L’idea di questo genere di post mi è venuta parlando con la Gaia, sono tutta una serie di spunti di riflessione sulla realtà contemporanea che ci circonda. Riflessioni per un futuro progetto pensato in una sera sbronze alle colonne.
Dal Mito di Sisifo di Camus
Le muraglie assurde
«Tutte le grandi azioni e tutti i grandi pensieri hanno un inizio di poco peso. Le grandi opere nascono spesso alla svolta di una strada e alla bussola di una trattoria. Così è l’assurdo.
Il mondo assurdo, più di qualsiasi altro, fa risalire la propria nobiltà a quella misera nascita. In alcune situazioni, il rispondere: “niente” ad una donna circa la natura dei propri pensieri, può essere, nell’uomo, una finta. Lo sanno bene le persone amate. Ma se questa risposta è sincera, se rappresenta quel particolare stato d’animo in cui il vuoto diviene eloquente, in cui la catena dei gesti quotidiani viene interrotta e il cuore cerca invano l’anello che la ricongiunga, è allora come il primo segno dell’assurdo.
(…)
Soltanto, un giorno, sorge il “perché” e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore. “Comincia”, questo è importante. La stanchezza sta al termine degli atti di una vita automatica, ma inaugura al tempo stesso il movimento della coscienza, lo desta e provoca il seguito, che consiste nel ritorno incosciente alla catena o nel risveglio definitivo.
Dopo il risveglio viene, col tempo, la conseguenza: suicidio o ristabilimento.
In sé, la stanchezza ha qualche cosa di disgustoso, ma in questo caso, è vantaggiosa. Infatti, tutto inizia per mezzo della coscienza e nulla ha valore senza di questa.»
Il ruolo dell’arte è mostrare l’assurdo, produrre l’evento insignificante che porta alla risposta niente e alla domanda perché. Per destare la coscienza dell’osservatore l’opera d’arte dovrebbe essere di facile accesso, semplice e addirittura banale. L’opera non dovrebbe essere citazionistica, non deve prevedere uno studio o un sapere di qualche tipo per essere apprezzata, né dovrebbe spingere verso un sapere o uno studio.
Dovrebbe perpetuare un viaggio ripetitivo nella banalità, lasciando allo spettatore la possibilità di assopirsi definitivamente o di risvegliarsi come reazione naturale ad una saturazione, facendo traboccare il malessere interiore.
Il tempo è la dimensione fondamentale, il tempo e la morte. Qui risiede l’insolvibile ossimoro della nostra esistenza: la nostra costante ribellione al passare del tempo e all’avvicinarsi della morte.
«Viviamo facendo assegnamento sull’avvenire: “domani”, “più tardi”, “quando avrai una posizione”, “con l’età comprenderai”. Queste incoerenze sono straordinarie, dato che, alla fine dei conti, si tratta di morire.»
L’opera non dovrebbe puntare ad un’eternità, ad una procrastinazione del suo essere. L’arte dovrebbe essere una rivolta del qui ed ora al rapporto con il tempo. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di travisare l’abitudine, trasformare i gesti a noi tanto cari perché conosciuti e ripetuti giornalmente in qualcosa di sconosciuto attraverso la ripetizione e la riproduzione.
Si tratta di un’arte totale che coinvolge la vita a 360° gradi. Solo la messa in mostra di una quotidianità può influenzarne un’altra. L’esempio e l’assimilazione sono il primo metodo di scambio e d’insegnamento.
Il punto focale è mettere in mostra come nessuna morale, nessuno sforzo sono giustificabili a priori in nome di un qualcosa che avverrà, è stupido di fronte alla «sanguinante matematica» che regola la nostra esistenza. Ciò che l’arte dovrebbe fare è metterci nella condizione di accettazione della fine. L’unica soluzione che il nostro corpo conosce nel futuro è la morte.
Appare quindi paradossistica un’arte votata alla trasmissione e all’eternità. La perpetuazione di una discussione fatica attraverso l’arte non può che portare alla nausea e non a una situazione di decisione tra l’anestesia e il risveglio.
