domenica 10 febbraio 2008

cosa hai fatto a carnevale?

TEMA: Cosa hai fatto a carnevale?

SVOLGIMENTO

Questo carnevale è stato un pochino strano. Sono andata a cena da mio nonno Ema che mi ha portato ad una festa. La festa era in un posto lontano, lontano. Per arrivare abbiamo fatto quelle strade grosse che non sono uguali a quelle vicino casa mia. Ci abbiamo messo un pò ad arrivare.
La festa era bella c'era tanta tanta gente. La zia Roby era vestita come lo zio. Era davvero buffa. La zia Gaia invece diceva di essere una medusa ma aveva un dalmata nella borsa e sembrava di più Crudelia Demon. Quella che avevo visto nei cartoni. Alla festa il nonno ema mi ha fatto bere una specie di coca cola strana. Era rossa e un pochino amara, dopo mi girava la testa.
Alla festa abbiamo visto anche la zia Manu e la zia Fra. Erano davvero belle.
Nel corso della festa ho conosciuto un prete a cui piacciono i bambini come me. Mi sono spaventata. Dal vestito gli spuntava un tubo rosa con due palline attaccate alla base. Ogni tanto si muoveva e cantava My oh My...
Poi ho perso il nonno. Non lo trovavo più perchè era andato a ballare sul cubo.
Mentre eravamo nella pista mi sono innamorata tante volte. Però è successa una cosa strana. C'era un bimbo cresciuto come me. Era bello. Alto grosso e aveva un disegno sulla spalla, di quelli che non vanno via con l'acqua. Ci mettiamo a ballare. Il bimbo però era travestito da donna e aveva delle pere grossissime. Il nonno quando lo ha visto gli ha palpato le tette e ha detto: "mmm però sembrano vere". Io credo che non sia una bella cosa che al nonno piacciano le stesse cose che piacciono a me.
Quando sono uscita ho conosciuto una ecoballa che era arrivata da Napoli. Diceva che lì non c'era posto per lui e io ho trovato tutto ciò molto triste. Poi mi si è avvicinato uno che aveva un accappatoio rosso ed un pacchetto di patatine. Si chiamava Rocco e mi ha chiesto, dopo avermi guardato le tette, se volevo fare un film con lui.
Poi sono arrivati due di quelli che vanno in giro con il turbante in testa. Parlavano in modo strano e dicevano di essere arrivati con il cammello. Parlavano di un areo che faceva: "ehhhhh op ah". Mi hanno spaventato. Poi hanno offerto dei cammelli al nonno che mi voleva vendere.
Durante la festa ho anche incontrato il mio gruppo musicale preferito: La Rozzo criu' ". Mi piacciono tanto e sono stati molto gentili.
Poi il nonno ha iniziato ad avere i reumatismi e siamo tornati a casa.

LA SCORPACCIATA INFAME, parte 54



La galleria di VeniVidiVomit festeggia il suo primo mezzo milione di visite (in poco meno di un anno).

  1. - Rifatevi gli occhi con questo calendario per camionisti (Repubblica.it, ciuccia). L’Italia compare nel mese di novembre e bisogna davvero cliccarci sopra per apprezzarne al meglio i dettagli. .::.
  2. - Timeline of Web Browsers. .::.
  3. -A bollire un uovo siamo bravi tutti, ma a farlo poi ritornare allo stato liquido? Hervé This, re della gastronomia molecolare, spiega questo ed altri trucchi del mestiere in un’intervista al Guardian (la parte riguardante l’uovo, per i più curiosi, è qui). .::.
  4. - Hypeful ha messo assieme la scaletta dei brani suonati durante il party di Rob in Cloverfield. Niente male (la scaletta, intendo, il film non l’ho ancora visto). .::.
  5. - Siete alla fermata dell’autobus e non avete idea di quando passerà la prossima corsa: che fare, aspettare o incamminarsi a piedi? Tre ricercatori americani dimostrano che la pigrizia paga in un breve saggio matematico intitolato Walk versus Wait (Pdf, ma ho uploadato il documento su Issuu per la lettura online). .::.
  6. - In SquarO occorre annerire le intersezioni di una griglia in modo che ogni casella sia circondata dal numero di cerchietti neri indicato al suo interno. Un puzzle game con diversi livelli di difficoltà e soluzione sempre unica. .::.
  7. - Dalla miniserie di Limpfish dedicata ai Simpsons. .::.
  8. - Link: Solar (with lyrics). .::.
  9. - Link: Bloc. .::.
  10. - Corrado Guzzanti, sei anni fa, “Il caso Scafroglia”. Troppo avanti.
    (via Aioros)

Grazie a Giavasan.

