giovedì 31 dicembre 2009

"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. (...) Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano(...)"

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916.

Self-portrait.

... o auto-focus? Concentrazione su se stessi, sulla propria persona. Molto più materialmente, sul proprio corpo. L'affermazione globale, totalizzante, invadente dell'autoscatto è stato degli avvenimenti più caratterizzanti (e sottovalutati) di questo decennio angoscioso e violento. Nessuno ne parla. Eppure oggi non c'è segno visivo, e culturale, più diffuso che il ritratto del proprio Ego: allo specchio, alla scrivania, davanti una webcam. Non v'è spazio per discernere le origini antropologiche di questa che è più di una moda: è una necessità impellente. Eppure va detto che al compiacimento si è aggiunta, specie quando a ritrarsi sono le classi più disagiate, i figli della povertà e dell'ignoranza, gli ultimi insomma, un sovrappiù di patetico e di squallido, quel tentativo di imitare la tracotanza e il narcisismo dei benestanti, i loro eccessi e i loro ammiccamenti, sia pure con una linguaccia, un seno più scoperto, una posa psudo-sexy. Non c'è tredicenne che, almeno per una volta, non sia caduta nella tentazione di imitare il modello mercificato di "velina" imposto dalla tv. O il maschio ventenne che non abbia riproposto la posa in penombra, pensosa e/o tormentata. Con le tecnologie digitali il consumo di se stessi è a buon mercato.
Se dovessi trovare la parola del decennio, che racchiude insieme edonismo (anni Ottanta), solitudine cybernetica (anni novanta), e la mania descrizionistica (dare un nome alle cose, definire tendenze, stilare classifiche, etc.) di questi anni, selfportrait sarebbe la mia scelta.

martedì 29 dicembre 2009



"having fun with the boys down the (welfare) line."

lunedì 28 dicembre 2009

Koyaanisqatsi



Con colpevole ritardo ho scoperto solo ora queste pellicola di culto, che ha ispirato generazioni di documentaristi e videoclippari (tanto per dirne uno: Ray of Light di Madonna). A 27 anni di distanza, sa innegabilmente di "già visto", ma è un "già visto" che è stato tutto preso da qui. Memorabile la visione in notturna in stato d'alterazione (!).

"Koyaanisqatsi (IPA: [ˈkɔɪɑːnɪsˌkɑːtsiː], KOY-aa-nis-KAAT-see), also known as Koyaanisqatsi: Life out of Balance, is a 1982 film directed byGodfrey Reggio with music composed by Philip Glass and cinematography by Ron Fricke.

The film consists primarily of slow motion and time-lapse photography of cities and many natural landscapes across the United States. The visual tone poem contains neither dialogue nor a vocalized narration: its tone is set by the juxtaposition of images and music. In the Hopi language, the word Koyaanisqatsi means 'crazy life, life in turmoil, life out of balance, life disintegrating, a state of life that calls for another way of living'."

Patrizia e Silvio

Checco Zalone non mi fa impazzire... ma questo sketch è veramente divertente...

Amicizia.

I once asked my students about the place that solitude has in their lives. One of them admitted that she finds the prospect of being alone so unsettling that she'll sit with a friend even when she has a paper to write. Another said, why would anyone want to be alone?
- William Deresiewicz, The End of Solitude.

Nell'era dei social network, «l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto suo; nell’isolamento delle nostre caverne elettroniche, armeggiando con i tanti piccoli pezzi di connessione come una bambina solitaria gioca con le bambole». (...) «Le famiglie sono ormai andate e gli amici stanno andando via per la stessa strada». (...) «Essendo state relegate agli schermi dei computer, le amicizie sono qualcosa di più di una forma di distrazione? Quando sono ridotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano qualche contenuto? Se abbiamo 768 "amici", in che senso li abbiamo? Facebook non include tutte le amicizie contemporanee; ma di certo mostra il loro futuro». (...) «L’immagine del vero amico, un’anima affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura».

domenica 27 dicembre 2009

Consigli di lettura.

An Empire at Risk

We won the cold war and weathered 9/11. But now economic weakness is endangering our global power.

sabato 26 dicembre 2009

Fra(nza) è ora che mi porti a ballare!!!