L’opera deve portare il suo osservatore alla stanchezza, indurlo a ripetere gesti meccanici finché non si arrivi al punto in cui la stanchezza porti alla coscienza. L’arte dovrebbe essere fisica, oltre che visiva. L’importante è mostrare le connessioni assurde, non indagare le risposte o le loro conseguenze. Come in letteratura, l’artista deve costruire delle realtà verosimili, ma deve lasciare dei vuoti che il lettore può riempire come gli pare più opportuno.
Le mostre non dovrebbero essere dei percorsi guidati verso nuove soluzioni, ma solamente una ripresa della banalità che metta in risalto l’impossibilità di un’affermazione a priori, di un metodo programmatico. L’unico scopo è la stanchezza di gesti ripetitivi e inconsapevoli. Bisogna evidenziare la lapalissiana esigenza di familiarità che ci spinge a pensare e a creare teorie, movimenti e rivolte. Non sono altro che un modo per raggiungere l’unità e dare spazio alla voglia di assoluto. Ecco il teatro dell’assurdo umano.
Questo bisogno esiste, ma non è detto che debba essere colmato.
«Questa nostalgia di unità, questa brama di assoluto spiega lo svolgimento del dramma umano nella sua essenza. Ma l’essere questa nostalgia una realtà di fatto, non implica che essa debba venire immediatamente appagata, in quanto se, superando l’abisso che separa il desiderio dalla conquista, asseriamo con Parmenide la realtà dell’Uno (qualunque esso sia), cadiamo nella ridicola contraddizione di uno spirito che afferma l’unità totale e priva, con la sua stessa affermazione, la differenza e la distinzione che prevedeva di risolvere. Questo circolo vizioso è sufficiente per soffocare le nostre speranze.»
Ed è proprio questo il circolo in cui si vede rinchiusa gran parte dell’arte contemporanea, specie quella di chi la produce volendo provocare un cambiamento futuro o cercando solamente un benessere estetico.
L’annientamento della speranza deriva principalmente dalle azioni dei suoi più strenui sostenitori, come i rivoluzionari o gli esteti.
Per questo l’arte non dovrebbe essere rivoluzionaria o bella (nel senso greco del termine). L’arte rivoluzionaria e l’arte bella ci portano inevitabilmente al divorzio con le nostre creazioni, a quel senso di vuoto che segue l’euforia iniziale. Il problema di questo genere di artisti sta nel rapporto fra ciò che immaginano di sapere e ciò che realmente sanno, fra il consenso pratico e l’ignoranza simulata. Se provassero veramente questo genere di dicotomie, sconvolgerebbero totalmente tutta la loro e la nostra esistenza portando all’unità e alla nostalgia; ma, al primo movimento della coscienza, queste costruzioni saranno rovinate e distrutte riportandoci verso una disperata ricerca di pace.
La storia del pensiero umano è la storia dei suoi pentimenti. Bisogna accettare i limiti della nostra conoscenza.
Noi saremo sempre esterni a noi stessi. L’unico pensiero reale è quello ingiusto.
L’opera d’arte dovrebbe essere un divorzio tra diverse realtà, non è nella realizzazione in sé, ma nel confronto con lo spettatore. L’opera deve esistere nell’intercapedine tra l’uomo e la realtà mostrata dall’artefatto. La mancanza di uno dei due è la distruzione dell’opera.
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lunedì 10 agosto 2009
martedì 19 maggio 2009
Il passaggio al digitale terrestre...
Con il passare del tempo avevo rimosso la legge Gasparri e tutto il gran parlare del digitale terrestre. Era semplicemente uscito dalla mia memoria.
Ma come ben si sa, la memoria torna quando le cose ti toccano nel quotidiano. Da domani in Piemonte, tutte le tv in chiaro saranno visibili solamente sul digitale terrestre.
Dopo varie riflessioni, dovute a ragioni che è meglio non esporre pubblicamente, ho deciso di accettare l'offerta fastweb per avere il loro decoder digitale e quindi tutta la loro programmazione ecc.
