domenica 11 ottobre 2009

L'illusoria battaglia delle identità.


"Non potevo sospettarlo di seconde intenzioni. Era proprio il suo cuore, che parlava in lui! Come mai, mi domandai allora, un uomo che in un dato momento ti balena innanzi come un amico o addirittura come un padre, come un'anima uguale o addirittura superiore, tutti gli infiniti momenti che precedono o seguono quel dato momento ti può sembrare, anzi diresti proprio che è, ridicolo, vano, spregevole?
Il buffonesco abbraccio con il quale lo avevi sostenuto (quasi ti pareva di non stringere tra le tue mani un altro uomo ma un fantoccio) ecco improvvisamente, si trasforma in una stretta di mano tra uomo e uomo, un riconoscimento tra pari e pari a mezzo cammino, un aiuto a tirare avanti, la cosa più leale, più nobile, più bella della vita, l'amicizia. E perchè, mi domandavo angosciosamente fissando quel corpo grasso, schiacciato in quel letto, quegli occhietti tondi che mi fissavano quasi senza espressione, quelle labbra carnosette che pure stavano pronunciando parole così chiare ed umane, perchè tu, in questo momento, sei me, e un momento dopo sei così lontano e diverso da me, che posso quasi pensare tu non esista, ma sia un gioco della mia fantasia? Perchè siamo condannati a questa assurda divione, tu lì, e io qua? Che cosa fa che io sia un uomo, e tu un altro uomo?
Quale crudele condanna ci obbliga continuamente a mentire e a menirci, cioè a essere diversi e separati uno dall'altro?

Se è soltanto la tua piccolezza che ti allontana da me; oh io non so che cosa farmene
della mia grandezza, è un pesante mantello che io getto volentieri dalle mie spalle, per seguire leggero te tra le miriadi deglli uomini come te e me piccoli, pagliuzze di un grande pagliaio sotto il sole, erbe che vibrano ai venti della prateria:
Picolo esser co' tuti i picoli
E morir de passion

come dice il poeta. Ma non è la tua piccolezza, perchè, ecco, tu per un momento, non sei più piccolo: ecco, tu sei grande, come me, più di me. Nessuno è sempre piccolo, tutti in qualche momento sono grandi. Ma questa grandezza ondeggia, serpeggia, svaria: imprevedibile il suo cammino, imperscrutabili le sue frequenze e le sue assenze, come di una grazia misteriosa che piova su nessuno e su tutti, non si sa mai quando e quanta . Eppure, eppure c'è un istinto, in noi, che ci spinge a sfidare questa immutabile legge di mutevolezza. E' l'istinto che fonda i matrimoni e le amicizie, le famiglie e le società!"

"Gli volevo ancora bene, capisci? Gli volevo bene, ormai; come si può voler bene a tutti gli uomini di questa terra, a qualunque uomo, se si prova a stargli vicino, a vivere con lui, a comprenderlo, qualunque uomo.[...]
Credimi, nessuno è un cretino; nessuno è, in fondo, inferiore; e nessuno è superiore. In fondo, siamo tutti uguali. Ma che cos'è, allora, che ci obbliga a non agire da uguali? Perchè abbiamo questo dovere crudele di ESSERE, ciascuno, SE' STESSO? E come si concilia questo dovere con quell'altro dovere, che anche sentiamo, non meno forte, di riconoscerci UGUALI?"


(da Mario Soldati, La giacca verde, Palermo, Sellerio ed., 2005)



1 commento:

manu ha detto...

Vedo che Soldati ha avuto molto successo...sigh!sigh! non vi interessate mai a quello che studio...vittimismoooooo che fastidiooooo