LI ADORO TUTTI QUESTI PIEDINI!!!
Tu con le tue scarpe rosa- shocking
e io con i miei nuovi stivali e
voi?
avete scarpe fiche da far ballare?!
Benissimo!

venerdì 25 dicembre 2009

Faddone Christmas' desire

Caro 2009 quest'anno ti sei portato via il mio cantante preferito, Michael Jackson, il mio attore preferito, Patrick Swayze, la mia attrice preferita, Farrah Fawcett, il mio presentatore preferito, Mike Bongiorno, la mia poetessa preferita, Alda Merini..........volevo ricordarti che l'anno sta per finire e che il mio politico preferito è Silvio Berlusconi!

cit. Faddone

Stasera al Torchiera. Sembra proprio che ne valga la pena. Io ci saro'!

giovedì 24 dicembre 2009

Xmas Number One Conspiracy!

Cosa è successo? Alcuni amici, amanti della musica come si deve, decidono che no, l'ennesimo sbarbatello lanciato da X-Factor NON dev'essere number one in Uk. Piuttosto, dicono, comprate Killing in the Name Of dei Rage Against. Nientemeno. Intanto mettono creano un gruppo su Facebook per spargere la voce e far acquistare in massa il singolo. Com'è andata a finire lo leggete qui. Il decennio iniziato con i cento, mille Big Brothers termina, inaspettatamente, con una notizia ricca di simbologia.

Giudizio.

Dopo l’offesa, c’è il giudizio. Chi sceglie la rivolta si arroga anche il diritto di giudicare. Sono profondamente convinto che abbiano ragione il Vangelo e Tolstoj quando insegnano a non giudicare: “Chi è senza peccato…". Ma in un contesto come quello di oggi, se vai a vedere quello che combinano le multinazionali, se leggi un giornale, se commenti un atto di terrorismo, se guardi cosa comportano le scelte dei leader che stanno sulla-tua-testa, se insomma esprimi pubblicamente il lavorio del tuo intelletto e il risultato delle tue riflessioni, come fai a non giudicare? Devi giudicare. È fondamentale giudicare. Più difficile è, piuttosto, non cadere nella megalomania, nel narcisismo, nell’ambizione, nella vanità. E cercare di ricondurre sempre il giudizio nel solco di una fondamentale comprensione. O, meglio, di una pietà nei confronti del tuo prossimo, anche del peggiore.

A Meltin' Christmas to all!!!

mercoledì 23 dicembre 2009

Auguri di Buon Natale a tutti!!

Per chi si chiedesse ancora cosa faccio di lavoro, vi posto qui il frutto del lavoro dell'ultima settimana... c'è da ghignare...

martedì 22 dicembre 2009

APPELLO! Ama chi ti ama : aiuta The Pirate Bay questo Natale!


The Pirate Bay, il mio "papa' gambalunga"....

Senza the pirate bay io non potrei permettermi di ascoltare musica nuova, musica vecchia, musica in generale
Senza the pirate bay io non potrei permettermi di guardare film nuovi, film vecchi, film in generale
Senza the pirate bay io non potrei permettermi i software, i giochi, i libri in digitale...

La societa' mi sfrutta, ma the pirate bay mi ama..

Fai come me, ama chi ti ama: aiuta The Pirate Bay a pagare le spese legali acquistando i loro gadget a questo indirizzo: http://www.bytelove.com/partners/kopimi-/-tpb/cat_3.html

In fondo, a questo mondo, c'e' ancora qualcuno a cui dire "grazie"

Narcisismo.

La cultura del narcisismo, come la chiamava Christopher Lasch, è cresciuta sul fallimento dei movimenti e delle rivoluzioni. Ci si è illusi - ci si è lasciati illudere - di una chissà quale diversità, unicità. Un’illusione anestetizzante che, mediante il ritornello secondo cui ognuno di noi è irripetibile e straordinario, apriva invece le porte all’omologazione e all’impotenza.

La grande pubblicità fa continuamente riferimento alla eccezionalità del singolo. I grandi manuali di self-help, dai motivatori di manager ai polpettoni di Coelho, parlano sempre dandoci del 'tu', fortissimamente 'tu', e mai del 'voi'. E meno che mai parlano di 'noi'. Come vincere, come star meglio, come sentirsi realizzati. Come e chi. Ma rispetto a cosa?

La logica è quella del divide et impera, coniugato all'infinitesimale: è molto più facile fare presa su una pagliuzza lasciata sola, piuttosto che su un gruppo compatto e consapevole.