Devo dire che il mio scetticismo rispetto alla possibile programmazione offerta si è dovuto ricredere. Ho conosciuto una serie di programmi davvero notevoli. Uno di questi si chiama Caveman.
Caveman è un caso emblematico. E' un serial televisivo che nasce da una pubblicità trasmessa in America durante il superball (l'azienda è la GEICO).
La trama racconta le avventure di un gruppo di cavernicoli che vivono mescolati tra gli Homo Sapiens. La serie è stata interrotta dall'ABC dopo un solo mese di programmazione per le critiche che ha scatenato.
La bellezza di Caveman sta nel trasportare nell'assurdo tutta una serie di situazioni a cui sono sottoposte le minoranze. Cinico, cattivo e senza sentimentalismi di sorta, il telefilm ci catapulta nella vita degli emarginati.
La parte più bella sono i vari personaggi: quello che cerca di integrarsi a tutti i costi rinnegando la sua natura, quello che si rinchiude nella sua identità e si auto esclude, nonostante dica di voler combattere la non accettazione, e quello che accetta tutto passivamente senza porsi troppe domande.
Fa riflettere, ma con un approccio privo di ideologie e non certo politicamente corretto.
Se volete cercatelo su youtube, merita davvero.
QUI LINKATO UN ASSAGGIO (L'EMBED ERA DISATTIVATO)
PUBBLICITA' GEICO
Ma come ben si sa, la memoria torna quando le cose ti toccano nel quotidiano. Da domani in Piemonte, tutte le tv in chiaro saranno visibili solamente sul digitale terrestre.
Dopo varie riflessioni, dovute a ragioni che è meglio non esporre pubblicamente, ho deciso di accettare l'offerta fastweb per avere il loro decoder digitale e quindi tutta la loro programmazione ecc.
Devo dire che il mio scetticismo rispetto alla possibile programmazione offerta si è dovuto ricredere. Ho conosciuto una serie di programmi davvero notevoli. Uno di questi si chiama Caveman.
Caveman è un caso emblematico. E' un serial televisivo che nasce da una pubblicità trasmessa in America durante il superball (l'azienda è la GEICO).
La trama racconta le avventure di un gruppo di cavernicoli che vivono mescolati tra gli Homo Sapiens. La serie è stata interrotta dall'ABC dopo un solo mese di programmazione per le critiche che ha scatenato.
La bellezza di Caveman sta nel trasportare nell'assurdo tutta una serie di situazioni a cui sono sottoposte le minoranze. Cinico, cattivo e senza sentimentalismi di sorta, il telefilm ci catapulta nella vita degli emarginati.
La parte più bella sono i vari personaggi: quello che cerca di integrarsi a tutti i costi rinnegando la sua natura, quello che si rinchiude nella sua identità e si auto esclude, nonostante dica di voler combattere la non accettazione, e quello che accetta tutto passivamente senza porsi troppe domande.
Fa riflettere, ma con un approccio privo di ideologie e non certo politicamente corretto.
Se volete cercatelo su youtube, merita davvero.
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sabato 21 giugno 2008
FORSE SONO UN TUBO
Sono qui seduta al parco. A Milano è una splendida giornata di sole, di quelle giornate che finiranno presto non appena riappariranno, puntuali come ogni estate, afa e zanzare.
È una giornata piacevole. Ho finalmente aggiustato la bici (anche se non sono del tutto convinta che sia a posto) e sono andata al mercato a fare la spesa. Io adoro comprare al mercato, è come venire trasportati in un altro tempo.
Nonostante tutto non riesco a sentirmi felice. La sensazione di insoddisfazione, che mi ha sempre attanagliato, si sta facendo più intensa. Non mi sento parte di nessun posto, di nessun rapporto. Non riesco a creare connessioni. Forse questa sensazione è stata accentuata anche dall’ultimo libro che ho letto “La metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb.
Il libro si apre affrontando il problema dell’inerzia e si chiude affrontando il tema del suicidio.
