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mercoledì 3 giugno 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#1 - Via col vento.
Un film di Victor Fleming. Con Clark Gable, Vivien Leigh, Leslie Howard, Hattie McDaniel, Olivia De Havilland. Titolo originale Gone with the Wind. Drammatico, durata 222 min. - USA 1939.



Rossella O'Hara è innamorata di Ashley che sposa Melania. Crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L'ultimo marito è Rhett Butler (Gable). La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l'altro. Quando muore Melania e Ashley sarebbe libero, Rossella si rende conto che l'uomo non significa niente per lei, che è stata vittima di un colossale abbaglio, che il suo vero amore è il marito. Lo rincorre e glielo dice, ma Rhett non le crede, ormai è troppo tardi. "Che ne sarà di me?", domanda Rossella piangente. "Francamente me ne infischio", dice Rhett uscendo nella nebbia. Nel frattempo c'è stata la guerra di Secessione. Il Sud ha perso e tutto il suo mondo è crollato.
E' il film-fiume più famoso della storia del cinema, campione assoluto d'incassi in dollari fino agli anni '70 (ma rimesso poi al 1° posto della classifica per numero di spettatori paganti), girato in Technicolor, melodramma e affresco insieme, firmato da V. Fleming, ma diretto anche dallo scenografo Cameron Menzies con contributi di George Cukor e Sam Wood. Il suo vero autore è il produttore David O. Selznick. Tratto dal best-long-seller (1936) di Margaret Mitchell (più di 60 milioni di copie vendute), ebbe 8 Oscar: film, regia, sceneggiatura, fotografia, attrice protagonista (V. Leigh), attrice non protagonista (H. McDaniel, 1° a un'attrice nera), montaggio, più un premio speciale a W. Cameron Menzies. È forse il film che ha dato origine al più alto numero di libri sulla sua lavorazione. 
Un'opera perfetta, è quello che vuole essere, una "grande evasione" di qualità. Spettacolo, interpretazione, ricostruzione, storia, musica, sceneggiatura: tutto funziona. Ha creato una serie di "precedenti di immagine" che fanno parte della comunicazione e della cultura del Novecento: la grinta ironica di Gable, quella capricciosa di Vivian, il gesto compassato di Howard, la dolcezza a oltranza della de Havilland, il buon senso e l'ingombro di Mamie. Tutti "segnali" che fanno parte delle abitudini di diverse generazioni di occidentali. Come alcuni grandi titoli del cinema, e forse più di tutti, Via col vento è qualcosa più di un film. È un vecchio amico, una cara abitudine.

venerdì 29 maggio 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#2 - Blade Runner
Un film di Ridley Scott. Con Harrison Ford, Sean Young, Daryl Hannah, Edward James Olmos, Rutger Hauer, Joanna Cassidy, M. Emmett Walsh, William Sanderson, Brion James, Joe Turkel. Genere Fantascienza, colore 118 minuti. - Produzione USA 1982.




Nella Los Angeles del 2019 un ex poliziotto torna in servizio per ritirare dalla circolazione due uomini e due donne “replicanti”, androidi prodotti di un'ingegneria genetica, così perfetti da risultare indistinguibili dai normali esseri umani. Ispirato al romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) di Philip K. Dick. Se gli anni Settanta hollywoodiani sono stati, per forza di cose, quelli della "cospirazione" (I tre giorni del condor, Erasehead, La conversazione, etc.), i successivi sono stati, per molti, quelli della "restaurazione": Blade Runner è invece, e di gran lunga, il miglior film "cospirativo" mai realizzato, esteticamente e visivamente figlio degli Ottanta ma, idealmente, più vicino al decennio precedente. Dopo Metropolis (1926) di F. Lang nessun film, forse, aveva proposto un'immagine così suggestiva e terribile del futuro come la metropoli multirazziale, modernissima e decadente, ideata dall'artista concettuale Syd Mead e dallo scenografo L. G. Paull (con gli effetti speciali di D. Trumbull). Il finale, imposto dalla produzione a Scott, è smaccatamente consolatorio (riprende delle sequenze tagliate da Shining di Kurbrick), ma il fascino figurativo, la splendida commistione di thriller nero e fantastico sono fuori discussione. Ovviamente i soci dell'Academy che dà gli Oscar non se ne accorsero. Nel 1991 fu rimessa in circolazione una nuova edizione curata dal regista, eliminando la narrazione fuori campo, con qualche ritocco e un finale diverso. Le musiche fenomenali di Vangelis mescolano atmosfere jazz, noir ed elettroniche, con risultati inquietanti e commoventi. Grandissima atmosfera e innumerevoli le sequenze indimenticabili.
"Bisogna esser grati a Ridley Scott della sua capacità di concentrare, di essenzializzare. E di aver tradotto in un barocco paesaggio di rovine tecnologiche ed ecologiche lo spazio del nostro vivere. Gli androidi sono tra noi, e la domanda che deve inquietarci deve essere quella dei due innamorati del film: lo siamo forse anche noi?" (G. Fofi)
"Il film è la divinazione di una sconfitta collettiva. È un’immagine tragica del futuro che corrisponde al nostro pessimismo di oggi. Gli anni Cinquanta, più freddi ma più fiduciosi, producevano fantascienza innocente, sogno e illusione. Qui siamo in un brutto incubo. Raccontato in un bellissimo film." (W. Veltroni)