Quanto tempo passiamo a consumare la nostra stessa immagine? Quante volte ci ripetiamo i nostri obiettivi e i nostri successi, veri o presunti, usando solo l'io come metro di giudizio? Poi un giorno ci si risveglia, come per uno shock, e si scopre che quell'io è stato travolto dalla realtà, senza preavviso, senza avvertimenti, e davanti la porta avevamo una montagna di lettere e di messaggi che volevano parlarci, confrontarsi, chiedere aiuto. Ma il tempo è così poco, dannazione!, il rifugio nella singolarità è un segno dei tempi e pure va capito chi non sa opporsi.

Forse bisognerebbe saper essere unici senza essere soli.

lunedì 21 dicembre 2009

Queen

venerdì 18 dicembre 2009

da copenhagen con amore

eccovi una meravigliosa zine distribuita negli squat durante i giorni delle manifestaizoni anti-cop15

assolutamente fantastica!

la potete scaricare (gratis) a questo link: http://www.climatecollective.org/post/44


leggetela
e diffondetela
e rileggetela
e diffondetela....

giovedì 17 dicembre 2009

Segnalazioni varie. Parliamo di Milano.


di Marco Belpoliti
Che cosa suggerisce la visione del viso insanguinato del Presidente del Consiglio?

Notizie da una città alla deriva di Marco Belpoliti. Cosa succede a Milano?



(l'arresto in diretta tv)

L'originalità dell'arte



Reduce.

Se c’è qualcosa che detesto è il reducismo. A ogni giorno la sua fatica, la sua pena, il suo «ben fare», la sua ostinazione. Desto coloro ai quali è capitato di vivere una bella stazione e che ci campano su per tutta la vita. E ancor di più quelli che, per giustificare la loro inoperosità attuale, esaltano la violenza del passato.
No. È insopportabile onorare i morti della Resistenza con monumenti ‘ai caduti di tutte le guerre’. Inaugurati da Vescovo, Prefetto, Presidente-del-tribunale, Commissari, Intendenti e Soprintendenti. È insopportabile vedere esaltata la guerriglia africana da chi non è mai stato a Sud di Lampedusa; o l’accusa di complicità-con-il-regime verso chi ha successo, da parte di chi è vissuto una vita con i finanziamenti pubblici!
Ma forse la cosa più insopportabile è l’arroganza con cui chi ha avuto la fortuna di vivere ‘anni formidabili’ giudica qualunque tentativo di superarli, di guardare oltre. Fanno davvero pena, con la loro commozione e la loro splendidezza.
Bel risultato, il loro: quando il passato non fa più paura a nessuno, allora lo si esalta: morto il terrorismo, viva il terrorismo! Raccomandava un ferroviere cecoslovacco, poco prima di essere fucilato dai nazisti: ‘Quando da voi si farà pulizia, mi raccomando fatela bene, così che duri per sempre’.
Ahimé la pulizia l’hanno fatta gli altri, e molti fanno ancora finta di non essersene accorti.

Vandana Shiva

Affori...(smi)

Ti accorgi di quanto è comoda la tua scarpa
solo quando ne provi un'altra nuova...

mercoledì 16 dicembre 2009

Scrittori e editori che dovremmo conoscere

Imma è tornata dalla fiera degli editori indipendenti con una meravigliosa scoperta: çlirim muça e la sua casa editrice Alba Libri.
Vi posto la dedica di un libro che ha pubblicato.

A tutti quelli
che hanno realizzato
meravigliose opere perdute,
grandiose scoperte snobbate,
nobili gesti dimenticati;
e che per questo non
figurano nei libri di storia.

A tutti quelli che hanno tentato
di fare grande l'umanità senza
che questa se ne accorgesse.

Agli eterni sottovalutati.

Ai geni mai compresi.

Ai perseguitati dal caso.

Ai bocciati dalla vita.

A tutti quelli che non riescono
a giustificare la propria esistenza.

A tutti quelli costretti a subire
ogni giorno l'arroganza, l'avidità
e l'ottusità che li circonda.

A tutti quelli che non hanno mai fatto parte
di alcun ingranaggio.

A tutte le rotelle fuori posto.