Sarà proprio vero che il cercare qualcosa o il fare qualcosa… che in generale l’azione sia meglio dell’inerzia? Non è solo un modo umano e del tutto fallimentare di reagire alla nostra impossibilità di controllo? Non è un contentino che noi ci regaliamo?
“In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente”. (…) “ Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva”.
Per riuscire a prendere tutto, percepire tutto bisogna essere inerti. La viva implica una costante scelta, una costante preferenza.
“Che differenza c’è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo.” (…) “ Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dall’attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l’essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto”.
La vita non è altro che un continuo susseguirsi di rifiuti mascherati dal piacere, la sua ricerca è l’unica cosa che ci mantiene in vita. Non si tratta di felicità, ma di piacere.
“La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima: “Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né egli né lui, io sono io! Non dovrai più dire egli per parlare di te, dovrai dire io!”
Il piacere ti fa riscoprire te stesso, il tuo corpo e le tue dimensioni. È il piacere che dona la consapevolezza, chi ostenta la propria frigidità ostenta il proprio nulla.
Allora cos’è che mi frena dall’accettarlo? Il piacere è la più grande rinuncia che noi attuiamo. L’affermazione perentoria dell’io è l’esclusione di tutto ciò che ci circonda. È una questione di sguardo. Io non sono ancora pronta a rinunciare a scoprire ciò e chi mi circonda. Purtroppo questo comporta l’inerzia e io vivo, come voi, in un mondo che non accetta l’inerzia perché significherebbe accettare la constatazione che le azioni non servono a nulla perché completamente dettate dal caos. Chi crede di poter cambiare, modificare, governare la realtà mi provoca un sentimento di profonda tenerezza compassionevole e grande invidia. Vorrei poter credere anche io in questa ingenuità di pensiero.
È una giornata piacevole. Ho finalmente aggiustato la bici (anche se non sono del tutto convinta che sia a posto) e sono andata al mercato a fare la spesa. Io adoro comprare al mercato, è come venire trasportati in un altro tempo.
Nonostante tutto non riesco a sentirmi felice. La sensazione di insoddisfazione, che mi ha sempre attanagliato, si sta facendo più intensa. Non mi sento parte di nessun posto, di nessun rapporto. Non riesco a creare connessioni. Forse questa sensazione è stata accentuata anche dall’ultimo libro che ho letto “La metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb.
Il libro si apre affrontando il problema dell’inerzia e si chiude affrontando il tema del suicidio.
Sarà proprio vero che il cercare qualcosa o il fare qualcosa… che in generale l’azione sia meglio dell’inerzia? Non è solo un modo umano e del tutto fallimentare di reagire alla nostra impossibilità di controllo? Non è un contentino che noi ci regaliamo?
“In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente”. (…) “ Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva”.
Per riuscire a prendere tutto, percepire tutto bisogna essere inerti. La viva implica una costante scelta, una costante preferenza.
“Che differenza c’è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo.” (…) “ Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dall’attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l’essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto”.
La vita non è altro che un continuo susseguirsi di rifiuti mascherati dal piacere, la sua ricerca è l’unica cosa che ci mantiene in vita. Non si tratta di felicità, ma di piacere.
“La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima: “Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né egli né lui, io sono io! Non dovrai più dire egli per parlare di te, dovrai dire io!”
Il piacere ti fa riscoprire te stesso, il tuo corpo e le tue dimensioni. È il piacere che dona la consapevolezza, chi ostenta la propria frigidità ostenta il proprio nulla.
Allora cos’è che mi frena dall’accettarlo? Il piacere è la più grande rinuncia che noi attuiamo. L’affermazione perentoria dell’io è l’esclusione di tutto ciò che ci circonda. È una questione di sguardo. Io non sono ancora pronta a rinunciare a scoprire ciò e chi mi circonda. Purtroppo questo comporta l’inerzia e io vivo, come voi, in un mondo che non accetta l’inerzia perché significherebbe accettare la constatazione che le azioni non servono a nulla perché completamente dettate dal caos. Chi crede di poter cambiare, modificare, governare la realtà mi provoca un sentimento di profonda tenerezza compassionevole e grande invidia. Vorrei poter credere anche io in questa ingenuità di pensiero.
