martedì 7 luglio 2009

CONNESSI CON IL MONDO, LONTANI DALLA PIAZZA

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La rete sembra darci quello che avevamo perso: la voce diretta sulle questioni pubbliche. Democrazia significa partecipazione e presenza diretta, allora un sistema che ci offre l'immediatezza nella comunicazione non può che farci pensare di essere ritornati a praticare direttamente la democrazia. Come gli antichi greci entriamo nell'agorà tutti i giorni e quando più lo desideriamo. Con un'aggiunta importantissima: senza uscire mai di casa. La tecnologia é riuscita ad azzerare il tempo tra l'accadere, il conoscere e il reagire. Ad annullare la distanza tra gli attori sociali. Partecipiamo senza uscire dal nostro spazio privato, senza interrompere le nostre occupazioni. I ritmi della nostra vita privata dettano il tempo della nostra partecipazione mediatica. Ma la cittadinanza vera é situata al polo opposto della casa.
Partecipare davvero alla vita pubblica richiede che usciamo di casa; che entriamo in contatto, discutiamo, ci associamo con sconosciuti, non con amici o parenti, figli o genitori. Sperimentare la presenza fisica dell'altro é fondamentale anche per calibrare lo stile della nostra conversazione, che non é (non dovrebbe essere) lo stesso di quello che abbiamo quando dialoghiamo con amici. Occorre uscire dalla dimensione privata per partecipare alla vita della città, argomentare con ragioni sulle quali tutti possono intervenire. La partecipazione mediatica ci induce a essere sempre privati. Ci stimola a mettere in campo i nostri gusti invece che le nostre ragioni di cittadini. Ci porta a non mediare tra i nostri pensieri e le nostre reazioni verbali. Ma l'immediatezza è di ostacolo, non d'aiuto alla riflessione - non è forse questa la ragione per la quale le campagne elettorali si fermano 24'ore prima del voto? Però Internet cattura la nostra mente istantaneamente e ci fa vivere o agire nell'immediato, annulla il tempo non soltanto tra noi e il mondo ma anche tra noi e la nostra mente. Cancella lo spazio della parteciapzione fisica, elimina i corpi, le presenze dirette e tangibili degli interlocutori. Svuota le piazze concrete delle nostre città e affolla quelle immateriali della nostra immaginazione. Davanti a questo schermo "mi sento" in contatto con il mondo, ma "sono" in pigiama a casa mia, sola a martellare sulla tastiera.

(Nadia Urbinati, su D di Repubblica, 27 giugno 2009)

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4 commenti:

manu ha detto...

Quant'è veroo!!!

Anonimo ha detto...

pezzo bello e fondamentale.
p.

gaia ha detto...

d'accordo!

Anonimo ha detto...

Nadia Urbinati scrive anche su lavoce.info
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001190.html

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