Mi ha toccato, specie conoscendo la sua storia, come quella di tanti altri sottovalutati. Lui è un immigrato albanese che con tre amici ha fondato una piccola casa editrice. Lui è l'esempio che si può fare, che si deve fare. Lui è quello che mi piacerebbe essere.
La fame dei riconoscimenti, del dover realizzare a tutti costi non è la sua strada. Lui è uno che invita le persone a leggere, chiede loro del tempo per condividere emozioni e non per cercare consenso.
Ce ne fossero di più di scrittori con la sua convinzione, leggeremmo di più. Sarebbe vita.

lunedì 14 dicembre 2009

Campagna meravigliosa per un meraviglioso obiettivo

Gustatevela tutta è bellissima



"Al di là del dolore fisico, lo fa soffrire l'odio politico che si è trasformato in aggressione".

L'unico risultato è quello di esaltarlo

domenica 13 dicembre 2009

Gli hanno tirato il Duomo in faccia.

La gravità di un attentato contro un magnate televisivo, capo di un partito-regime mediale di massa che censura ammonisce omette, non è quantificabile solo in termini moralisti (è giusto o no?) o simbolici (sarà espressione di un qualche dissenso?). Il suo "peso" è tutto politico. E, politicamente, finirà col giustificare, ne siamo certi, un'ancor piu' impressionante dose di censure ammonimenti omissioni. Così come è sempre avvenuto, con una crudele precisione, ai tempi delle P38, degli "autonomi", per finire poi con i Black Bloc di genovese memoria.
Già me li vedo, i principali artefici dell'avvelenamento civile, fare la fila dietro gli inviati del probo Tg a invocare la "pacificazione sociale". Prima c'è l'eccitazione, poi la de(re)pressione.

sabato 12 dicembre 2009

Castrazione.

Lavori per la grana o per scopare
domanda all'infermiera una donna portata dagli agenti,
in preda ad una collera che già
non è più sua. Grida: le pollastrelle
di sopra finiscono poi sempre per sporcare
quelle di sotto, e se ne va
verso il letto sbilenco in cui la cara
innocenza si fa una volta ancora
una verginità. Voi non volete,
aggiunge, mai salvare
quello che è già perso. La tv,
scrive sul formulario l'internista,
sembra che ormai non le interessi più.
- Hédi Kaddour, 2000.


Che cos’è la fiction? La fiction è una parola recente, che distingue un prodotto nato per la televisione ma passato poi al cinema. La fiction ha creato un linguaggio omogeneizzato, evirato, metabolizzato, monocorde, basato sui manuali di sceneggiatura della televisione americana, che catalogano su modelli psicologici molto precisi gli impulsi della psiche. Dicono che ci vuole un personaggio comico, uno tragico, uno antagonista, etc… e che ci vuole la suspance. Guai a far mancare la suspance! Viene preparato dunque un minestrone sempre uguale: da noi, in mancanza di stimoli creativi diversi dalle pressioni politiche e clericali, stravince il trittico santi, preti e carabinieri. Pietoso. Certo, talvolta compaiono dei solerti, sfigati e bonari investigatori, brava gente in fondo. Ma sempre succubi del trittico di cui sopra.
All’interno della fiction ormai il dominatore incontrastato è racconto sentimentale, ovvero le piccole tragedie della gente comune. Della borghesia. Più precisamente, degli splendidi quarantenni della borghesia. La meno autonoma, economicamente e culturalmente, delle classi, ha l’assillo di essere depositaria dell’umano.* E di questo se ne compiace. Spariscono d'un colpo morte, povertà, dolore fisico, sporcizia, fallimenti, perdite, il senso di sgradevolezza e il senso della carne (così presente invece nel cinema tedesco e americano anni Settanta!): tutto ciò che può instillare dubbi e ansia, insomma.
Bisogna stare quieti, rilassarsi, svagare, svuotare il cervello - altra espressione entrata nell'uso comune.
I film italiani sono così. Sempre più simili alla fiction televisiva: una classificazione dei sentimenti da parte di persone, di splendidi quarantenni, che di sentimenti ne ha pochissimi. O se ce li ha, sono appiattiti, castrati. Per questo fanno quasi tutti vomitare.


* vedi Adorno!

seguendo l'invito di paolo

Le notti dipendono dai giorni, molto più di quanto sia vero il contrario. Di giorno, la notte passata resta inafferrabile, quella che arriva esiste solo come territorio asettico per piani e paure. Di notte, invece, il giorno è ancora presente e vivo, un padre mai morto che si cerca sempre di uccidere.