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martedì 6 maggio 2008
AMBIGUITA'
L'AMBIGUITA' E' L'UNICO SISTEMA CHE ABBIAMO PER AVERE DEGLI IDEALI E RIUSCIRE A TRADIRLI SENZA SENTIRCI IN COLPA.
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lunedì 5 maggio 2008
Riflessioni sulla massa e i vari vaffa day
Vorrei che tu partissi con un tempo house
che iniziasse con via e che finisse con ciao
nessun bisogno di una melodia
devi solo ricordarti di partire quando dico via
Adesso ci vorrebbero le note basse
sono quelle che trascinano e che spaccano le casse
niente di difficile, fai solo così
la, la, sol, si
Allora, gli anni ottanta sono ormai finiti
sono stati noiosi come i loro miti
di una cosa sola noi non siamo stanchi
di una buona chitarra... una chitarra funky
Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare
la rabbia della gente non fa che aumentare
la forza certamente deriva dall'unione
ma il rischio è che la forza soverchi la ragione
Immagina uno slogan detto da una voce sola
è debole, ridicolo, è un uccello che non vola
ma lascia che si uniscano le voci di una folla
e allora avrai l'effetto di un aereo che decolla
La gente che grida parole violente
non vede, non sente, non pensa per niente
Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura
Quando applaudi in un teatro, quando preghi in una chiesa
quando canti in uno stadio oppure in una discoteca
Sei tu quello che canta, è il tuo fiato che esce
ma il suono intorno è immenso e cresce, cresce
Il numero è importante, dà peso alle parole
per questo tu ogni volta prima pensale da sole
e se ci trovi il minimo indizio di violenza
ricorda che si eleverà all'ennesima potenza
La gente che grida parole violente
non vede, non sente, non pensa per niente
Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura
Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura
Va bene adesso controlliamo se ricordi la fine
quando dico ciao stacca tutte le spine
ciao
no, no, non ci siamo capiti
ho detto controlliamo se ricordi la fine
quando dico ciao stacca tutte le spine
no, no, non è questo che intendevo
ho detto controlliamo se ricordi la fine
quando dico ciao stacca tutte le spine
ciao
va beh, ma allora
allora niente
ma è del tuo coro che ho paura
ho detto controlliamo se ricordi la fine
ciao
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martedì 8 gennaio 2008
Per il meltingminds "the world is not enough"
Mi piace…
Mi piace un sacco come si sta animando questo blog, non avrei mai pensato che risultasse ancora così attivo a 3 mesi dalla sua nascita con discussioni su tematiche così delicate e importanti.
Il problema è che, come sempre nei rapporti umani, ad un certo punto la chiarezza viene un po’ meno e inizia a prevalere la polemica soprattutto quando si scontrano idee e punti di vista differenti. Inoltre il tipo di comunicazione asincrona che offre il blog rende il confronto non semplicissimo e spesso incasina un po’ le cose allungando di molto i tempi della discussione.
Mi è dispiaciuto magari aver letto ogni tanto dei commenti un po’ troppo secchi e diretti più alla persona che all’argomento di cui si trattava scadendo in confronti serratissimi in cui ci si intestardisce sull’utilizzo di una certa parola, virgola o esclamazione piuttosto che fornire interventi costruttivi.