Puntate precedenti:
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MUST!!

Finalmente l'ho trovato online!!
mentre vi carnevalizzate, vi invito...anzi vi sprono...anzi se potessi vi costringerei....
...a dare un occhiata a questo link e a bervi tutto questo testo fantastico!
Niente letteratura, qui si parla di ben altro!
Il testo è scritto bene, documentatissimo, ironico, divertente e soprattutto...immensa fonte di ispirazione!
So che questo può far passare la voglia di leggerlo ma è il mio vangelo da molto tempo.

eccolo qui:

http://www.bibliotecamarxista.org/autori/autonome%20a.f.r.i.c.a.%20gruppe.htm

p.s.: tranquilli non è il capitale. non lasciatevi trarre in iganno dall'url "bibliotcamarxista"! :)

sabato 9 febbraio 2008

CARNEVALIZZIAMOCI

Opposti Concordi?Magnolia?Tunnel?
Dove andiamo allora?!!!
Bhè l'importante è travestirsi ed esserci se ce la fate!
Ciao,Cia. A dopo!Spero!

sei nazioni




CHI HA INVENTATO IL RUGBY DOVEVA PER FORZA ESSERE UNA DONNA... UNA DONNA CHE AMMIRO MOLTO E A CUI VA LA MIA MASSIMA RICONOSCENZA...
MAI VISTO COSI' TANTO BEN DI DIO CHE LOTTA E METTE IN MOSTRA I MUSCOLI NEL FANGO.

Ferite e suturazioni.

Sono profondamente convinto che la vera letteratura si possa trovare anche in testi inaspettati. Invito tutti i lettori di questo blog a prendersi un quarto d'ora della propria giornata per condividere questo spicchio di realtà:

Anna è una donna di 42 anni, sposata, con due figli quasi adolescenti, che lavora in un reparto ospedaliero. Dopo alcuni contatti con psichiatri in abito privato e un ricovero in ospedale, giunge al DSM, accetta la terapia farmacologica dello psichiatra, con il quale stabilisce subito un'alleanza positiva, caratterizzata da un trasfert paterno sottilmente idealizzato, ed accetta l'invito alla psicoterapia.

Il sintomo che la porta in psicoterapia è il frequente ricorso ad agiti autolesionistici: utilizzando gli strumenti di sala operatoria che ha quotidianamente a disposizione, si procura dei tagli, spesso profondi e in zone del corpo pericolose, come sul collo vicino all'arteria carotidea o all'intenro della gamba vicino alla femorale. Sutura da sola le ferite, e successivamente inizia ad aprirle e a richiuderle più volte, "perché non sono state chiuse come voglio, in modo perfetto, senza dolore". Di alcune ferite "festeggia il compleanno": "la più vecchia ha compiuto due anni ad agosto". Grazie a queste ferite ha imparato a "non avere più paura di niente" e si è esercitata a "provare meno dolore: è come se mi fossi pian piano anestetizzata contro il dolore". Le ferite non sono mai guarite abbastanza bene per Anna, continua ad aprirle e richiuderle, fino a far diventare dura la carne intorno e a rendere le cicatrici irrimediabilmente vistose. Ha anche molti segni sul viso: brufoli che vengono infettati e tormentati per mesi, fino a creare ferite sempre più estese: così un'herpes labiale si trasforma in una cicatrice che arriva fino al naso.

Con fatica ed estrema sofferenza racconta l'episodio che l'ha fatta precipitare in una profonda crisi depressiva: alcuni anni prima scopre di avere un nodulo al seno, che lei "sentiva" maligno, nonostante il parere di tutti i medici interpellati - così almeno lei riferisce - riesce a farsi operare nel febbraio 2002 e, fatalmente, il tumore è risultato maligno. E' molto arrabbiata con i medici perché, e lo sottolinea con enfasi, "nessuno ha voluto
vedere il fatto che io stavo male davvero, hanno cercado di convincermi che non avevo niente".

Ha vissuto come una costrizione e una "violenza sul corpo" prima la chemioterapia e poi la radioterapia, e nel frattempo è andata sviluppando la convinzione che il suo corpo aveva dato quel chiaro segnale e che lei forse avrebbe dovuto morire; aggiunge che se il male dovesse tornare, non si farebbe più operare e lascerebbe che il tumore avesse il suo percorso, perché in fondo pensa di aver assolto i suoi compiti fondamentali e desidera soltanto morire. Non ha mai effettuato i controlli clinici necessari, "non per paura di sapere se c'è qualcosa che non va, ma per paura di sentirsi dire che va tutto bene".