lunedì 18 maggio 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#3 - Guerre Stellari - L'Impero Colpisce Ancora.
Un film di Irvin Kershner. Con Harrison Ford, Carrie Fisher, Billy Dee Williams, Mark Hamill. Titolo originale: The Empire Strikes Back. Fantascienza, durata 124 min. - USA 1980.



5° episodio della saga di Star Wars (ma il primo episodio è stato realizzato soltanto nel 1999) di cui Guerre stellari (1977) è il 4° e Il ritorno dello Jedi (1983) il 6°: i ribelli all'ordine tirannico dell'Impero si rifugiano nel pianeta di Ghiaccio; nasce un idillio tra Han Solo e la principessa Leila; Luke Skywalker viene educato all'uso della Forza dal piccolo Yoda, mezzo elfo e mezzo mago. I personaggi hanno più spessore psicologico che in Guerre stellari, il tono è meno euforico, gli effetti speciali sono in aumento. Finale a sorpresa con una memorabile rivelazione.
Star Wars è una delle saghe che più hanno influenzato l'industria dello spettacolo cinematografico. Basti leggere un commento di Tullio Kezich del 1977 per capire come, allora, il film fosse davvero fantascienza: "Slogan come: 'la forza sia con voi' ricordano i miti del Santo Graal investigati da Julius Evola, il filosofo che Almirante ha definito il Marcuse del fascismo. Torniamo dodicenni, e va bene: ma non in divisa da balilla." Incredibile.
Lucas in realtà rese omogeneo un universo immaginario per il quale ha attinto dai fumetti (Flash Gordon, Buck Rogers), al bagaglio dei miti e delle leggende antiche, alla storia del cinema (Ejzenštejn, Kurosawa, Riefenstahl, Il mago di Oz, ecc.), alla pittura fantastica (Bosch, Tanguy). "Bisogna lasciarsi andare, sedersi e strabuzzare gli occhi. Quello di Lucas è un cinema da fiera delle meraviglie, votato a stupire, a coinvolgere la nostra dimensione ludica. Si entra nei film della “trilogia” come nel padiglione delle illusioni di un circo antico." (Walter Veltroni, 1994) 

martedì 12 maggio 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#4 - I Dieci Comandamenti
Un film di Cecil B. De Mille. Con Charlton Heston, Yul Brynner, Anne Baxter, Edward G. Robinson, Yvonne De Carlo, John Derek, Cedric Hardwicke, Vincent Price, H.B. Warner, John Carradine, Debra Paget, Douglas Dumbrille, Judith Anderson, Martha Scott, Olive Deering. Titolo originale The Ten Commandments. Religioso, durata 220 min. - USA 1956.