In questa notte di inizio dicembre federico gioca con la terza persona e con le minuscole di un nome che si confonde tra gli aggettivi.

C’è un piccolo topo nero che spia dal bordo del divano e federico lo guarda di rimando un secondo, interpellato dai suoi occhi minuscoli che sanno di giocattolo e di peste. è una notte scomoda, di sigarette che bruciano la gola, passata a cercare canzoni che si muovano al ritmo dello scontento. è una notte pigra, che rimbalza tra i siti di notizie insulse, noiosa perfino a se stessa mentre guarda video di trenta secondi su youtube. c’è un senso di vuoto in questi giorni, un vuoto in cui non si può nemmeno cadere. solo un leggero fastidio epidermico, mentre la casa si disintegra e federico si muove lentissimo nel far finta di volerla aggiustare.

capita di restare attaccato a quanto c’è di rassicurante soltanto per sfiducia nelle proprie capacità di sopportazione del futuro.

venerdì 11 dicembre 2009

Prova a camminare su questo rasoio

giovedì 10 dicembre 2009

A volte l'unica cosa da dire è



A noi in ufficio fa sempre ghignare...

lunedì 7 dicembre 2009

"I fustigatori, i tronisti e i Torquemada sono arrivati come un orologio (e un referendum) svizzero. Non sono piaciute le critiche del cardinale Tettamanzi alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla periferia di Milano. Il quotidiano leghista, come poteva essere altrimenti, è andato giù duro".
(...)
"Questo succede quando la politica si arroga il diritto di utilizzare la religione come carta d'identità, come facile strumento per riempire la propria vuotezza. Questo succede quando la politica prende in prestito la fede per farne uno strumento di odio e di divisione. Quando si confonde la croce con un simbolo di partito. Questo succede: si arriva a pretendere che la religione si adegui alle regole perverse della politica, perda l'universalità per occuparsi del contingente, perda l'altruismo per rifugiarsi nel più bieco individualismo."


Bersani? Dario Fo? L'Avvenire?

Fare Futuro, la fondazione di Gianfranco Fini.

Bentornati Obej- Obej

( dal www.manu-bhoblog.blogspot.com/ di oggi)

Si ringrazia Cuneo per l'ingente spedizione di
venditori di marroni,
con più di dieci bancarelle alla tradizionale fiera
degli Obej Obej di Milano.
Seguono grandi ringraziamenti per gli amici sardi
con i loro banchetti agroculinari pieni di forme di
pecorino e torrone di Tonara, davvero onnipresente.
Si rilevano strani gemellaggi Sardegna- Ariccia
dalle improbabili proposte agro- gastronomiche.


Clicca per ingradire foto e leggere esilaranti cartellini!

Sempre più gente si affolla ai piedi del Castello nel giorno di San Nicola. E' impossibile vedere le bancarelle, ti ritrovi in mezzo alla calca e ti chiedi "Ma che cavolo ci faccio qui?". Passa una processione anti- morattiana. I soliti venditori di utensili da cucina fanno il loro show di dimostrazione con microfonino incorporato alla bocca. Tra il trash e il comico. (Franzina ricordi? C'era ancora lui!!!). C'è tanto artigianato africano e tanti rami di fiori finti spuntano,volanti, tra le persone. L'atmosfera è sempre bella, natalizia, ma manca ciò che rappresenta da sempre questa fiera...Manca il vin bulè, mancano gli abusivi, manca davvero l'anima goliardica della tradizione popolare. Sembrano una Fiera dell'artigianato questi Obej-Obej, perdono la loro carica e la loro magia più suggestiva. Troppo conformisti, in tutto. Non mi piacciano. Lasciano insoddisfazione e spaesamento. E non mi piace vedere cani in vendita dietro le gabbie. Immagine molto collodiana: quei poveri boxer sembrano Pinocchio e Lucignolo, trasformati in asini e venduti in piazza.

Non si può intervenire dall'alto con decreti ufficiali che vietano ogni forma più tragressiva (ma anche più viva e gioiosa) di espressione popolare. Non ha senso cambiare le tradizioni della città per paura di non sapere governare. Gli Obej Obej non sono davvero più quelli di una volta e dobbiamo ringraziare i nostri politici che ogni giorno smantellano le più elementari formi di libertà.

