta in risalto l’impossibilità di un’affermazione a priori, di un metodo programmatico. L’unico scopo è la stanchezza di gesti ripetitivi e inconsapevoli. Bisogna evidenziare la lapalissiana esigenza di familiarità che ci spinge a pensare e a creare teorie, movimenti e rivolte. Non sono altro che un modo per raggiungere l’unità e dare spazio alla voglia di assoluto. Ecco il teatro dell’assurdo umano.
Questo bisogno esiste, ma non è detto che debba essere colmato.

«Questa nostalgia di unità, questa brama di assoluto spiega lo svolgimento del dramma umano nella sua essenza. Ma l’essere questa nostalgia una realtà di fatto, non implica che essa debba venire immediatamente appagata, in quanto se, superando l’abisso che separa il desiderio dalla conquista, asseriamo con Parmenide la realtà dell’Uno (qualunque esso sia), cadiamo nella ridicola contraddizione di uno spirito che afferma l’unità totale e priva, con la sua stessa affermazione, la differenza e la distinzione che prevedeva di risolvere. Questo circolo vizioso è sufficiente per soffocare le nostre speranze.»

Ed è proprio questo il circolo in cui si vede rinchiusa gran parte dell’arte contemporanea, specie quella di chi la produce volendo provocare un cambiamento futuro o cercando solamente un benessere estetico.
L’annientamento della speranza deriva principalmente dalle azioni dei suoi più strenui sostenitori, come i rivoluzionari o gli esteti.
Per questo l’arte non dovrebbe essere rivoluzionaria o bella (nel senso greco del termine). L’arte rivoluzionaria e l’arte bella ci portano inevitabilmente al divorzio con le nostre creazioni, a quel senso di vuoto che segue l’euforia iniziale. Il problema di questo genere di artisti sta nel rapporto fra ciò che immaginano di sapere e ciò che realmente sanno, fra il consenso pratico e l’ignoranza simulata. Se provassero veramente questo genere di dicotomie, sconvolgerebbero totalmente tutta la loro e la nostra esistenza portando all’unità e alla nostalgia; ma, al primo movimento della coscienza, queste costruzioni saranno rovinate e distrutte riportandoci verso una disperata ricerca di pace.
La storia del pensiero umano è la storia dei suoi pentimenti. Bisogna accettare i limiti della nostra conoscenza.
Noi saremo sempre esterni a noi stessi. L’unico pensiero reale è quello ingiusto.
L’opera d’arte dovrebbe essere un divorzio tra diverse realtà, non è nella realizzazione in sé, ma nel confronto con lo spettatore. L’opera deve esistere nell’intercapedine tra l’uomo e la realtà mostrata dall’artefatto. La mancanza di uno dei due è la distruzione dell’opera.

domenica 9 agosto 2009

Nuovi amici - Radical Faeries

Un Raduno
Un po' di storia

sabato 8 agosto 2009

il mio primo Agosto milanese

Avevate proprio ragione...
Ad Agosto Milano non è un buco nero, come pensavo io,
che mi sto passando la mia prima vacanza ferragostana
in città! E devo dire che ha un certo fascino essere
qui, mentre il resto della famiglia è in altri lidi.
Condivido il mio tempo con due scoppiate di nome Gaia
e Franza e mi ci trovo proprio bene...
Ci mangiamo pancake, guardiamo la luna dall'ottavo
piano, dormiamo come ghiri, fumiamo mille sizze, leggiamo Harmony
e Kamasutra...E stressiamo la gente sulla nostra vacanza a
Berlino che è stata veramente una figata!
Anche se la mia superabbronzatura sarda pian piano
mi sta abbandonando, lasciandomi di nuovo quel pallido
viso milanese di sempre, sono conenta di essere qua...

Veniteci a trovare allo squat di casa Martino!
Non vendiamo che simpatiche e grasse risate da scoppiate!

Vado a mangiare il pancake.Hola.

P come Pubblicità.

A incontrarlo al bar, un bauscia di questa incontinenza (bauscia è bava, saliva:
e anche il bavante, il salivante, il moccioso) si chiederebbe al barista di
azzittirlo o di allontanarlo, ma quel bauscia è il nostro capo del governo. Ora
all'estero - anche ricordando come Berlusconi, intossicato dalla sexual
addiction
, trascorre in realtà le sue giornate - liquideranno il
protagonismo dell'Egocrate come l'ultima arlecchinata di un clown italiano. Noi,
che da Berlusconi siamo e saremo governati, non possiamo farlo o per lo meno non
possiamo limitarci alla derisione o all'invettiva. Più che disseccare le sue
vanterie (per quanto riguarda il bilancio del governo, lo ha già fatto qui Tito
Boeri, il 3 agosto) o autoconsolarci con uno sberleffo per quel "priapismo
dell'Io", è più utile aprire gli occhi su quanto sta accadendo e accadrà. Meglio
descrivere e decifrare quel che ci aspetta. Berlusconi va ascoltato con
pazienza, infatti. Da gran fiume delle sue parole affiorano sempre, prima o poi,
le "verità dell'asino", come ci ha spiegato Franco Cordero. Gli asini hanno una
cattiva fama. Li dicono ottusi, poco intelligenti. Bestie trascurabilissime. Ma,
in realtà, il passo storto dell'asino è soltanto uno: "Svela piani che menti più
sottili occultano". Càpita anche a Berlusconi e, solo, a Palazzo Chigi, ne offre
un saggio. Se si riflette, le parole dell'Egocrate svelano una tecnica di
dominio, un dispositivo di potere. La rappresentazione di se stesso e del lavoro
del suo governo è esplicitamente "pubblicitaria", coerente con un'antica
confessione di Berlusconi: "Non riesco a non vendere. Non ci riesco! Non riesco
a svestire i panni del direttore commerciale" (D'Anna, Moncalvo, Berlusconi in
concert). Soltanto nel linguaggio della pubblicità - senza profondità,
istantaneo e istantaneamente dimenticato - può non esistere la realtà.