Cecil Blount De Mille è un regista che ha firmato opere di grandissima popolarità che, paradossalmente, non sono le sue migliori. Tutti ricordano i suoi "colossi" come Sansone e Dalila, ma personalmente ritengo che De Mille abbia dato il meglio nei western, dove aveva una sua misura particolare e grande riconoscibilità. Basta ricordare La conquista del West, un western del '36 già perfettamente adulto, tre anni prima di Ombre rosse, e poi La via dei giganti, Giubbe rosse e Gli invincibili, quasi tutti con Gary Cooper. Tuttavia dicendo De Mille si dice Dieci comandamenti, dove tutto è perfetto: l'aspetto degli attori, i costumi, le armi, la natura, gli edifici, i trucchi, la musica, le inquadrature. È tutto così stilizzato e calligrafico da far invidia al più avanzato dei registi pubblicitari. Ricordiamo che De Mille ha lasciato un retaggio in questo senso: il mar Rosso che si apre, che ha ispirato un noto spot pubblicitario. Mosè, ebreo, viene affidato neonato alle acque del Nilo, in un paniere. Viene raccolto dalla figlia sterile del faraone. Cresce come un principe e si distingue a scapito di Ramesse, figlio del faraone. Quando viene scoperta la sua origine, Mosè non la rinnega, diventa anzi capo del popolo ebraico, ridotto in schiavitù da trecento anni. Porta via il suo popolo dall'Egitto. Sul monte Sinai ottiene da Dio le tavole dei Comandamenti. Vaga quarant'anni nei deserti prima di arrivare alla Terra Promessa. un titolo che non ha mai trovato posto in nessuna delle classifiche nobili, proprio per le sue caratteristiche di troppa spettacolarità, popolarità, artificio. De Mille voleva soltanto piacere al pubblico, dargli ciò che voleva. John Ford riconosceva questa sua capacità, e in un certo senso gliela invidiava.

giovedì 30 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#5 - Ben Hur



Giuda Ben Hur accoglie a Gerusalemme Messala, suo vecchio amico, divenuto tribuno. Siamo nell'era dell'imperatore Tiberio. Ma Messala non è il ragazzo che Ben Hur aveva conosciuto, ora è imbevuto di ideali di grandezza e terribilmente ambizioso, tanto da approfittare di un banale incidente per far arrestare l'antico amico con tutta la famiglia, per dare un esempio clamoroso a tutti e per portare ordine in una terra solitamente turbolenta. Ben Hur viene inviato alle galere. Morirebbe di sete se Gesù in persona non gli desse da bere. Il caso vuole che Ben Hur salvi la vita del console Ario durante una battaglia navale. Ario affilia il giovane schiavo e alla sua morte Ben Hur si trova ricco, potente e con la cittadinanza romana. Torna in patria per vendicarsi. Sfida Messala nella corsa delle bighe. Vince e ritrova vive madre e sorella guarite dalla lebbra grazie alla pioggia mista al sangue di Gesù morto sulla croce.
Tratto dal romanzo di Lew Wallace, è sempre stato ritenuto un grande polpettone. E forse lo è, ma indimenticabile. Cinquecento attori (con almeno una battuta, Giuliano Gemma compreso), centomila comparse, quindici milioni di dollari di costo, dieci anni di preparazione. Risultato: il "colosso" per eccellenza, con un riconoscimento importante, il record assoluto di Oscar, ben undici. Tutto nella chiave del grande sentimento, del fasto e delle scene madri. Firmato da Wyler, il film impegnò un gruppo di registi di grosso nome, da Andrew Marton a Richard Thorpe, al nostro Mario Soldati, che si dedicarono soprattutto alla leggendaria scena della corsa delle bighe. Non può non essere citata la colonna sonora di Miklos Rozsa, inventore delle più grandi musiche d'epoca ( Quo Vadis?, Ivanhoe, El Cid). Ben Hur aveva avuto altre due versioni, una nel 1925 e una addirittura agli albori del cinema, nel 1907. Filmone assoluto. Un altro dei titoli che vengono immediatamente ripescati nella memoria-favolosa.

giovedì 23 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#6 - I predatori dell'arca perduta

Un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, John Rhys-Davies, Alfred Molina, Paul Freeman, Denholm Elliott, Wolf Kahler. Titolo originale Raiders of the Lost Ark. Avventura, durata 115 min. - USA 1981.