Ma il cielo è sempre più blu...



sabato 5 dicembre 2009

Buon 5 dicembre a tutti


giovedì 3 dicembre 2009

Yann Tiersen e l'iphone

Lui è abituato a sperimentare su tutto... anche su un cellulare

mercoledì 2 dicembre 2009

Proprio quello che avevo bisogno di sentire adesso...

Rivolta.



“Un’esperienza nuova per il nostro tempo è entrata nel gioco politico: ci si è accorti che agire è divertente. Questa generazione ha scoperto quella che il diciottesimo secolo aveva chiamato la ‘felicità pubblica’, il che vuol dire che quando l’uomo partecipava alla vita pubblica apre a se stesso una dimensione di esperienza umana che altrimenti gli rimane preclusa, e che in qualche modo rappresenta parte di una felicità completa.”
- Hannah Arendt, 1963.

Negli anni Sessanta Camus ha elaborato una grande formula: «mi rivolto, dunque siamo». La mia ribellione la vivo come qualcosa che riguarda subito me, la mia individualità, ma poi nella rivolta ritrovo gli altri, la comunità, la collettività, l’umanità.
Ora la formula è rovesciata. Nella comunità, nella collettività, nell’humanitas ci si immerge soltanto per ritrovare se stessi, il proprio temperamento e la soddisfazione dei propri bisogni: adducendo come motivo il fallimento delle ideologie, l’odio profondo per ogni forma di potere, l’ignoranza delle masse.
L’azione pubblica così come l’abbiamo idealizzata per quarant’anni è evidentemente giunta su un binario morto. Non a caso sorgono nuove e variopinte forme di radicalismo che prescindono dalla presenza fisica dei partecipanti. Non a caso c’è una fuga generalizzata verso un idealizzato stato naturale, di micro-comunitas, dove la felicità potrebbe essere a portata di mano nella semplice della vitalità dei sensi, nel godimento dei propri affetti.
Non a caso ci sono Facebook, Indymedia e i forum virtuali per sfogare la violenza.
L’urgenza e la disperazione sono scomparsi, nessuno sente piu’ necessario sorreggere il fardello di una qualche coerenza collettiva. Eppure, non si può dire che agire sia divertente come quando c’erano l’urgenza e la disperazione.

Cosa resta? Resta, forse, quello che teorizzava Camus, quattro decenni fa: la distinzione - necessaria - tra rivoluzione e rivolta. La prima è un fuoco di paglia; finito il falò, tutto riprende da capo, magari in peggio. La rivolta, è un’altra cosa: è azione permanente.
«Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice sì, fin dal suo primo muoversi». Quelle due parole, non accetto, valgono anche nel corso della rivolta, dopo la rivolta, sempre.

Me lo ero dimenticato.... ma che bello che era!

Il mucchio selvaggio ovvero non serve un pensiero colto per cambiare il mondo

PRENDEVI 10 MINUTI DI TEMPO PER LEGGERE, NE VALE LA PENA.


Pensando ad una modalità d’azione per un progetto che ho in testa con Marco, mi sono imbattuta nello studio di un movimento davvero anomalo, ma molto interessante.

Riflessioni tratte dal libro “Ribelli con stile” di Guarnaccia.

“Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell’alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell’ora della rivolta non si è mai soli in città.” Furio Jesi, Spartakus

L’opinione comune è che in Germania non sia mai esistita una vera opposizione al nazismo. La realtà è molto diversa. Un’opposizione durissima c’è stata ed è stata operata da alcune bande giovanili, con il gggiovane gergo contemporaneo possiamo chiamarle gang, davvero poco politically correct ma soprattutto involved.

Si tratta di giovani, anzi giovanissimi dato che avevano tra i 14 e i 17 anni, che componevano un’area di dissenso, oggi dimenticata perché non corrisponde al nostro clichè di resistenza: ferrei ideali, combattenti per nobili valori e intellettuali. Neanche il cambio di regime portò loro un riconoscimento. Per non mettere in discussione la codardia dell’opinione pubblica, la Germania non fremeva dalla voglia di dire al mondo che qualcuno un no secco lo aveva detto.