Riferisce spesso pensieri di morte: "non il suicidio, perchè è connotato troppo negativamente dal giudizio sociale, ma modi molto più fini e meno sospetti che ho a disposizione quotidianamente, come il pungermi con siringhe infette o uscire di strada con l'auto", oppure spera nel ritorno del male, "così come nessuno potrebbe dire che sono una vigliacca, ma vedrebbero il dolore della mia anima".

Descrive spesso sentimenti di un vuoto profondo, che nullifica ogni cosa: se stessa, i suoi progetti, la sua famiglia. Una delle immagini più eloquenti che la paziente utilizza per descrivere se stessa è la seguente metafora: si sente come su una scacchiera, su cui c'è tutta la sua vita, ma alcune caselle sono buche, cadendo nelle quali si precipita in un luogo nero e senza fondo.

Sin dal primo colloquio con lo psichiatra, e poi nelle 15 sedute che precedono una interruzione temporanea del trattamente, la signora allude, chiedendo peraltro di non approfondire l'argomento, ad un abuso sessuale da lei subito da parte del padre, iniziato quando lei aveva 5 anni e protrattosi fino all'adolescenza. Solo in quel momento riferisce di aver iniziato a comprendere "l'orrore di quei gesti: allora il dolore del corpo si è trasformato in un dolore dell'anima". Non ha mai raccontato a nessuno questa vicenda così drammatica. "Ma come facevano a essere così scemi da non vedere che stavo male? Mi sgridavano, dicendomi che non avevo niente.
Nessuno ha mai voluto vedere".

Durante la prima parte del trattamento, Anna non si ferisce sostanzialmente più. Inizia però a mangiare in modo compulsivo, senza fame, aumentando di diversi chili; rispetto a questo, si chiede da sola se abbia spostato la sua sofferenza sul cibo "per colmare il vuoto che sento dentro".

L'interruzione, il "taglio" delle sedute, che ha dinamiche profonde e complesse, prende forma in un momento in cui la terapeuta, a seguito di particolari dinamiche tra la paziente e la famiglia del marito, la invita a permettersi di essere arrabbiata per l'atteggiamento e i comportamenti svalutativi della suocera.

Il nuovo ricorrere ad agiti autolesionistici e la mantenuta alleanza con lo psichiatra portano Anna a decidere di "ricucire" il setting e di riprendere la terapia. Sin dalla prima seduta, e per le successive 18, risulta evidente che la paziente ha deciso che qualcuno possa vedere le ferite della sua anima e che il suo niente debba finalmente avere una forma ed un significato.

Il racconto degli abusi è drammatico, ma possibile. Un sogno ed un ricordo in particolare le permettono di comprendere parte del significato del suo continuo ferirsi: ricorda che il padre una volta le aveva dato un fazzoletto bianco di stoffa per pulirsi, che si era sporcato di sangue; a questo associa la sua abitudine di non utilizzare garze sterili per coprire le ferite, che possono poi essere buttate, ma fazzoletti bianchi, che poi si trova a dover ossessivamente lavare. Nel corso delle sedute riesce a tollerare ed elaborare il pensiero che l'impulso a tratti incontrollabile non tanto di ferirsi, ma di riaprire le ferite, per farle guarire alla perfezione e completamente, senza dolore, rappresenta simbolicamente il tentativo di cancellare e guarire senza più dolore il ricordo degli abusi.

Verso la fine della terapia Anna può permettersi di riconoscere, vivere emotivamente ed esprimere l'aggressività verso la madre, che "sapeva" e non ha fatto nulla per proteggerla, e verso la famiglia del marito. Riesce anche, per la prima volta nella vita, ad imporsi con il padre in una circostanza familiare. Alla 32° seduta, contemporaneamente all'avvicinarsi della conclusione della psicoterapia, Anna porta un elemento nuovo: è andata dalla dermatologa per farsi aiutare a curare le cicatrici sul viso ed ha accettato per la prima volta che un collega le suturasse una ferita.

L'analisi si chiude con la riflessione che l'aver permesso alla terapeuta di vedere realmente le ferite di Anna, non solo le cicatrici sul corpo ma anche "i mali dell'anima", le ha permesso di liberarsi dalla coazione di ripeterle ossessivamente a scopo catartico, integrandole in parte nella propria storia, e, così facendo, potendo prendersene cura.