Indiana Jones, insegnante di archeologia negli anni '30, è incaricato dal governo americano di ritrovare l'Arca dell'Alleanza, uno scrigno di legno che contiene le tavole dei Dieci Comandamenti. C'è di tutto in questo meraviglioso giocattolone adatto ai bambini di tutte le età; c'è la materia per un serial TV in 12 puntate, condensata in meno di 2 ore con vertiginosa felicità. Appartiene, forse, più a Lucas produttore che a Spielberg regista ed è pure un vivace esempio di metacinema (riflessione sul cinema, demistificazione dei generi e loro riabilitazione), messo in immagini con competenza professionale, sapienza tecnologica, allegra sfacciataggine. 4 Oscar per le scenografie, il suono, il montaggio e gli effetti visivi. 115 milioni di dollari d'incasso soltanto sul mercato nordamericano. Seguito da Indiana Jones e il tempio maledetto.

martedì 21 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#7 - Furore

Un film di John Ford. Con Henry Fonda, John Carradine, Jane Darwell, Charley Grapewin, Doris Dowdon, John Qualen, Eddie Quillan, Frank Darien. Titolo originale The Grapes of Wrath. Drammatico, b/n durata 129 min. - USA 1940.



Nei primi anni '30, ridotta in miseria dalle tempeste di sabbia e da rapaci proprietari terrieri, una famiglia di agricoltori dell'Oklahoma si mette in viaggio con un camion verso la fertile California. Un classico del cinema d'ogni tempo, tratto da un romanzo (1939) di John Steinbeck. Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, J. Ford diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore Nunnally Johnson modificò, su indicazione del produttore D. Zanuck (che girò personalmente il monologo di mamma Joad), il finale senza speranza di Steinbeck, in linea con l'ottimismo del New Deal. Tom crede ancora che un giorno le cose potranno andar meglio. Lo dice a sua madre, salutandola prima di partire: "Dovunque si lotterà per sfamare gente io ci sarò".
Il cinema accoglie nel suo mito alcune situazioni tanto forti e perfette da non essere ripetibili, come la sepoltura del vecchio nonno, oppure l'immagine del camion-casa nelle strade delle infinite pianure, il ballo di Fonda con la madre (Darwell, premio Oscar), o la scena finale di Tom che percorre la collina andandosene, mentre il sole sta nascendo. Furore non è un documento del cinema, è un documento generale di storia. Straordinario bianconero di Gregg Toland (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). Oscar per la regia e J. Darwell. Sdoganato in Italia solo nel 1951. Vergognosamente classificato dal Centro Cattolico “adulti con riserva” perché pessimista.

venerdì 10 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#8 - E.T. L'Extra Terrestre

Un film di Steven Spielberg. Con Drew Barrymore, Peter Coyote, Henry Thomas, Dee Wallace Stone, Robert MacNaughton. Titolo originale E.T. The Extra-Terrestrial. Fiabesco, durata 115 (121) min. - USA 1982.





Abbandonata dalla sua astronave in un bosco della California, una piccola creatura galattica è aiutata da un ragazzino che la nasconde nella propria casa. Saranno ritrovati e catturati da un esercito di poliziotti e scienziati. Aldilà delle accuse di eccessivo buonismo o di essere un "cavallo di Troia" del presunto imperialismo culturale yankee, è semplicemente una macchina perfetta, il cui combustibile è fatto di zucchero e di una miscela calcolatissima di umorismo e melodramma, pathos e invenzioni comiche, buoni sentimenti e critica ai valori costituiti, grande spettacolo tecnologico e coinvolgimento emotivo, rimandi culturali ed effetti speciali. Oltre a un sottotesto di mito religioso. Scritto da Melissa Mathison. Costato un milione e mezzo di dollari e frutto dell'ingegno di Carlo Rambaldi, il piccolo pupazzo elettronico è la carta vincente di questa favola per bambini di tutte le età, munita anche di un messaggio: bisogna avere gli occhi (il cuore, la fantasia) di un bambino per capire e accettare i “diversi”. Uno dei più grandi successi del cinema mondiale. 3 premi Oscar (musica, sonoro, effetti speciali). Ridistribuito nel 2002 in una nuova edizione rimasterizzata.

martedì 7 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN`T LIVE WITHOUT" List

#9 - Il Buono, il Brutto e il cattivo

Un film di Sergio Leone. Con Eli Wallach, Aldo Giuffré, Lee Van Cleef, Clint Eastwood, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon, Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas. Western, durata 176 (148) min. - Italia, Spagna 1966.