Le Wilde Clinque sono gruppi autorganizzati definiti “vagabondi, malavitosi, con simpatie anarchiche”. Sono eroi? Sono intellettuali? Sapevano quello che significavano i loro gesti? No.
Ecco il punto. Non volevano comunicare, coinvolgere, convincere. Sono solo ragazzi insofferenti alla disciplina e al modo di vivere nazista. Così decidono di opporsi nel modo più naturale possibile per un ragazzino ribelle: facendo risse e sbronzandosi… come dire Kerouac non ha inventato davvero nulla.

Da brava subcultura avevano anche un codice di vestiario: camice a quadrettoni e pantaloni larghi, vi ricorda qualcosa?

Nel 1930 esistevano 600 bande a Berlino che contavano 14.000 partecipanti, mica bruscolini. Le bande si spostavano all’interno della città senza logica, solamente per esplorarla. Un’attività sufficiente a provocare allarme sociale, visto che la stanzialità era la regola a cui aderiva ogni cittadino modello. Si rifiutavano di conformarsi alle regole comportamentali e vennero dichiarate nemiche dello stato.

Furono i primi ospiti dei campi di concentramento, ma la loro attività non cessa fino alla caduta del muro di Berlino. La Gestapo non riusciva a contrastare le loro azioni. A Vienna, gli Schlurfe, antenati dei Mod, eleganti e appassionati di belle donne, erano in grado di impedire agli hitleriani l’ingresso al Prater.

Di loro dicevano che "fumavano come un poeta ebreo da caffè, che bevevano come un coloniale inglese, che erano portatori di malattie veneree e che avevano gli stessi ideali dei ganster anglosassoni”.

Stessa storia per i membri dei pirati della stella alpina. Giovani scapestrati che riescono a sottomettere una dittatura.
In alcune città come Wuppertal, nessun membro della Hitler Jungen osava uscire da solo per strada se non voleva essere picchiato a sangue.
Colonia era la città con più Edelweiss Jungen, la polizia ne ha schedati più di 16.000, nonostante gli arresti, le torture e le persecuzioni.

Durante la fase finale del conflitto, l’azione delle bande passa da scherzi e risse a veri e propri sabotaggi. Scrivevano sui muri frasi contro il regime, rubavano armi, aiutavano i prigionieri di guerra evasi, nascondevano i disertori.

A Colonia, sei di loro (il più grande aveva 16 anni) furono impiccati e lasciati nella piazza centrale. Quando gli angloamericani arrivarono e li videro, rimasero interdetti. Non si aspettavano una resistenza così decisa.

Il marchio da criminali fu appiccicato loro addosso fino al 2005, quando sono stati finalmente riabilitati.

LE MIE CONCLUSIONI
Per reagire non servono grandi idee, grandi pensieri d’azione o intellettuali o citazioni colte o giustificazioni. Basta iniziare a vivere in modo diverso e ogni tanto comportarsi da vandali. A volte un’esasperazione giocosa vale più di processi, articoli e libri.

martedì 1 dicembre 2009

Consigli di lettura settimanali.



Finalmente il libro giusto sugli anni piu' decisivi per la nostra repubblica, quelli che vanno dal 1963 al 1978: tra la felicità del boom e prima della grigia cupezza del craxismo e di tangentopoli. La storia italiana, in quei quindici anni, è stata la piu' tragica, complessa, convulsa e meno noiosa tra quelle delle giovani democrazie europee. Splendido e necessario.

"Dalla fine degli anni sessanta ai primi anni ottanta il paese è attraversato da sommovimenti che coinvolgono le economie e le culture, le produzioni e i consumi, i soggetti sociali e gli immaginari collettivi. Il sopraggiungere del miracolo economico e delle speranze riformatrici del centro-sinistra e il rifluire successivo di entrambi; l'esplosione del movimento studentesco e dell'"autunno caldo", gli anni cupi della "strategia della tensione" e il delinearsi della "crisi della Repubblica", in anni che vedono un'offensiva terroristica senza paragoni. Una ricostruzione fatta attraverso le fonti più diverse: i quotidiani e i periodici così come i rapporti di prefetti, polizia e carabinieri ma anche i film, le canzoni, la letteratura, la televisione."

La mia ultima storia pubblicata in italiano!

Una storia di muri, periferie londinesi, anarchici, travestiti, maniaci compulsivi, cucine, incendi, orti clandestini e autunni del 1989.

Tutto questo e molto altro sul nuovo numero di LOOP, che potete trovare QUI

Andate e spendete i vostri bei dindini, brothers and sisters!