- Giuseppe D'Avanzo, Repubblica, 8 agosto 2009.

venerdì 7 agosto 2009

Birretta serale



Ecco l'ennesimo post, chi viene stase a bere una birretta al Confine?

Dai fate compagnia ad un povero lavoratore d'agosto, spero di essere stato abbastanza commuovente e come diceva Mario Zucca....Ciao bastardi!!!

martedì 4 agosto 2009

lunedì 3 agosto 2009

D come Denaro.

Non ricordo, in nessun momento della mia vita, di avere sentito un particolare attaccamento al denaro. Non certo da bambino, quando sapevo che certo, soltanto per colpa del mutuo sulla casa molte comodità mi erano impedite, ma che in fondo si trattava di lussi di cui si poteva anche fare a meno. E da ragazzo, quando alternavo l’acquisto settimanale di Dylan Dog e Spider Man con qualche puntatina dal venditore di videogames taroccati all’angolo di Piazza Dante, anche allora sapeva che il denaro non avrebbe mai comprato null’altro che giochi, moltiplicandoli per cento, mille forse, ma lasciandoli nella loro essenza di giochi, pur con forma diversa. Parlare di denaro, e soprattutto di risparmio, con gli amici mi irretiva (non che fossi uno spendaccione, anzi!) e mi rendeva ancora più allergico alle banconote. L’odio che nutrivo per il denaro però non aveva nulla di filosofico, o di ideologico. Tutt’altro. Ero talmente consapevole della sua importanza terrena da averne paura, o angoscia. Spesso lo avevo detestato a tal punto da chiedersi come sarebbe stato bello averne così tanto da poterlo poi dimenticare.
Chi non ama parlare dei soldi, in realtà, si sente colpevole per quanto ne diventerà schiavo.

F come Famiglia.

La famiglia è il più conservatore e irresistibile degli istituti sociali. Piu' della galera, del matrimonio, della burocrazia. E' come un pianeta che, dopo aver consentito anche al più piccolo e insignificante dei suoi satelliti di roteare libero, finisce poi inesorabilmente per attrarlo a sé e fagocitarlo. Avere come punto di riferimento, per la propria realizzazione umana e professionale, un nucleo di due, tre persone anziché cento sicuramente è un obiettivo pacifico, discreto, innocuo: che reitera, del resto, il procedere dell'umanità a piccoli grappoli, a piccoli passi. L'uomo, per limiti che gli sono imposti dalla natura, può parlare solo o pochi suoi simili per volta, moltiplicarsi seguendo ritmi faticosi e dolenti: uno, massimo due copie di noi stessi all'anno. Vince, perciò, l'istinto di conservazione. Ma l'uomo, con le sue azioni, può incidere sull'esistenza di molti. C'è da scegliere, e farlo è lacerante, tra ambizioni universali e soddisfazioni particolari. E' vero che il nido familiare è, e sarà sempre, il rifugio ultimo d'ogni uomo, ma non è detto che sia il più democratico, il più giusto, o quello dove i meccanismi di potere psicologico non vengano imposti con uguale prepotenza. Ogni essere, umano o animale, sceglie i propri simili che lo fanno star meglio. Tutto qua. La sacralità è un'altra cosa.

G come Grido.

"Passeggiavo con due amici quando il sole tramontò. Il cielo divenne all'improvviso di un rosso sangue … I miei amici proseguirono il cammino, mentre io, tremando ancora per l'angoscia, sentii che un grido senza fine attraversava la natura". Così scriveva Edvard Munch nel 1892 raccontando un attimo di sofferta esperienza privata. Le sue parole ricalcano esattamente quell'immagine che, nello stesso anno e con maggiore immediatezza, l'artista fermava sulla carta dipingendo Il grido, indubbiamente la sua opera più nota. Con quel suo grido Munch, più d'ogni altro, ha dato voce e colore al rantolo muto del Novecento. Nonostante sia una gelida icona che incarna spietatamente la condizione esistenziale della modernità, Il grido ha un successo di pubblico straordinario. Gode tutt'oggi di una fama tale da essere stato oggetto, addirittura, di un furto d'arte a scopo d'estorsione. Sgorgando irrefrenabile dal profondo dell'artista, il grido si è trasformarmato, come in realtà prevedeva già il suo autore, in un urlo universale. Collettivo. Ed è così ampia la sua celebrità da venir continuamente fagocitato dal merchandising.

domenica 2 agosto 2009

C come Classifiche.

Aveva ragione Nick Hornby: la mania più tipicamente occidentale è quella di creare classifiche e statistiche per ogni variante dell'esperienza umana: le 40 canzoni più belle dei Beatles, i 5 viaggi più emozionanti, le tre amiche più importanti; ma anche i 5 conoscenti più affidabili in base al rapporto vantaggi/svantaggi acquisiti, e poi la "top ten" delle ragazze con cui si è dormito (con annessa classifica speciale ragionata in base al tipo di prestazione), Parliamo sempre di "top" o di "pessimo". Ci esprimiamo in termini "assolutamente" elogiativi o spregiativi. Abbiamo imparato a valutare, confrontare, soppesare ogni aspetto della nostra quotidianità, come in un algido foglio di calcolo Excel.