Diciamo che ho deciso di scrivere questo post quando ho iniziato a vedere alcune dinamiche che avevo già osservato per esempio nel guestbook di eveline dove si passava magari giorni a discutere con Ivan di cosa fosse street art o di chi fosse il più figo scatenando interminabili confronti senza senso indirizzati più alla persona che ad altro…
Insomma ragazzi, siamo giovani e pieni di energie e non mi sembra quindi il caso di sprecare così tanto tempo e foga nel scannarci a vicenda esattamente come in un talk show di Maria de Filippi. Sicuramente nei nostri interventi c’è sotto molta più sostanza e cose interessanti, alcuni post sono di una particolarità e originalità rara, ma spesso i modi utilizzati ne nascondono il vero valore spostando l’attenzione su altro…
Questa è un po’ l’impressione che mi sono fatto leggendo gli ultimi post…
Sottolineo però anche come questo blog sia totalmente anarchico (con questa parola ti ho fatto eccitare vero Fede?), non esiste e non esisterà mai neanche una regola o legge che limiti la libertà di espressione su meltingminds…questo blog vorrei che fosse la naturale espressione di tutti quelli che ci hanno scritto almeno una volta e quindi dovrebbe rispecchiare esattamente l’insieme di tutte le minds sia nel bene, ma anche e soprattutto nel male, e quindi nei difetti e nei problemi che tutti noi abbiamo.
Non ci sarà mai la cosa giusta su meltingminds, non ci sarà mai il post perfetto, non ci sarà mai il commento preciso e puntuale, ma esattamente tutto ciò che è naturale espressione delle minds…
Quindi, se il meltingminds diventerà un ring in cui ci scambieremo insulti e cattiveria gratuita….ben venga perché penso sarà esattamente lo specchio di quello che saremo noi e se fosse diverso sarebbe falso…
Che il post sia con voi….maledetti blogghettari... :-)
Mi piace un sacco come si sta animando questo blog, non avrei mai pensato che risultasse ancora così attivo a 3 mesi dalla sua nascita con discussioni su tematiche così delicate e importanti.
Il problema è che, come sempre nei rapporti umani, ad un certo punto la chiarezza viene un po’ meno e inizia a prevalere la polemica soprattutto quando si scontrano idee e punti di vista differenti. Inoltre il tipo di comunicazione asincrona che offre il blog rende il confronto non semplicissimo e spesso incasina un po’ le cose allungando di molto i tempi della discussione.
Mi è dispiaciuto magari aver letto ogni tanto dei commenti un po’ troppo secchi e diretti più alla persona che all’argomento di cui si trattava scadendo in confronti serratissimi in cui ci si intestardisce sull’utilizzo di una certa parola, virgola o esclamazione piuttosto che fornire interventi costruttivi.
Diciamo che ho deciso di scrivere questo post quando ho iniziato a vedere alcune dinamiche che avevo già osservato per esempio nel guestbook di eveline dove si passava magari giorni a discutere con Ivan di cosa fosse street art o di chi fosse il più figo scatenando interminabili confronti senza senso indirizzati più alla persona che ad altro…
Insomma ragazzi, siamo giovani e pieni di energie e non mi sembra quindi il caso di sprecare così tanto tempo e foga nel scannarci a vicenda esattamente come in un talk show di Maria de Filippi. Sicuramente nei nostri interventi c’è sotto molta più sostanza e cose interessanti, alcuni post sono di una particolarità e originalità rara, ma spesso i modi utilizzati ne nascondono il vero valore spostando l’attenzione su altro…
Questa è un po’ l’impressione che mi sono fatto leggendo gli ultimi post…
Sottolineo però anche come questo blog sia totalmente anarchico (con questa parola ti ho fatto eccitare vero Fede?), non esiste e non esisterà mai neanche una regola o legge che limiti la libertà di espressione su meltingminds…questo blog vorrei che fosse la naturale espressione di tutti quelli che ci hanno scritto almeno una volta e quindi dovrebbe rispecchiare esattamente l’insieme di tutte le minds sia nel bene, ma anche e soprattutto nel male, e quindi nei difetti e nei problemi che tutti noi abbiamo.
Non ci sarà mai la cosa giusta su meltingminds, non ci sarà mai il post perfetto, non ci sarà mai il commento preciso e puntuale, ma esattamente tutto ciò che è naturale espressione delle minds…
Quindi, se il meltingminds diventerà un ring in cui ci scambieremo insulti e cattiveria gratuita….ben venga perché penso sarà esattamente lo specchio di quello che saremo noi e se fosse diverso sarebbe falso…
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