Durante la guerra di secessione Sentenza (L. Van Cleef), assassino a pagamento, il Biondo (C. Eastwood), bounty-killer, e Tuco (E. Wallach), fuorilegge messicano, fanno società, pur senza alcuna fiducia reciproca, per la caccia a un tesoro nascosto. Scritta da L. Vincenzoni, Age & Scarpelli, la “trilogia del dollaro” si chiude nel grottesco: la violenza si carica di ironia beffarda, la guerra è un banditismo organizzato, il racconto è costruito come un gioco dell'oca dove il numero ricorrente è il tre. Le fonti di Leone, sono Goldoni e la Commedia dell'arte , ma persino Shakespeare e il teatro elisabettiano di cui riprende l'intrigo machiavellico, l'umorismo macabro, il décor teatrale. Aprì nuove prospettive nell'impiego della violenza sullo schermo di cui si giovarono altri registi come Peckinpah e lo stesso Kubrick. Incassò più di 3 miliardi di lire nella stagione 1966-67.

lunedì 6 aprile 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#10 - Fantasia

Un film di James Algar, Samuel Armstrong, Ford Beebe, Norman Ferguson, Jim Handley, Wilfred Jackson, T. Hee, Hamilton Luske, Bill Roberts, Paul Satterfield, Ben Sharpsteen, Walt Disney. Animazione, durata 120 min. - USA 1940.



Un incontro tra due grandissimi artisti, Leopold Stokowsky e Walt Disney, dette vita a un film originale e innovativo, un musical davvero sui generis. Il protagonista avrebbe dovuto essere Topolino, la trama quella de L'Apprendista Stregone di Paul Dukas e la colonna sonora le splendide interpretazioni dell'orchestra sinfonica di Philadelphia diretta dal maestro Stokowsky. Inizialmente nato come short, il progetto si allargò fino a divenire un vero e proprio lungometraggio. Il 13 novembre 1940 Fantasia debuttò nelle sale, in verità solo in quelle poche che avevano installato un impianto stereofonico. Disney volle fermamente il film in stereofonia e lo Studio fece il miracolo: Fantasia è il primo film stereofonico della storia. Ma chi poteva godere di tale meraviglia se nelle sale l'impianto era monofonico? La Disney stessa si occupò di attrezzare le sale di volta in volta seguendo la programmazione di Fantasia, facendo lievitare non di poco i costi finali. La gente andò a vedere il film, ma in proporzione alle cifre investite i guadagni furono esigui. Le critiche piovvero implacabili. Secondo molti, Walt aveva fatto il passo più lungo della gamba. Allora nessuno sapeva che il film sarebbe diventato uno dei suoi gioielli riconosciuti. Sono sette gli episodi del film. Otto i brani musicali (la chiusura del film unisce due opere). L'apertura spetta alla celeberrima Toccata e fuga in Re minore di Johann Sebastian Bach. Segue la suite dallo Schiaccianoci di Pëter Il'ic Cajkovskij. Arrivano quindi sei momenti diversi: il terzo momento è un simbolo dell'univeso disneyano: L'Apprendista Stregone di Paul Dukas con Topolino alle prese con la magia. Il concerto prosegue con musiche di Igor Stravinskij da La Sagra della Primavera: la musica viene associata agli spazi dell'universo della notte dei tempi, prima che la Terra nascesse. Piano piano il pianeta prende forma, poi arriva la vita. La musica diventa imperiosa quando due dinosauri si affrontano. Grandiosa la sequenza del duello tra un Tirannosauro e uno Stegosauro (sono i primi dinosauri a colori della storia del cinema). Con la Sinfonia Pastorale di Ludwig Van Beethoven, siamo alle pendici del monte Olimpo, dove gli dei greci e le creature della mitologia vivono in tutta la loro poesia e il loro incanto. La Danza delle Ore di Amilcare Ponchielli offre l'occasione per dar vita a un esilarante balletto di ippopotami, coccodrilli, struzzi ed elefanti. Per chiudere il concerto, Disney volle riprendere uno dei suoi temi più classici: lo scontro tra il bene e il male. Lo celebrò nel contrasto tra notte e giorno, dove la notte è dominata da un gigantesco demone che si circonda di creature diaboliche e anime di defunti. La musica è Una Notte sul Monte Calvo di Modest Musorgskij. Il bene arriva all'alba, quando le campane costringono le creature a tornare nell'ombra e l'orchestra esegue l' Ave Maria di Franz Schubert. Sullo schermo un lunghissimo piano sequenza mostra in lontananza una processione di fedeli, poi ci porta nel bosco, dove gli altissimi alberi diventano spettacolari archi gotici.