Il corpo è il teatro dei drammi esistenziali di questa paziente, mai visto e riconosciuto nel suo dolore (così almeno il suo vissuto), siano essi i genitori, i medici, i familiari del marito, il marito stesso. Il corpo dunque come veicolo non di esperienze di tenerezza ed accudimento, ma di dolore e mancato riconoscimento, che divengono "incontenibili": l'enuresi notturna fino alla scuola media, l'abuso da parte del padre fino all'adolescenza, l'impossibilità di sperimentare la tenerezza e l'intimità sessuale con il marito, il tumore al seno, fino ad arrivare alle ferite autoinferte e a tratti all'iperalimentazione compulsiva.

L'esperienza del tumore, con le fantasia angosciose legate ad un male interno portatore di morte, può aver svolto la funzione di "detonatore psicosomatico". La sintomatologia autolesionistica sembra rappresentare un tentativo di auto-protezione ad alto contenuto simbolico, emotivo ed affettivo, gestita attraverso fantasia e modalità di controllo onnipotente, ossessivo e passivo-aggressivo, allo scopo di proteggere il Sé da angoscie dis-individuative di vuoto e mancato riconoscimento profondo; dal punto di vista relazionale tale sintomatologia rimanda alla rappresentazione aggressiva ed accusatoria del proprio dolore di fronte a coloro che non hanno visto.

Il primo follow-up a 3 mesi conferma che Anna non ha più fatto ricorso ad agiti anticonservativi. Questo ci permette di ipotizzare che l'interpretazione del significato simbolico degli agiti anti-conservativi ha permesso alla paziente di mentalizzare la propria sofferenza interna, rendendola libera, almeno in questo momento, di non utilizzare più il corpo per esprimerla.

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Ricopiato da B. Simonelli, S. Fassina, M. Scaldaferro, E. Guastafiero, A. Ferrario - Dis-socialità e autolesionismo nel Disturbo Borderline di Personalità: due casi clinici, in Rivista di Psicologia Individuale, n.62, luglio-dicembre 2007, rubata alla Biblioteca Tibaldi di Milano, ieri notte.

venerdì 8 febbraio 2008

Poalo Poli

il povero Paolo Poli gli hanno storpiato il nome in sovraimpressione, ma lui rimane grandioso, di una leggerezza davvero invidiabile... almeno di fronte alle telecamere!
(beccatevi l'intervista tra il secondo e il terzo minuto)

eccellenza

mi hanno candidato all'eccellenza.....

linea77 - evoluzione

Studiando i traceur Torinesi, mi sono dovuta imbattere (perchè questa canzone parla di loro) nella canzone Evoluzione dei Linea77.... cazzo ho fatto un salto indietro nel tempo.

Comunque, mio malgrado, devo ammettere che il testo di questa canzone non è niente niente male... e direi che descrive bene una realtà esistente.

Resto fermo a guardare
il cambiamento nell'immobilità e
sospeso nell'aria sento
lo scorrere del tuo pensiero fuori e dentro di me
mi sembra inutile restare
sospeso tra l'ebbrezza e la vertigine
di una scelta inevitabile
restare immobile non mi salverà
volare nascosto nei cieli di questa città
cercando un facile bersaglio
l'evoluzione è tutta quà
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
mi suona inutile la scelta se è
tra ego e passività
che rende sterili
le azioni fatte per
paura di fallire
da chi? da cosa? dimmi
l'inquieto vivere che ingabbia dentro i sogni di
tutto quel che hai
l'apparenza inganna il tempo e lo paghi col rancore
volare nascosto nei cieli di questa città
cercando un facile bersaglio
l'evoluzione è tutta quà
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
come bestie indomite
irrazionali
cercando un facile bersaglio..
e tutto si risolverà
intorno a me sento che la rabbia cresce per
l'assenza di un idea di evoluzione
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
come piloti in folle corsa
il traguardo come premio e maledizione
più spingi e più ne vuoi
tra crudeltà e sopravvivenza
alla ricerca di una nuova evoluzione
sopravvivi e tutto si risolverà
sopravvivi e tutto si risolverà





COMUNQUE ORA MI PERMETTO UN MOMENTO DI VANAGLORIA... QUESTO E' IL VIDEO DOVE HO FATTO LA COMPARSA... CHE RIDERE

Messaggio di servizio

Rapida incursione notturna per ricordare a tutti l'importanza di mettere le etichette ai post (soprattutto per fare le varie sezioni).

Per altre richieste o idee...potete usare i commenti.

Buonanotte!