mercoledì 18 marzo 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#11 - Il Sorpasso

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Claudio Gora, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Linda Sini. Drammatico, b/n durata 108 min. - Italia 1962.



Per Bruno, quarantenne ossessionato dalla furia di vivere e dal timore della vecchiaia, correre in auto diventa una rivincita sui fallimenti della vita privata. Coinvolge nelle sue smaniose avventure uno studente timido. Uno dei capolavori della commedia italiana del “boom”. La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. “Il gran merito del film è non solo di aver così bene isolato e descritto quel personaggio emblematico, ma anche di averlo giudicato, con la catastrofe finale frutto della sua incoscienza; di avere insomma insinuato qualche dubbio, qualche dubbio di inquietudine nel tempo delle vacche apparentemente grasse...” (M. D'Amico).

martedì 17 marzo 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#12 - Nuovo Cinema Paradiso

Un film di Giuseppe Tornatore. Con Enzo Cannavale, Philippe Noiret, Jacques Perrin, Nicola Di Pinto, Brigitte Fossey. Drammatico, durata 157 (132) min. - Italia 1988.



Salvatore Di Vita, regista affermato a Roma, torna dopo 40 anni nel natio paese siciliano per i funerali del proiezionista Alfredo che gli insegnò ad amare il cinema. Il ricordo del passato lo aiuta a ridefinire il presente. Oscar 1989 per il film straniero e 2° premio al Festival di Cannes. È un'elegia sulla morte del cinema in sala nelle cadenze di un melodramma popolare, ma rivisitato con l'ottica scaltra di un cineasta di talento, europeo e, insieme, profondamente siciliano. G. Tornatore fa un cinema della ridondanza, ma anche di una forza generosa di cui l'anemico cinema italiano degli anni '80 aveva bisogno. L'edizione premiata è frutto del radicale taglio eseguito dal regista con il produttore Franco Cristaldi (fu tolto un blocco di 25 minuti, eliminando il personaggio di B. Fossey), dopo le prime presentazioni nelle sale. Distribuito all'estero come Cinema Paradiso. 5 premi della British Academy: film straniero, sceneggiatura, P. Noiret, S. Cascio, musiche (indimenticabili) di Ennio e Andrea Morricone.

sabato 14 marzo 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#13 - C'era una volta in America
Un film di Sergio Leone. Con Elizabeth McGovern, James Woods, Robert De Niro, Treat Williams, Joe Pesci. Titolo originale Once upon a Time in America. Poliziesco, durata 218 min. - USA 1984.




All'origine dell'ultimo film di Leone (1929-89) c'è il tempo con la sua vertigine. Come struttura narrativa, è un labirinto alla Borges, un giardino dai sentieri incrociati, una nuova confutazione del tempo. La sua vicenda abbraccia un arco di quasi mezzo secolo, diviso in 3 momenti: 1922-23, quando i protagonisti sono ragazzini, angeli dalla faccia sporca alla dura scuola della strada nel Lower East Side di New York; 1932-33, quando sono diventati una banda di giovani gangster; 1968, quando Noodles (R. De Niro), come emergendo dalla nebbia del passato, ritorna a New York alla ricerca del tempo perduto. Se il 1922 e il 1932 sono flashback rispetto al 1968, il 1968 è un flashforward rispetto al 1933: il Noodles anziano è una proiezione di quel che Noodles, allucinato dall'oppio, ha sognato nella fumeria. Il presente non esiste: è una sfilata di fantasmi nello spazio incantato della memoria. Alle sconnessioni temporali corrispondono le dilatazioni dello spazio: con sapienti incastri tra esterni autentici ed esterni ricostruiti in teatro, Leone accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l'America metropolitana (e la storia del cinema su quell'America) che è reale e favoloso, archeologico e rituale. Sono spazi dilatati e trasfigurati dalla cinepresa; spazi anche sonori e musicali, riempiti dalla musica di E. Morricone e da motivi famosi: “Amapola”, “Summertime”, “Night and Day”, “Yesterday”. È un film di morte, iniquità, violenza, piombo, sangue, paura, amicizia virile, tradimenti. E di sesso. In questa fiaba di maschi violenti le donne sono maltrattate; la pulsione sessuale è legata all'analità, alla golosità, alla morte, soprattutto alla violenza. È l'America vista come un mondo di bambini. Piccolo gangster senza gloria, Noodles diventa vero protagonista nell'epilogo quando si rifiuta di uccidere l'ex amico Max. Soltanto allora, ormai vecchio, è diventato uomo. Il produttore Arnon Milchan rimontò e ridusse il film a 2 ore per la versione da distribuire negli USA e fece fiasco.

giovedì 12 marzo 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#14 - West Side Story

Un film di Robert Wise, Jerome Robbins. Con Natalie Wood, Rita Moreno, Richard Beymer, George Chakiris. Musicale, durata 151 min. - USA 1961.



Versione cinematografica di un musical (1957) di A. Laurents-L. Bernstein-S. Sondheim: è la storia di Giulietta e Romeo trasferita nei quartieri popolari della West Side di New York City, non senza insistenza sui temi dei conflitti razziali e della violenza e con qualche spunto polemico verso i miti di libertà e tolleranza negli USA. I due assi vincenti sono le canzoni di Bernstein-Sondheim e le coreografie del geniale Jerome Robbins, spesso girate dal vero nella 68° e nella 118° Strada prima della loro demolizione. 10 premi Oscar: film, regia, G. Chakiris, R. Moreno, fotografia, costumi, scenografia, montaggio, colonna sonora e coreografia. I titoli di testa di Saul Bass sono tra i più belli della storia del cinema.

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#15 - Il padrino, parte II

Un film di Francis Ford Coppola. Con Robert Duvall, Diane Keaton, Robert De Niro, Al Pacino, John Cazale. Titolo originale The Godfather, Part II. Drammatico, durata 200 min. - USA 1974.



Nel 1901 Vito Andolini, ragazzetto siciliano, raggiunge gli Stati Uniti, per una svista prende il nome di Vito Corleone, si fa strada nella Little Italy, crea un impero del crimine (case da gioco, prostituzione) che trasmette al figlio Michael. Nel 1958 Michael è costretto a meditare sul futuro della famiglia: il fratello lo tradisce, alcuni rami dell'organizzazione tentano di rendersi autonomi, il Senato lo cita, Cuba passa dal governo di Batista a quello di Fidel Castro, la moglie si procura un aborto. È qualcosa di diverso da un seguito: racconta non solo quello che viene dopo il 1°, ma anche quello che lo precede. Il n. 1 s'incorpora nel n. 2, e ne viene continuamente evocato. Forte del successo, Coppola ha mano libera nel mettere a fuoco le ambizioni di trasformare un gangster-film in una tragedia moderna, una grande metafora sull'America dopo la fine del “sogno”. “Ancor più che il 1°, si presta a ogni sorta di lettura: psicanalitica, politica, sociologica, estetica, ossia Ivan il Terribile raccontato alla maniera di Scarface” (E. Ungari). Ancora fotografia di Gordon Willis e musiche di Nino Rota. Ottenne 6 premi Oscar (film, regia, sceneggiatura, R. De Niro, scenografie, musica), ma gli incassi calarono: 30 milioni di dollari sul mercato americano contro gli 86 del 1°.

sabato 7 marzo 2009

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#16 - Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Un film di Steven Spielberg. Con François Truffaut, Richard Dreyfuss, Bob Balaban, Melinda Dillon, Teri Garr. Titolo originale: Close Encounters of the Third Kind. Fantascienza, durata 135 min. - USA 1977.



Dopo due contatti (avvistamento, reperimento di tracce) con gli UFO si aspetta il loro arrivo in una zona del Wyoming. Un padre di famiglia, una donna il cui bambino è misteriosamente scomparso e uno scienziato francese stanno all'erta. E l'UFO atterra. La componente tecnica è straordinaria: fotografia di Vilmos Zsigmond (unico premio Oscar su 4 candidature), effetti speciali di Douglas Trumbull, i pupazzi semoventi di Carlo Rambaldi, il più grande set (l'interno di una vecchia aviorimessa per dirigibili) mai usato, la sapiente costruzione drammatica in due tempi affidata alla suspense, tipica del cinema spielberghiano. Ma c'è qualcosa di più: una indubbia carica mitica di timbro junghiano, un discorso sulla pace e l'amicizia con razze extraterrestri. È l'opera di un sognatore per sognatori. Nel 1980 S. Spielberg mise sul mercato un'edizione di 152 minuti con sequenze all'interno dell'astronave. “Se Lo squalo è genericamente un film sul Diavolo e Incontri ravvicinati del terzo tipo è genericamente un film su Dio, E.T. è specificamente un film su Gesù.” (M.W. Bruno)

martedì 3 marzo 2009

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#17 - Lo Squalo

Un film di Steven Spielberg. Con Robert Shaw, Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Lorraine Gary, Murray Hamilton. Titolo originale Jaws. Thriller, durata 124 min. - USA 1975



Ad Amity, cittadina balneare del New England, si sparge il terrore per gli attacchi di un pescecane assassino. Un poliziotto (R. Scheider), un ittologo (R. Dreyfuss) e un cacciatore di squali (R. Shaw) si mettono in mare per dargli la caccia. Lo trovano. Meglio: è lui che trova loro. Primo colpo grosso al box office del ventisettenne S. Spielberg: come si spiega il successo? Nella sagace mistura di tensione, divertimento, spettacolo, paura. Facilita, come pochi altri film di spavento, l'identificazione dello spettatore con le vittime. 3 Oscar: John Williams (musica), Verna Fields (montaggio), suono. Ebbe 3 inutili seguiti tra il 1978 e il 1987.

The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#18 - La Dolce Vita
Un film di Federico Fellini. Con Anita Ekberg, Magali Noël, Yvonne Fourneaux, Nadia Gray, Anouk Aimée. Drammatico, b/n durata 173 min. - Italia 1960.



Marcello, scrittore mancato che lavora per un giornale scandalistico con la scorta di un paparazzo (fotoreporter), fa incontri ed esperienze nella Roma mondana, cinematografara e intellettuale di via Veneto e dintorni. Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine “paparazzo”. Palma d'oro a Cannes e Oscar ai costumi di Piero Gherardi. 3 Nastri d'argento 1961 al soggetto originale, M. Mastroianni e P. Gherardi (scene).

domenica 22 febbraio 2009

RECINZIONI - The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#19 - Rocco e i suoi fratelli
Un film di Luchino Visconti. Con Claudia Cardinale, Alain Delon, Roger Hanin, Katina Paxinou, Annie Girardot. Drammatico, b/n durata 116 min. - Italia 1960.



Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di L. Visconti, quello in cui passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità. La congerie delle numerose fonti letterarie (T. Mann, Dostoevskij) trova ancora una volta il suo punto di fusione nel melodramma, nella predilezione per i contrasti assoluti. Quella dell'Idroscalo è una delle più tipiche scene madri di Visconti. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continuò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni e nel 1979 fu allestita una nuova edizione per il passaggio in TV con altri tagli e taglietti.

sabato 31 gennaio 2009

RECINZIONI - The "100 MOVIES I CAN'T LIVE WITHOUT" List

#20 - Balla coi lupi

Un film di Kevin Costner. Con Kevin Costner, Mary McDonnell, Graham Greene, Rodney A. Grant, Floyd Red Crow Westerman.
Titolo originale Dances with Wolves. Western, durata 181 min. - USA 1990.



Dal romanzo omonimo di Michael Blake. Nel 1863, durante la guerra di Secessione, il tenente John J. Dunbar decide di aggregarsi a una tribù dei Sioux. Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di Costner che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane “il più disperato degli inferni”. 7 premi Oscar: film, regista, sceneggiatura, musica, fotografia, montaggio e sonoro. Esiste una versione lunga di 237 minuti.